Sì, è un po’ come “Figaro qua, Figaro là” questa nuova fase della “rinascitaberlusconiana dopo lunghi mesi di assenza da Forza Italia e dal Parlamento. Adesso tutti lo cercano e tutti, chi più e chi meno, lo vogliono dopo la batosta elettorale che, a suo modo, il Cavaliere aveva adombrato criticando, a cominciare dai vertici, Giorgia Meloni e Matteo Salvini ritenuti esplicitamente unfit a governare e, dunque, a vincere. Fu un colpo a sorpresa per il duo che correva su e giù per l’Italia con tanto di accompagnamento di tv e social, ma fecero finta di non sentirlo, entrambi concentrati nella competizione interna, un vero e proprio derby a chi prendeva un voto in più dell’altro che ha finito per danneggiare tutto il centrodestra, mentre Arcore guardava. E, a quanto pare, ha continuato a guardare già dalle compilazioni di liste e di capilista, che fin da subito sono apparsi saltati fuori dal cappello dei prestigiatori: sconosciuti, inadatti, debolissimi, inesperti.

Nel caso di Milano la scelta di Luca Bernardo fu considerata da molti un regalo a Giuseppe Sala e quella di Roma una sorta di terno al lotto ravvivata da pezzi radiofonici ricchi di spunti nostalgici. La critica berlusconiana non si fermava sui difetti di Salvini e Meloni ma anche, diremmo, soprattutto sui limiti della loro offerta politica che aveva progressivamente abbandonato la posizione di centro, esaltando la destra di cui, peraltro, erano e sono i rappresentanti incontestati ma, a ballottaggi compiuti, anche i responsabili diretti di quella che onestamente Giorgia Meloni ha chiamato sconfitta. Non debacle, certo, tant’è vero che nei sondaggi veri, non adesivi ai sondaggi di elezioni amministrative parziali e disomogenee, sia Meloni che Salvini sono in testa, prevedendo il successo del centrodestra alle elezioni del 2023.

A maggior ragione, il vertice richiesto da Berlusconi ha una sua precisa ragione ponendo, apertis verbis, il tema del federatore che qualcuno ha definito cripticamente il “Prodi berlusconiano” in una alleanza che resta in testa nei sondaggi ma che sconta un deficit d’immagine e politico cui porvi rimedio. Sta soprattutto nella volontà e nella capacità del centrodestra di favorire uno spazio di centro agevolando, come dice qualcuno senza peli sulla lingua (Ignazio La Russa), la nascita di una formazione in quell’area rimasta orfana della potenza di Forza Italia.

In questo contesto non facile e neppure scontato, non è dunque estraneo il tema della premiership in un centrodestra dove quella del Cavaliere dovrebbe sembrare la più scontata, benché la coppiasovranista” potrebbe avanzare analoghe aspettative non fosse altro per il nome stesso. Si vince solo al centro, come si diceva e le vicine scadenze, dal Quirinale alle elezioni politiche, suggeriscono strategie per un centro molto più ampio, ben al di là dei confini del centrodestra ma non estraneo alle speranze di Berlusconi, attento a certi exploit come quello di Clemente Mastella che ha scritto nella sua vittoria beneventana un punto importante e un tassello d’inizio di una partita che, un centro diventato grande, potrebbe vincere. E Berlusconi federare. Poi si vedrà.