È ufficiale. Al torneo di Wimbledon che inizierà il 27 giugno prossimo sono stati esclusi i tennisti russi e bielorussi. Tra gli esclusi figurano professionisti di grande rilievo internazionale come i russi: Daniil Medvedev (nella foto), numero due del ranking Atp, Andrej Rublëv (numero otto del mondo) e la bielorussa Aryna Sabalenka (numero quattro del tennis femminile). La motivazione: sono russi e bielorussi.

Che c’entrano gli atleti e lo sport con la guerra in Ucraina? Nell’antica Grecia le competizioni sportive erano considerate “la tregua sacra”. Lo spirito olimpico e lo sport dovrebbero essere un “ideale di concordia e pacificazione”. Escludere gli atleti è una aberrazione. Si può comprendere l’esclusione dal G8 della Federazione russa in conseguenza dell’occupazione della Crimea nel 2014 o il comportamento adottato da molti Paesi al G20 che si sono allontanati quando ha preso la parola da remoto il ministro delle finanze russo per marcare la distanza dell’Occidente verso la Federazione russa. Meno comprensibile è l’atteggiamento nei confronti di chiunque abbia un rapporto diretto o indiretto con Vladimir Putin o con la nomenklatura della Federazione russa. Si colpiscono indiscriminatamente gli “amici” oligarchi, i figli e i parenti di qualunque persona è riconducibile alla classe dirigente russa solo per il fatto che hanno avuto un rapporto con Putin.

Nel mondo democratico le responsabilità non erano personali? Le colpe dei padri possono ricadere sui figli? Questi comportamenti rientrano nei valori dei sinceri democratici del mondo occidentale? Sembra che le democrazie occidentali stiano attuando una sorta di vendetta trasversale. È sconcertante!