Gas rosso sangue

Repubblica Democratica Popolare di Algeria. Paese del Nordafrica, è indipendente dal 1962, data della fine della colonizzazione francese. In forza della Costituzione, varata nel 1976, l’Algeria è una Repubblica presidenziale musulmana, araba e berbera. Il potere esecutivo è ripartito tra il presidente della Repubblica e il primo ministro. Dal dicembre 2019 il Capo dello Stato è Abdelmadjid Tebboune. Il Governo in carica, la cui formazione risale al luglio dello scorso anno, è guidato dal premier Aymen Benabderrahmane. La democrazia algerina è piuttosto fragile. L’establishment è sotto l’influenza delle alte gerarchie militari. Negli ultimi anni il Paese è stato teatro di attività terroristiche, in particolare in Cabilia, regione del nord-est dell’Algeria. I diritti civili non sono particolarmente rispettati. Lo scorso dicembre, una coalizione di Organizzazioni non governative (Ong) ha denunciato “la repressione prolungata delle libertà fondamentali e del lavoro legittimo in materia di diritti umani in Algeria”. Secondo l’accusa lanciata dalle Ong, le autorità algerine hanno continuato ad arrestare e perseguire arbitrariamente difensori dei diritti umani, giornalisti e attivisti pacifici per il loro esercizio dei diritti alla libertà di espressione, alla libertà di credo e alla riunione pacifica e associazione. Riguardo alla condizione economica, l’Algeria poggia sugli introiti derivanti dalla vendita degli idrocarburi. La posta petrolifera produce il 30 per cento del Pil e assicura il 60 per cento delle entrate fiscali nonché il 93 per cento delle esportazioni.

Repubblica del Mozambico. Stato dell’Africa sud-orientale, è una ex-colonia portoghese, indipendente dal 1975. Dopo un lungo periodo di guerra civile (1975-1992), i negoziati di pace del 2016, conclusi nel 2019, hanno portato alle elezioni presidenziali e legislative del 15 ottobre 2019 che hanno visto la vittoria del partito ininterrottamente al potere dalla conquista dell’indipendenza: il Fronte di Liberazione del Mozambico (Frelimo), organizzazione politico-militare di stretta osservanza comunista con aspirazioni dittatoriali in stile cubano. Il presidente Filipe Jacinto Nyusi è stato rieletto con il 73 per cento dei suffragi. Risultato, tuttavia, contestato dall’opposizione storica della Resistenza Nazionale Mozambicana (Renamo), di orientamento conservatore. Gli analisti valutano la democrazia mozambicana fortemente vulnerata dal monopolio del Frelimo nella gestione delle articolazioni dello Stato. Nel Paese sussistono elementi di deficit democratico a causa della scarsa indipendenza dei sistemi giudiziario e mediatico. Sul fronte del rispetto dei diritti umani la situazione si è aggravata dal 2020 a causa del conflitto in corso nel nord del Paese. Le forze di sicurezza dello Stato risultano implicate in gravi violazioni dei diritti umani compiute nel corso di operazioni di antiterrorismo nella provincia settentrionale di Cabo Delgado. Le organizzazioni umanitarie accusano il Governo di Maputo di aver ordinato alle proprie truppe l’utilizzo dei gas e di aver autorizzato arresti arbitrari, rapimenti, torture di detenuti, intimidazioni ed esecuzioni sommarie nonché l’uso eccessivo della forza contro civili disarmati. I giornalisti continuano a essere intimiditi e detenuti arbitrariamente dalle forze di sicurezza statali. A settembre 2021, il Parlamento europeo ha invitato il Mozambico ad avviare un’indagine indipendente e imparziale sulla tortura e altre gravi violazioni presumibilmente commesse dalle sue forze di sicurezza a Cabo Delgado. Riguardo all’economia, come rileva un report di Info Mercati Esteri: “Il Mozambico dispone di ingenti riserve di gas naturale, carbone, titanio, granito, gesso, grafite e pietre preziose. In particolare, enormi giacimenti di gas naturale sono stati scoperti nel 2011 nel bacino del Rovuma da Eni e dalla statunitense Anadarko per un totale di risorse finora accertate di oltre 2.000 miliardi di metri cubi di gas”.

Repubblica di Angola. Stato dell’Africa sud-occidentale. Ex-colonia portoghese, l’Angola ha conquistato l’indipendenza nel 1975 divenendo dapprima Repubblica Popolare dell’Angola marxista-leninista con il sostegno dell’Unione sovietica e di Cuba. Dopo una lunga guerra civile, che ha visto Il Movimento Popolare di Liberazione dell’Angola-Partito del Lavoro (Mpla), forza politica al Governo, combattere contro il fronte anti-comunista sostenuto dagli Stati Uniti d’America e dal Sudafrica e raggruppato nell’Unione Nazionale per l’Indipendenza Totale dell’Angola (Unita), nel 1991 con gli accordi di pace di Estoril il Paese si è trasformato in una Repubblica costituzionale presidenziale unitaria. Presidente dell’Angola, succedendo al padre dell’indipendenza nazionale, António Agostinho Neto, è stato dal 1979 fino al 2017, anno del suo ritiro, José Eduardo dos Santos, espressione di vertice del Mpla. Negli anni della sua presidenza l’Angola ha lasciato il campo comunista per avvicinarsi all’area d’influenza Usa e ha ristabilito solidi legami con il Portogallo, ex-potenza colonizzatrice. Il 26 settembre 2017, a 63 anni, il generale della riserva João Manuel Gonçalves Lourenço è diventato il terzo presidente della Repubblica dell’Angola a seguito delle elezioni generali del 23 agosto 2017. Anch’egli è stato eletto nelle liste del Mpla. Nel Paese, ricco di diamanti e risorse petrolifere, il rispetto dei diritti umani non è argomento apprezzato. L’anno scorso Amnesty International e l’Ong angolana Omunga hanno denunciato l’uso eccessivo della forza nei confronti delle manifestazioni pacifiche e contro persone accusate di aver violato il lockdown durante il picco della pandemia da Covid-19. Particolarmente sentito il problema della costante violazione dei diritti dei minori.

Repubblica del Congo. Stato dell’Africa centrale, ex-colonia francese, è indipendente dal 15 agosto 1960. Repubblica presidenziale, è attualmente governata dal generale Denis Sassou Nguesso, politico di estrazione marxista-leninista, al potere dal 1979. Nel Paese è presente l’italiana Eni con attività di esplorazione e produzione che le ha reso, nel 2020, 18 milioni di barili di petrolio e 1,4 miliardi metri cubi di gas. Oltre che per le risorse del sottosuolo, il Congo si segnala per la pratica diffusa della violenza di genere. Secondo l’Unicef, il 54,2 per cento delle donne congolesi giustifica la violenza domestica e il fatto che un uomo possa picchiare la moglie in determinate situazioni. Studi condotti dal Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (Unfpa) mostrano come nella Repubblica del Congo il 66,1 per cento delle donne e delle ragazze tra i 15 e i 24 anni ritenga che le percosse alla moglie possano essere giustificate.

Perché questa sommaria schedatura? Semplicemente perché, giusto per limitarci al Continente africano, riteniamo importante saperne di più dei quattro Stati a cui il nostro Governo si è rivolto, col cappello in mano, per comprare più gas da sostituire a quello che tutt’oggi ci viene erogato dalla Russia. Beninteso: va tutto bene. Ci sta l’assoggettamento ai diktat di Washington e di Bruxelles sul comportamento da tenere nei confronti di Mosca. Ci sta che, da qualche settimana a questa parte, gli amici russi – quelli accolti fino a ieri a braccia aperte dal comparto turistico – siano improvvisamente diventati gli odiati russi da non voler più vedere neanche col binocolo. E che Vladimir Putin, finora corteggiato da tutte le cancellerie europee continentali, sia adesso il demonio da rispedire all’inferno dal quale sarebbe venuto. Va benissimo il moto d’indignazione per ciò che i russi stanno facendo in Ucraina e va bene dirci tutti ucraini. E va bene anche lo zelo col quale ci siamo affrettati a fare da apripista nell’applicazione della sanzione che vieta l’accesso ai porti dell’Unione europea alle navi mercantili russe, rimediando l’ennesima figura da pirla rispetto a quei Paesi partner che non si sono per niente scapicollati ad ascoltare Bruxelles. Una cosa, tuttavia, resta inaccettabile: la vomitevole ipocrisia di Stato. Non esiste un gas dei buoni e un gas dei cattivi. Esiste il gas che, quando viene estratto in Paesi dell’Asia e dell’Africa, è solitamente macchiato di sangue. L’unica differenza degna di nota è quella che distingue il gas più conveniente da quello più costoso. Ma questo non è un problema, giacché è noto che noi italiani talvolta amiamo essere un tantino “sboroni”: ci piace metterci in mostra comprando quel che costa di più. Siamo fatti così, che ci volete fare.