La Russia, la Cina, il virus e l’Occidente

Il 28 dicembre del 1908 Messina fu distrutta da un terremoto devastante.

La popolazione non aveva soccorsi. Corse la Regina Elena. In rada era giunta la flotta imperiale russa. Elena di Montenegro, ortodossa, era cresciuta alla corte di San Pietroburgo, il russo era quasi la sua lingua madre. Si fece portare a bordo dell’ammiraglia, ufficiali sottufficiali e marinai si stiparono sopra coperta. La Regina parlò loro e cantò la preghiera alla Madre-di-Dio, tutti si inginocchiarono, fecero il segno della croce, una profonda prostrazione e scesero a terra per soccorrere la popolazione.

I soccorsi russi giunti in questi giorni, partiti con la benedizione del Patriarca Kirill, mi ricordano quelli di allora. Contro quella Russia la Germania guglielmina fomentò la Rivoluzione bolscevica; poi il lungo martirio sovietico, ma il cuore di Tolstoj e lo spirito di Dostoevskij hanno resistito nei gulag e hanno vinto.

L’Occidente, invece, in questa fase, si presenta col volto arido di Christine Lagarde. L’Alleanza Atlantica si mantiene in seno la serpe islamista della Turchia di Recep Tayyip Erdoğan. La Cina comunista in cambio di aiuti inconsistenti si è fatta passare dati per una compagnia informatica legata al suo spionaggio. Questi sono i dati, bisogna che i liberali ne prendano atto, poi il discorso è aperto.