Nota a margine: politicamente corretto e scorretto

Molto spesso i sacrosanti attacchi al “politicamente corretto” mi sembrano “politicamente corretti” per simmetria. Voglio dire che c’è un politicamente corretto di sinistra che ha generato un politicamente corretto di destra. Però così non si va da nessuna parte. Comunque, in direzione sbagliata. Contrapporre idiozia ad idiozia, cretino a cretino mi sembra il massimo del politicamente corretto, se stiamo al senso vero dell’espressione inventata da presuntuosi a caccia di false novità sospinti da falsa morale.

Nel politicamente corretto c’è del buono e del cattivo. Perciò, per smascherarlo, non basta semplicemente contrapporvi il contrario. Il politicamente corretto è basato sulla malsana idea di progresso in base alla quale il passato è sbagliato e il nuovo, quel che appare tale, è degno della massima considerazione se non proprio giusto di per sé. Una radicata superbia alimenta i politicamente corretti, nella convinzione che il vento della storia soffi in loro favore. Il fatto è che costoro praticano il “post hoc ergo propter hoc” con allegra incoscienza. Se lo schiavismo dei neri negli Stati Uniti è stato determinato da Cristoforo Colombo che scoprì l’America, non ne ebbero minore colpa i genitori che concepirono e misero al mondo il grande navigatore. Cristoforo Colombo schiavista è il politicamente corretto di sinistra.

Il politicamente corretto di destra consiste nel considerare progressista la falsità che viene da sinistra, mentre costituisce una contraffazione delle conoscenze e delle evidenze. La verità è che il falso è politicamente scorretto di suo. Non esiste reale progresso nella manipolazione dei concetti e della realtà. Per denunciare le opinioni politicamente corrette è indispensabile smascherare la versione dei fatti, utilizzando la logica e la storia come rasoi affilati, secondo il suggerimento del vecchio Ockham.