Non si tratta di essere pro o contro il vaccino, il Green pass o chissà che altro. Si tratta di capire, piuttosto. Capire che cosa ci ha portati ad una frantumazione che prelude agli scontri; capire che cosa spinge i lavoratori a dividersi; capire che cosa induce ad ordinare l’uso degli idranti, che – quand’anche giustificato, cosa di cui non voglio parlare – è comunque un segnale sinistro. Capire, ascoltare, perché – paradosso? – l’una e l’altra parte brandiscono la Costituzione, ora come scudo, ma più spesso come una clava. Forse le piazze ci parlano, da entrambi i lati della barricata, e ci avvertono del declino irreversibile del modello di democrazia ottocentesco, superato dal decisionismo informatico e dalla rivoluzione a mezzo social. Se tendiamo l’orecchio, spento il clamore delle urla, non sentiamo voci ragionevoli. La logica di ruolo impone l’arrocco delle posizioni. Giocano tutti in difesa, come se fosse l’ultima trincea.

Ma non è una trincea, non ancora, almeno. Sono le prove generali di un mondo che cambia e che vorrebbe imporre nuovi modelli di pensiero, fondati sulla degradazione della tolleranza a condivisione dei pensieri convergenti, con emarginazione delle diversità; modelli fatti per estromettere, o per cancellare con la spugna dell’infamia. Ecco. La damnatio memoriae dei grandi del passato è il barometro delle condizioni attuali: tende al cattivo tempo; piove; sono riapparsi gli idranti.