In ricordo di Arturo Diaconale, nel giorno più triste della mia vita

Per me la scomparsa del direttore Arturo Diaconale è un trauma autentico: Arturo impersonava ed era un tutt’uno con la Sua creatura editoriale. Ora, che cosa accadrà? Perché, certo, la Sua grande Anima tra di noi non c’è più. Consideravo Arturo come un vero fratello: lui mi aveva aperto le braccia quando ero solo un perfetto sconosciuto. Che immenso senso di solitudine mi viene di provare: un mostro che ti entra dalla testa e non intende uscire da nessuna parte. Se sei viandante e ti viene a mancare l’appoggio della terra che ti sostiene, fin dove arriverai nella tua caduta?

Se si parla di vuoto esistenziale, ebbene questa è la sua forma interiore, la peggiore in assoluto. Arturo: un riferimento per me basico che scompare per sempre. La Sua scomparsa è come una risultante di causa-effetto che non puoi rendere reversibile. Nel ricordo rimane quella età matura ma ancora giovane dei miei 52 anni, quando lo conobbi 21 anni fa. Nel presente, vedo venire meno per sempre quel piatto indispensabile della bilancia, che sapeva pesare quanto ciascuno di noi valesse professionalmente. Nel mio caso, Lui fu il solo che avesse veramente capito il mio modo di essere, al quale ha sempre garantito la cosa più importante che esista: il Suo sostegno umano e intellettuale. Mi manca l’idea di futuro nella sua assenza. Perché ciò che ti dà “forma interiore” esiste e pesa come una montagna. Rimangono a vita, è vero, legami occulti con le morti premature che non si possono spiegare, perché grande è il mistero tutto intorno a noi!

Ma, per molto tempo ancora, continuerà a mordermi le caviglie questo cane rabbioso delle cose che passano, che non possono tornare, e non si sa come girerà la ruota del futuro. Perché la nostra identità la si misura in relazione agli altri: sono loro che ti dicono come ti stai rappresentando nel mondo. Ecco perché, insostituibile Amico mio, mi mancherai per sempre.

Tuo Maurizio Guaitoli Bonanni.