Senza ossigeno

La mancanza di ossigeno nelle farmacie di Abruzzo, Basilicata, Campania, Liguria, Valle d’Aosta, Piemonte e Sicilia è un fatto sconcertante. Decine e decine di auto davanti ai pronto soccorso di mezza Italia, con pazienti affamati d’aria in disperata attesa di ricevere, almeno lì, una bombola salvavita, sono l’emblema della disfatta. Va detto senza nessuna indulgenza.

In mancanza di ossigeno si muore, non è necessario essere Christiaan Barnard per saperlo. E neppure bisogna essere Sergio Marchionne per sapere che un virus che aggredisce le vie respiratorie porta con sé la crescita delle richieste di ossigeno e che, di conseguenza, è necessario organizzare il sistema affinché alla bisogna non manchi, proprio, quel presidio medico.

D’altra parte, era noto, anzi arcinoto che la seconda ondata virale sarebbe arrivata puntuale come un orologio svizzero all’inizio dell’autunno; era noto, anzi arcinoto che la supplementazione d’ossigeno sarebbe stata il primo e forse principale strumento per fronteggiare la virulenza della malattia, ed era noto, anzi arcinoto che le cure domiciliari sarebbero diventate il principale tassello organizzativo territoriale per consentire alla sanità di reggere l’impatto. Era noto, anzi arcinoto che occorreva dotare tutti i presidi territoriali, ad iniziare da quelli di prossimità, come le farmacie, degli strumenti essenziali per fronteggiare l’ondata e soddisfare immediatamente le richieste degli ammalati.

Ora, come può essere accettato che a fronte di una spesa sanitaria pubblica di 120 miliardi l’anno e una spesa sostenuta direttamente dai cittadini di oltre 40 miliardi, si esponga la popolazione al rischio di morte per la mancanza di un una cura tanto essenziale quanto semplice, come l’ossigeno medicale? Che l’Italia, uno dei paesi più evoluti del mondo, costringa migliaia di ammalati a boccheggiare?

E poi, a petto dell’insipienza e dell’imperizia più evidente nell’organizzazione dell’emergenza, come si può accettare che la classe politica di governo rimanga seduta sulle poltrone di palazzo Chigi o sui sofà degli altri palazzi romani? Per quanto, ancora?

Certo, non si escludono responsabilità concorrenti delle Regioni, ma è il Governo nazionale che per primo ha il compito, anche per Costituzione, di tutelare la salute, specie in pandemia conclamata, e dunque di organizzare piani nazionali di contenimento e prevenzione della malattia. La responsabilità politica è anzitutto governativa, sebbene il guazzabuglio del Titolo V della Costituzione agevoli il gioco dello scarica barile.

Nel silenzio di risposte concrete, però e per fortuna, un punto fermo appare all’orizzonte: il mercato nero, dove una bombola è ormai venduta a peso d’oro (sic!). Se non fosse una tragedia, sembrerebbe di assistere ad una commedia teatrale, per di più comica.

(*) agiovannini.it