Viviamo in un manicomio sanitario

Mi viene il sospetto che l’Italia non sia più un Paese per persone sane di mente, bensì esso sia divenuto il regno sempre più incontrastato della paranoia collettiva. Malgrado si stia eseguendo a tappe forzate la fatidica terza dose e nonostante la pubblicazione di importanti studi che dimostrerebbero assai meno grave la variante Omicron, assistiamo a un crescendo di misure restrittive veramente da manicomio. In particolare, mi ha colpito l’ultimo colpo di genio del Governo sulla quarantena di chi è venuto in contatto con il Sars-Cov-2. Ebbene, chiunque si trovi in questa “infelice” condizione, anche se sia asintomatico o addirittura non risulti nemmeno positivo al tampone, deve obbligatoriamente indossare la mascherina Ffp2 per almeno 10 giorni.

Ora, che si tratti dell’ennesima misura magica dagli intollerabili risvolti liberticidi si deduce da un ragionamento sulle stesse mascherine che alcuni giorni orsono ha esposto in tv il professor Francesco Broccolo, docente di Microbiologia chimica all’Università Milano-Bicocca. In estrema sintesi, lo studioso ha definito la mascherina chirurgica una mascherina altruista, dal momento che rispetto alla Ffp2 protegge più gli altri e meno chi la indossa. Tuttavia, ha poi aggiunto che entrambe svolgono la stessa funzione di bloccare il droplet, ossia il principale veicolo di contagio verso l’esterno. Ebbene, stando così le cose, perché costringere pure chi si sia fatto iniettare la terza dose di vaccino a indossare uno strumento di protezione particolarmente fastidioso e malsano, se portato per tante ore di fila?

Andando avanti di questo passo, malgrado il progressivo e costante attenuarsi di un virus ancora dipinto più letale della peste bubbonica, prima o poi ci costringeranno a circolare con lo scafandro da palombaro o giù di lì. Il tutto in nome di un principio di precauzione che ci sta letteralmente togliendo l’aria che respiriamo.

E, sempre sulle mascherine, sarebbe stato sufficiente assistere al Concerto di Capodanno che si è svolto al Teatro La Fenice di Venezia, trasmesso in diretta da Rai 1, per rendersi conto in che clima di follia siamo costretti a vivere. Basti dire che il direttore d’orchestra non indossava alcuno strumento di protezione, mentre gli orchestrali erano tutti con la mascherina di ordinanza, tranne ovviamente chi suonava i fiati, per ovvie ragioni che comprendono anche i geni che ci stanno imponendo tali misure. Infine, i cantanti entravano con le stesse mascherine, togliendosele per esibirsi per poi rimettersele dopo aver ricevuto i doverosi applausi. Che dire, oramai lo hanno capito pure i sassi: stiamo combattendo con un virus estremamente selettivo, il quale si è talmente adattato all’homo italicus da rispettarne persino i suoi demenziali protocolli.