Un Movimento in sala di rianimazione

Prosegue inarrestabile la marcia verso la definitiva estinzione del Movimento 5 Stelle, così come gli impietosi numeri delle elezioni amministrative appena conclusesi dimostrano ampiamente.

Nulla, a mio avviso, potrà invertire una tendenza in atto da quando questi onestissimi dilettanti allo sbaraglio hanno messo piede nella mitica stanza dei bottoni. Avendo promesso l’inverosimile ad una platea elettorale sempre più disorientata, era inevitabile che alla prova dei fatti la disillusione facesse cadere dal pero milioni e milioni di cittadini affascinati dalle sconclusionate semplificazioni espresse da Beppe Grillo e dai suoi seguaci.

In sostanza, per sintetizzare il ragionamento che ha condotto molti italiani a scegliere in massa la delirante idea di cambiamento sostenuta dai pentastellati, in tanti hanno immaginato che per imprimere una svolta al Paese fosse sufficiente la loro sbandierata onestà, unita ad una evidente inesperienza, quest’ultima considerata come una grande virtù.

In definitiva, così come accaduto ad esempio a quel magnifico rottamatore rottamato di Matteo Renzi, ancora una volta in queste lande desolate è prevalsa l’opzione politica del “nuovo”, salvo poi rendersi conto abbastanza in fretta che le differenze col “vecchio” non erano molte se non in senso peggiorativo.

D’altro canto, nell’ambito di una collettività invecchiata e, anche per questo, sempre più orientata verso il protezionismo sociale, i grillini hanno avuto buon gioco a surclassare la più prudente demagogia dei partiti tradizionali, facendo credere ai gonzi e agli sprovveduti che una volta raggiunto il potere sarebbe avvenuta una tale trasformazione per cui la ricchezza sarebbe letteralmente piovuta dal cielo. Ma dal momento che il Paese della cuccagna annunciato da Luigi Di Maio, campione nel lancio della balle spaziali, gli italiani non lo hanno visto neppure col binocolo, il M5S ne ha inevitabilmente pagato lo scotto elettorale. Tant’è che in Campania, dove nel 2018 i grillini avevano ottenuto un consenso di stampo bulgaro, in soli due anni hanno perso circa i 4/5 dei voti.

E non poteva essere diversamente visto che, avendo promesso di aprire il Parlamento come una scatola di tonno, una volta eletti questi paladini del bene comune si sono letteralmente incollati alle poltrone, dimostrando un imbarazzante “nuovismo” vecchia maniera che non poteva passare inosservato ai più.

Attualmente il loro orizzonte politico risulta alquanto ristretto. Al netto delle inguardabili beghe interne che oramai sembrano interessare unicamente alla residuale stampa amica, ben rappresentata da Marco Travaglio e Gaetano Pedullà, il massimo obiettivo dei grillini è costituito da una legge elettorale di tipo proporzionale con un minimo sbarramento, così da consentire ad una sparuta pattuglia di onesti a 5 Stelle di tornare in Parlamento.

Tuttavia, non avendo praticamente più nulla da dire, sarà comunque una impresa molto ardua convincere ancora qualcuno a firmare una cambiale politica in bianco.