Morire di burocrazia

Houston abbiamo un problema con le scartoffie e, soprattutto, con chi le maneggia e la questione è talmente grave che perfino il Governo nel suo PnrrPiano nazionale di ripresa e resilienza – ha dovuto scriverlo a chiare lettere: l’italica burocrazia rappresenta, verrebbe da dire tranne che per se stessa, il più grande ostacolo per la crescita, non solo economica, del Paese. Proviamo a dare i numeri: secondo i dati della Banca mondiale siamo al numero 58 (dietro al Kosovo) per opportunità di fare impresa e scendiamo addirittura al posto 122 per efficienza della giustizia (per fortuna Gaza, che sta peggio di noi, ci salva dalla retrocessione). Inutile dire che in Europa ci classifichiamo ultimissimi.

Come accennato in premessa, il Governo nel presentare il Pnrr a Bruxelles ha promesso di mettere mano alla questione stimando il danno in una perdita secca del 3 per cento di Pil, in soldoni oltre 70 miliardi di euro all’anno. Tuttavia, al netto dei proclami, si muove ben poco. Del resto, si sa, gli italiani tengono famiglia e, soprattutto, i millantamila dipendenti della nostra Pubblica amministrazione saranno pure i terzultimi per efficienza tra i Paesi dell’Ocse ma votano e, ciò che più conta, costituiscono lo zoccolo duro elettorale di almeno un paio di forze di Governo.

Così, mentre i sindacati scendono in piazza per la stabilizzazione dei navigator di Luigi Di Maio (con buona pace dell’articolo 97 della Costituzione “più bella del mondo” il quale affermerebbe che nella Pubblica amministrazione si entra solo per concorso) la burocrazia made in Italy cancella con un colpo di spugna la possibilità che Anagni, in provincia di Frosinone, divenisse un centro di rilevanza mondiale per la produzione di biofarmaci. La multinazionale Catalent se ne va e sposta l’investimento da 100 milioni di euro nell’Oxfordshire, laddove non sapranno cucinare la carbonara, ma non occorre aspettare tre anni per ottenere il parere di una qualche soprintendenza.

Insomma, continuiamo, neppure troppo lentamente, a morire di burocrazia. Ma niente paura: appena Maurizio Landini avrà finito di occuparsi dei navigator verrà a spiegarci che è tutta colpa del padrone cattivo che delocalizza.

(*) Foto Google