Usare le comparsate in tv – a pagamento o meno che siano – per creare un personaggio teatrale. Il cammino del professor Alessandro Orsini verso la notorietà assoluta ricalca, venti anni dopo, quello quasi inventato da Marco Travaglio che – non sembra per caso – di Orsini ne è anche sponsor, se non pigmalione. E anche la Sala Umberto è la stessa che ha consacrato a suo tempo il direttore del Fatto con lo spettacolo “È Stato la mafia”, quello che divulgò la teoria della trattativa “urbi et orbi” ben più delle inchieste a fortune alterne dei vari Antonio Ingroia e Nino Di Matteo. Il segreto è fare entrare un tarlo nell’inconscio collettivo. E poi trasformarlo in certezza assoluta. In verbo. E infine promuovere tutti i follower e i fan, specie quelli di bocca buona, a futuri opinionisti dei social. Ripetendo a pappagallo interi capitoli di libri “di inchiesta” o scene di questi spettacoli teatrali. In questo modo si può stare tranquilli che come oggi quasi tutti siano certi intimamente della mafiosità di Silvio Berlusconi e Giulio Andreotti, tanto da sostenere a spada tratta pur senza argomentazioni approfondite nei salotti casalinghi come in quelli televisivi queste accuse, un domani, dopo il catechismo teatrale del professor Orsini, quelle stesse persone saranno più o meno inconsciamente convinte che la guerra di invasione di Vladimir Putin contro l’Ucraina in realtà sia stata provocata dagli americani e dalla Nato, così come del fatto che in fondo ‘sto Volodymyr Zelensky un po’ andava sicuramente “denazificato”.

Nei discorsi da bar, che poi sono l’interfaccia di quelli nei talk-show, un po’ come negli anni ’60 la gente commentava gli episodi del Tenente Sheridan o quelli paurosi di Belfagor, questo immaginario fatto di disinformazione già la fa da padrone. La scorciatoia per la notorietà ormai passa dallo spararla grossa. Gli stessi No vax hanno usato questo metodo e sono stati incoraggiati dagli stessi che oggi osannano Orsini. Possibilmente facendo le vittime. Con la faccia di bronzo che richiede la situazione. Così il cartello che gira su Facebook e sui muri della Capitale con cui viene pubblicizzato l’irresistibile e imperdibile spettacolo del professor Orsini alla Sala Umberto ha il coraggio di specificare che il professore della Luiss (come cambiano certe Università quando aprono al politically correct e alla cancel culture, ndr) racconterà agli spettatori sull’Ucraina “tutto quello che non ci dicono”. Malignamente uno potrebbe pensare: “Tutto quello che lui stesso non ci ha già detto in tv”. Dove ha piantato le tende da quasi due mesi, soppiantando i virologi dei due anni precedenti.

Organizza la kermesse la Seif, Società editrice de Il Fatto quotidiano, e quindi l’effetto “épater le bourgeois” è garantito. Anche se il sapore è un po’ quello di certe pietanze da nouvelle cuisine che costano care e – per citare Maurizio Crozza – “sanno un po’ di carton”.