Ancora una volta, addosso ai proprietari di casa col catasto

La Commissione Finanze della Camera ha votato l’altra notte la modifica del catasto da tempo preannunciata. È difficile (per non dire assurdo) pensare che tutto sia fatto “a fini conoscitivi”, come dice Mario Draghi. La storia insegna che nessun politico che abbia a disposizione la via per procurarsi più risorse da utilizzare, non abbia quella via percorso. Per cui è certo che le imposte sulla casa aumenteranno nel giro di poco tempo. L’intero centrodestra ha votato contro la revisione del catasto. In particolare, la Lega, Forza Italia, Coraggio Italia, Fratelli d’Italia e due deputati di Alternativa (Alessio Villarosa e Alvise Maniero), per complessivi ventidue voti. In favore della revisione hanno votato il Pd, Leu, Italia viva (Matteo Renzi) e i 5 stelle, cui si sono uniti Nadia Aprile del Gruppo misto, Nunzio Angiola di Azione (Carlo Calenda) e Alessandro Colucci di Noi con l’Italia (riferimento Maurizio Lupi, che il giorno prima aveva firmato un emendamento con il centrodestra per non passare alla revisione del catasto).

L’approvazione è avvenuta a marce forzate, come se in un periodo di guerra si potesse considerare urgente un provvedimento che porterà senz’altro all’aumento delle imposte, come detto, considerato che questo è anche ciò che vuole il pensiero unico internazionale e la finanza pure internazionale: dire agli italiani che è ora che smettano il loro innamoramento per la casa e, quindi, di investire nel mattone invece che nei titoli delle grosse banche che, da New York come dall’Europa e da altri Paesi, ci governano. Draghi si è comportato né più né meno come Mario Monti, anch’egli espressione della finanza internazionale. La storia della riforma del catasto non finisce mai, sempre si dice che verranno abbassate le punte all’insù e verranno alzate solo le punte all’ingiù, ma poi il risultato è sempre quello di un aumento fiscale (e, d’altro canto, non si capisce neppure perché si dovrebbe procedere ad un lavoro pluriennale per incassare meno).

La verità è che il catasto è oggi interpretato come macchina per fare soldi. Nell’epoca liberale, il catasto era invece usato come scopo incentivante della produzione, soprattutto agricola: chi produceva di più, pagava di meno perché voleva dire che aveva messo a coltivazione terreni prima inutilizzati. E produzione in più significa ricchezza in più per tutti. Oggi, come detto, si perseguono tutt’altri scopi e lo dimostra il solo fatto che il catasto liberale era un catasto reddituale (si pagava in base al reddito ricavato e prodotto) ed il Catasto che viene revisionato da Draghi è invece un catasto patrimoniale: si paga sul valore degli immobili. Valore che sarà accertato non con sopralluoghi ma con un algoritmo. L’approvazione è avvenuta con un solo voto di maggioranza e tanto dovrebbe indurre una classe dirigente responsabile a non portare avanti una riforma fondamentale come quella del catasto con una maggioranza risicata come quella di cui s’è detto. Ma Draghi andrà di certo avanti. Ed è facile prevedere che, in Aula, porrà la fiducia e metterà quindi in condizione i parlamentari (e soprattutto quelli che vogliono tirare in lungo la legislatura per non andare a casa) di dover votare a favore della revisione (in più) dei valori catastali. Il Parlamento è ormai una finzione.

(*) Presidente Centro studi Confedilizia