Non confondiamo il rischio con il pericolo

Dato che soprattutto in Italia, per contrastare un virus a bassa letalità, stiamo adottando il concetto di massima precauzione oltre ogni misura, credo sia utile analizzare in una pillola i due elementi, strettamente correlati, che in un mondo normale servono a calibrare le misure da adottare sul piano della sicurezza: il pericolo e il rischio. Due elementi che, soprattutto in questa eterna emergenza sanitaria, continuano ad essere colpevolmente confusi proprio da coloro, governanti e scienziati, che avrebbero invece il dovere di fare chiarezza.

In estrema sintesi, così come nitidamente specificato nel decreto legislativo 81 del 2008, per pericolo si intende “la proprietà o la qualità intrinseca di un determinato fattore avente il potenziale di causare danni. Mentre il rischio non è altro che “la probabilità di raggiungimento del livello potenziale di danno nelle condizioni di impiego o di esposizione ad un determinato fattore o agente oppure alla loro combinazione. In parole povere, ciò significa che in ogni campo in cui si interviene per tutelare la sicurezza delle persone, le misure adottate debbono sempre tener conto del rapporto tra pericolo potenziale e rischio reale. Quindi, mentre il pericolo rappresenta un fattore potenziale che non cambia, il rischio dipende da molte variabili. Variabili che nel caso del Covid-19 sono costituite dall’età, dalla presenza o meno di gravi patologie e, in merito ai citati provvedimenti restrittivi, dalla effettiva probabilità di contrarre il virus in determinate condizioni, ad esempio mentre si sta da soli all’aperto o addirittura in auto.

In questi ultimi casi mi verrebbe da dire che le probabilità di infettarsi sono senz’altro minori rispetto a quelle di morire a causa di un meteorite proveniente dallo spazio. Cosa effettivamente accaduta ad un autista di pullman, ucciso nel febbraio del 2016 a Vellore (India) proprio da un meteorite. Secondo gli studiosi che hanno esaminato il caso, il primo documentato con esito mortale, la probabilità che ciò accadesse era infinitesimale. Tant’è che né in India e né altrove è stato imposto l’uso obbligatorio del casco quando si esce di casa, visto che il pericolo potenziale esiste ma il rischio reale di esserne esposti è prossimo allo zero. Eppure non solo con l’obbligo delle mascherine all’aperto, ma anche con altri assurdi divieti, tra cui quello di non allontanarsi da casa per una passeggiata quando si sta nelle famigerate zone rosse, si raggiunge una idiozia paragonabile al citato casco anti-meteorite.

In definitiva, dopo oltre un anno di esperienza, con cui prendere le giuste misure per controllare un virus a bassa letalità – misure essenzialmente finalizzate a proteggere i fragili e a liberare i sani – soprattutto in Italia si continua con la stessa impostazione della prima ora, con la quale si tende a generalizzare il pericolo potenziale del Covid-19, il quale in realtà riguarda una frazione marginale della popolazione, estendendolo anche a chi corre pochi o quasi inesistenti rischi.

Se, al contrario, si tornasse a ragionare negli stessi termini previsti dal citato decreto legislativo, valutando gli effettivi rischi di prendersi un caffè al bar o mangiando al ristorante con qualche precauzione in più, forse potremmo ridare qualche speranza di sopravvivenza ad interi settori economici morenti, massacrati dall’insensata ricerca di quel chimerico rischio zero che neppure nei riguardi dei meteoriti potrà mai esistere.