Questione vitalizi ed effetto boomerang

Una tempesta estiva (in un bicchier d’acqua), può essere ben definita quella riguardante i vitalizi per gli ex parlamentari. Circa un migliaio fra deputati e senatori. Ciò che qui interessa, al di là del dualismo favorevoli versus contrari e oltre il tifo da stadio che ne ha caratterizzato la praticamente unanime avversità, è il più che probabile risultato “politico”, fermo restando che il Movimento 5 Stelle, il più strenuo abolitore dei vitalizi stessi, continuerà la battaglia contro la casta di ieri, di oggi e di sempre. In realtà, la battaglia in corso, ormai da anni, si rivolge, in prima battuta, contro gli ex, contro i peones della Prima Repubblica, ma a ben vedere non può non avere effetti su chi sta oggi in Parlamento. Nel senso che il principio è di certo una condanna per il prima, ma inevitabilmente si riflette sul tempo attuale nella misura con la quale il germe dell’antipolitica, seminato a piene mani da diversi anni, ha attecchito ed è cresciuto inferendo ferite di discredito proprio a quella casta della quale tutti, ma proprio tutti i partiti fanno parte.

E non poteva essere diversamente, non tanto o non soltanto nel quadro delle attuali difficoltà economiche del Paese, ma per il significato onnicomprensivo di questa tempesta, la cui pioggia cade inesorabilmente, aumentando il sempre più evidente disamore degli italiani per la politica politicante e senza distinzioni. Perché nell’affondare i fendenti sul corpus dei “vecchi” (anche di età) rappresentanti, il giudizio popolare non può non rivolgersi ai molti, troppi, che al giorno d’oggi e nelle sedi rappresentative, Camera, Senato e Governo, rivelano incapacità, impreparazione, velleità a proposito di leggi, leggine e provvedimenti spesso confusi e di difficile comprensione, a cominciare proprio da chi li ha presi. Vengono così al pettine i veri nodi, nell’illusione che basti la demagogia populista nello spacciarsi come il nuovo che avanza per dimostrarsi all’altezza di compiti e di funzioni che quei peones preparati e non presi dalla strada o da qualche compiacente talk, furono in grado, con umiltà, di svolgere, garantendo circa un cinquantennio di pace sociale, di sviluppo e di rispetto internazionale per il Paese.

E non pare proprio che i più furenti nemici del “vecchio” siano all’altezza della situazione, sol che si pensi alle indecisioni e incertezze della ministra dell’Istruzione, non meno che i giri di valzer del ministro degli Esteri anche nelle sue visite cosiddette bipartisan in una Libia dalla quale siamo scomparsi. E non parliamo, per carità di patria, di tutti gli altri, da Giuseppe Conte in giù. E a proposito di Luigi Di Maio, che si dimentica del suo attuale stipendio e che si mostra addolorato più per la vicenda dei vitalizi che per lo stato di disgregazione del suo movimento, dovrebbe riflettere sul sondaggio domenicale (il Giorno) nel quale vengono condannati gli stipendi dei parlamentari di oggi fra cui proprio Di Maio, con i 12.290 euro percepiti, rispetto ai 3mila che dovrebbe percepire e la stessa decurtazione per i parlamentari europei da 14mila a 4mila, e per i consiglieri regionali da 7.800 a 2mila e così via. Chiamiamolo effetto boomerang. Si tratta di un sondaggio, che qualcuno definisce vox populi, ma è certamente indicativo. E istruttivo.