Nota a margine: la crisi di governo è cosa buona

Tanto tuonò che piovve. Matteo Renzi ha dato la spallata al governo di Giuseppe Conte. L’avvocato del popolo adesso può soltanto patrocinare se stesso. Deve decidere se dimettersi oppure chiedere la fiducia del Parlamento senza Italia Viva. Certo deve ritornare al Quirinale e dire al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella cosa intende fare. Nonostante il piglio da contradaiolo che non lo abbandona mai perché è parte integrante della sua natura umana e politica, la requisitoria di Renzi è stata devastante. Le accuse politiche sono state motivate, argomentate, precise. L’avvocato del popolo è stato messo sul banco degl’imputati.

La prima considerazione da fare concerne esattamente il contenuto delle contestazioni mosse da Renzi al governo di cui faceva parte fino a ieri. Le dimissioni delle sue due ministre e del sottosegretario sono state presentate nel migliore dei modi. Non sono state un’alzata d’ingegno o un colpo di testa, ma lo sbocco dell’insoddisfazione accumulata da alcuni mesi. Sta di fatto che Renzi ha parlato, di fatto, da capo dell’opposizione, mentre l’opposizione parlamentare ufficiale non ha saputo, almeno finora, formulare con eguale efficacia gli ottimi argomenti sciorinati da Renzi contro il suo stesso governo. Il che pone degl’interrogativi al centrodestra. Ma questa è un’altra storia.

 La seconda considerazione riguarda la chiarezza politica determinatasi per l’iniziativa di Renzi. Un governo che non piace a uno dei partiti che lo sostengono ha meno aggio di esibire la stucchevole superiorità vantata, che contraddice la realtà visibile da tutti. La drammatica situazione italiana, pur determinata dalla pandemia, non scagiona il governo né deve rafforzarlo. È un gran bene che la crisi faccia luce sulle capacità del governo intero e dei singoli ministeri, portando ai miglioramenti indispensabili nel loro funzionamento. È indispensabile, e la crisi anche a questo deve servire, è indispensabile che la politica si fermi un momento a riflettere, a fare il punto della situazione. Nelle tragedie perfino l’ottimo è migliorabile, posto che sia stato raggiunto. La trasparenza finora è stata sacrificata da un governo che più parlava più nascondeva, più spargeva ottimismo più ingannava.

La speranza degli’Italiani è riposta adesso nell’uscita dalla crisi governativa. La benefica caduta del governo Conte non deve risolversi nel pateracchio di un rimpasto acido e indigesto come un cibo avariato. La paura è che tutta questa bella e buona crisi, come dicevano i Romani, “desinit in piscem”.