Gli scienziati del terrore confuso

Le cose sono due: o Roberto Burioni ha un gemello con lo stesso nome e con lo stesso profilo Twitter, oppure egli rappresenta l’ennesimo esempio della comunicazione impazzita che sta caratterizzando da un anno tanti scienziati della medicina. Un paio di settimane orsono il nostro eroe, ospite fisso e ben pagato di un popolare programma in onda su Rai 3, condotto da Fabio Fazio, sentenzia lapidario sul citato social: “La variante inglese, molto più contagiosa, richiede precauzioni ancora più rigorose”. Naturalmente, così come sta drammaticamente accadendo da troppo tempo, una così imperativa richiesta non poteva restare inascoltata. Tant’è che quasi immediatamente in Umbria, regione in cui vivo da 25 anni, è stata adottata quasi ovunque la famigerata zona rossa, prendendo a pretesto alcuni modesti focolai della medesima variante del Sars-Cov-2.

Poi, ad accrescere il confuso terrore che sta attanagliando gran parte di una popolazione poco incline ad informarsi in modo approfondito, venerdì scorso lo stesso Burioni – o il suo eventuale gemello omonimo – sull’argomento pubblica il seguente messaggio: “La nuova moda è terrorizzare con la variante. Vorrei farvi notare che varianti virali emergono continuamente e, fino a prova contraria, non rappresentano un pericolo. In particolare, non c’è nessun elemento che ci faccia pensare che quelle già individuate sfuggano ai vaccini più potenti. Non è detto che una variante resistente al vaccino possa comparire, pensate solo al morbillo che replica il suo genoma introducendo più mutazioni del Coronavirus e contro il quale il vaccino (anni Sessanta) è ancora efficace come il primo giorno”.

Ora in realtà, essendo Burioni l’uomo dei vaccini per antonomasia, il che non è necessariamente un male, si deve essere accorto con un certo ritardo che l’eccessiva demonizzazione delle varianti avrebbe potuto intaccare la generale fiducia nei riguardi di quelli assai sperimentali, che sono stati realizzati in fretta e furia per il Covid-19, ledendo magari alcuni interessi che, come sempre accade, si celano dietro operazioni di così globale portata. Il problema però, caro Burioni, è che non possiamo giocare a rimpiattino con la paura degli italiani, modulando la comunicazione a seconda delle esigenze del momento. Esigenze che, a quanto pare, con la guerra ad un virus a bassa letalità e che risulta in ritirata ovunque, non sembrano molto coerenti.