Sta finendo la luna di miele

Sono passati pochi giorni e già cominciamo a ragionare con maggiore serietà e concretezza su quel quadro di disponibilità finanziarie che ci è stato esposto dalla intera squadra dei Presidenti dei Paesi della Unione Europea. Come giustamente ha ricordato il professor Giuseppe Pennisi, forse sarebbe opportuno uscire per un attimo da questo approccio che è più simile al vecchio gioco del “Monopoli” e passare ad una possibile proposta articolata per fasi, per reali coperture, per reali disponibilità.

Ebbene, è stato utile quanto detto ultimamente da Alessandro Galimberti su Il Sole 24 Ore; Galimberti ha posto un interrogativo che, devo essere sincero, fa paura perché chiede: “Fatto il Recovery Fund resta da capire quali nuove risorse fiscali – comunitarie e/o nazionali – finanzieranno il peso delle misure di sostegno per uscire dall’effetto pandemia. Se nelle dichiarazioni ufficiali/ufficiose di Bruxelles è tutto chiaro, l’innesco delle nuove misure appare però ad oggi tutt’altro che in discesa” e ancora “I pilastri della nuova fiscalità in tempo di Covid sono (sarebbero) la digital service tax, la carbon tax, la plastic tax e, pare di intuire, anche una nuova perimetrazione delle imposte dirette sulle società”.

Galimberti entra nel merito di queste quattro obbligate operazioni fiscali e ricorda quanto i singoli Stati della Unione Europea si siano rivelati o refrattari o contrari a simili operazioni e quanto sia impopolare riparlare di simili iniziative. Ma, dopo la fase dei grandi entusiasmi, dopo la fase delle “standing ovation”, siamo tornati a “ragionare” e ci siamo accorti che le risorse finanziarie non si stampano e che il volume di risorse che la Unione Europea assegna provengono sempre da un accumulo di disponibilità finanziarie generato da un ben preciso processo fiscale; un processo fiscale che coinvolge tutti i Paesi della Unione Europea e non c’è “maggioranza” o “unanimità” che possa evitare una simile obbligata condizione.

Poi un altro segnale di trasparenza e di concretezza l’ha fornito il Commissario Paolo Gentiloni precisando che: “I fondi arriveranno nella seconda metà del 2021”e non come ribadito anche dal Presidente del Consiglio Conte entro il 2020 e la possibilità di utilizzare subito il 10% del Recovery Fund o di coprire subito interventi già realizzati, sono tutte notizie che penso, dopo quanto precisato dallo stesso Commissario Gentiloni, siano da considerarsi solo legate all’entusiasmo esploso a valle di una difficile trattativa.

Allora cerchiamo di rientrare subito all’interno di un contesto reale e prepariamoci a scrivere non solo le riforme che la Unione Europea ci ha già chiesto ma impegniamoci anche a dichiarare con quale tempistica e con quale coerenza procedurale intendiamo onorare quegli impegni fiscali che diventano la condizione essenziale per dare copertura all’intero Recovery Fund.

Diventa, quindi, urgente ed indispensabile concludere presto questa illusoria e pericolosa luna di miele perché i giorni ed i mesi che ci aspettano impongono un approccio diverso da quello tenuto, in questi ultimi anni, da schieramenti politici che, purtroppo, in diverse occasioni, si sono rivelati non alla altezza del loro ruolo.

Bisognerà avere il coraggio di informare il Parlamento della vera situazione finanziaria e, a tale proposito, forse non sono sufficienti gli indicatori relativi al Prodotto Interno Lordo (- 12% o addirittura – 13%), al rapporto debito / Pil (160%), al debito pubblico (forse 2.500 miliardi) perché la gente li apprende e li vive come normali dati statistici. Forse occorre far capire la reale esigenza di cassa; una esigenza che per motivi politici viene mimetizzata o nascosta. Una esigenza, ripeto, che appare evidente leggendo il fuoco di sbarramento alzato dal Movimento 5 Stelle contro la ipotesi di ricorrere al Fondo Salva Stati per evitare tensioni sui conti nei prossimi mesi. Di questo tra l’altro si è discusso il 23 luglio scorso nella riunione del Premier Conte con il Ministro dell’Economia e delle Finanze Gualtieri e i capi delegazione, in cui si è deciso di alzare fino a 25 miliardi il livello di deficit aggiuntivo.

Fonti del Ministero dell’Economia e delle Finanze hanno precisato che il Ministro Gualtieri non ha pronunciato parole attribuitegli da titolo apparso sui giornali il giorno prima e che per il bilancio dello Stato non esiste alcun problema di cassa. Strano però che nello stesso giorno il Commissario Paolo Gentiloni abbia ancora una volta ribadito che “l’Italia può trarre benefici dal Mes che è già disponibile ed è vantaggioso per un Paese con i tassi di interesse come quelli italiani”. Penso, però, che per il mese di luglio, di agosto e di settembre non ci sia un problema di “cassa” mentre nel prossimo autunno sarà davvero un problema finanziare integralmente il disavanzo dello Stato con nuove emissioni di titoli senza ricorrere all’aiuto degli strumenti europei, cioè al Fondo Salva Stati. Cioè farebbe bene il Presidente Conte ed il Ministro Gualtieri a non cadere in questa banale e ridicola lotta tra chi vuole e chi non vuole l’accesso al Mes perché non possiamo permetterci il rischio di un default del Paese a causa di uno scontro indifendibile ed inconcepibile tra schieramenti politici che pur stando insieme al Governo e pur conoscendo direttamente i dati della Ragioneria Generale dello Stato ritengano tranquillo l’assetto finanziario del Paese. Temo che in autunno questo Governo che dichiara di non avere problemi di cassa dovrà decidere se confermare i famosi “80 euro”, il “reddito di cittadinanza”, il “quota 100”, un “contributo una tantum da prelevare dal Fondo pensioni”, ecc. Sembrano ipotesi impossibili, secondo il Governo trattasi di puro terrorismo mediatico, lo spero ma forse difficilmente sarò smentito.

(*) Tratto dalle Stanze di Ercole