I “Cinque virus”: Conte fonda il partito della pandemia

Dai Cinque Stelle ai “Cinque virus”. L’ex premier Giuseppe Conte – con dichiarazioni alquanto inconsuete durante una presunta “lectio magistralis” tenuta all’Università di Firenze in cui praticamente ha tessuto le proprie stesse lodi – di fatto ha lanciato un nuovo partito: quello della pandemia. Vista come entità salvifica mandata in terra forse da Dio – forse dai cinesi – a salvarci dall’abisso di egoismo e di idolatria del denaro in cui eravamo caduti. Lo ha detto veramente con una locuzione che suonava, pressappoco, così: “Stavamo vivendo in un mondo dove l’economia prevaleva e comandava sulla politica… poi ci ha pensato la pandemia a riportarci a valori di solidarietà umana”. Uno gli avrebbe potuto dire: “Grazie, tanto preferivo l’egoismo e i soldi… al Covid-19”.

Ma tant’è. Le frontiere ideologiche del comunismo e del pauperismo sono sempre mobili e mutevoli. D’altronde, lo avevano detto fin dal primo giorno che questo virus era da considerare “un’opportunità di crescita”. A tale proposito, ricordo con piacere quando con sghignazzante sarcasmo un ambasciatore israeliano – credo all’Onu – presa la parola circa dieci mesi fa in un convegno che si svolgeva via Zoom, affermò che “per prima cosa vi voglio garantire che questo Covid non può essere definito un’opportunità, a meno che non consideriate tale anche finire sotto un tram”. Ma fu una vox clamantis in deserto.

La sinistra mondiale già stava cogitando come sfruttare questa disgrazia politicamente, con lo stesso cinismo di chi fa finta di soccorrere la vittima di un incidente stradale ma, in realtà, con l’intento di sfilargli il portafoglio. Ecco quindi il futuro “partito della pandemia”, idealmente con il simbolo dei Cinque virus. Sarà un’operazione politica che procederà su questa falsariga: sfilare il portafoglio a un elettorato ancora in coma, non solo per motivi epidemiologici ma anche – e molto di più – per evidenti ragioni economiche.

L’unica speranza è che nel frattempo il corpaccione elettorale italiano – e anche europeo – si sia svegliato. Anzi “scetato” per dirla alla napoletana. Perché, in fondo, “accà nisciuno è fesso”. Conte e i suoi accoliti se ne accorgeranno presto.