Il mio amarcord di Arturo

Ognuno ha i suoi ricordi. Di Arturo Diaconale il mio ricordo abbraccia un lungo periodo: oltre venti gli anni che hanno cementato un’amicizia tanto più forte quanto più intensi erano i cambiamenti politici del Paese. Ecco, Arturo aveva osservato questi cambiamenti con la voglia di capirli fino in fondo e con la capacità di interpretarne le tendenze, evitando sia le partigianerie che le lodi ai vincitori, facendo affidamento sulle sue profonde adesioni al liberalismo.

Era un liberale doc, un giornalista coi fiocchi, un rinnovatore che univa all’entusiasmo che riversava sui giovani redattori dell’Opinione la costanza nel mantenere una rotta. Un giornalista dalla esperienza più feconda e, al tempo stesso, un protagonista, a suo modo, della battaglia delle idee, uno scrittore che riconosceva nella politica il luogo del dibattito, della dialettica, della costruzione di una alternativa possibile. Tutto questo senza quell’alzare la voce o puntare il dito accusatore verso chiunque.

Fermo nei suoi principi liberali indicò, in un contesto ferito dall’antipolitica, un’alternativa alle risse e alle urla seguendo la strada del dialogo, in una dimensione in cui la cultura e il rispetto dell’avversario coniugavano l’obbligo di una restaurazione autentica del valore e del ruolo insostituibile della Polis e della convivenza civile. Dimensione, questa, che ha ispirato il suo, nostro giornale e che nelle sue alterne vicende non ha mai smesso – e mai smetterà – di tenere vive le valorose indicazioni di Arturo.

Il mio vuole essere un affettuoso amarcord unito al dolore della sua famiglia, di Barbara, dei figli e dei tanti amici che sanno e sapranno conservare la memoria sempre viva di un caro amico. Arturo, ci mancherai.