Rivogliamo il Gosplan

Leggendo il commento di Cristofaro Sola, “Riprendiamoci il futuro”, pubblicato su queste pagine, mi sono trovato d’accordo solo con il titolo. La cosa mi ha preoccupato poiché, vista l’importanza dei temi toccati, mi sono chiesto se per caso non fossi vissuto per decenni in una bolla di liberismo selvaggio senza essermene reso affatto conto. Stando così le cose, dovrei cominciare a mettere in discussione i più solidi baluardi del pensiero economico liberale, a partire dalla famosa “mano invisibile” teorizzata dal grande Adam Smith. Fino a oggi ho sempre tenuto in alta considerazione, con tutti i distinguo del caso, il famoso slogan di Ronald Reagan, l’uomo della deregulation: “Non vi aspettate che il Governo risolva i vostri problemi, dato che è il Governo il problema.”

Così come, altrettanto erroneamente, immaginavo che avesse fondate ragioni il premio Nobel per l’economia, James Buchanan, il quale, nella sua Teoria della scelta pubblica, non considera gli uomini politici in generale come benevoli “monarchi illuminati” che hanno a cuore prima di tutto il benessere collettivo. Li considera, invece, attori razionali guidati da interessi egoistici. Egli presuppone – probabilmente sbagliando – che gli attori della sfera politica non aspirino a promuovere il bene comune, ma siano guidati dall’obiettivo della massimizzazione dell’utilità, ossia da quella stessa “mano invisibile” che li guida nell’operare in mercati privati, ritenendo più importanti interessi personali (come prestigio, ricchezza, potere, vantaggi fiscali).

Allo stesso modo, ho fatto male ad ascoltare i falsi profeti del calibro del compianto Antonio Martino, che ha sempre segnalato una crescente avanzata, soprattutto in Italia, dello Stato leviatano il quale, sommergendo il Paese reale di tasse e di regole sempre più complesse, stesse gradualmente distruggendo la capacità del principale motore dello sviluppo economico e sociale, ossia l’iniziativa spontanea dei singoli, di progredire. Oggi scopriamo che abbiamo, al contrario, un deficit sul piano del controllo delle risorse e delle attività private operato dalla mano pubblica, sempre considerata lungimirante e benefica. Malgrado da tempo quest’ultima intermedia ben oltre metà del reddito nazionale prodotto ogni anno, indebitandosi spesso oltre un livello di sostenibilità, ancora non abbiamo raggiunto l’optimum, se così vogliamo dire: servono più tasse e più regole, perché quelle pur soffocanti del momento ancora non bastano per fare la felicità del popolo bue.

A questo punto non ci resta che ripristinare il defunto Gosplan, che con i suoi strabilianti piani quinquennali ha reso prospere intere generazioni nella ricchissima Unione Sovietica. Dopodiché passeremo a una fiera autarchia nazionale, con tanto di calmiere e tessera annonaria, decretando una volta per tutte la fine ingloriosa di quel gran demonio del liberismo selvaggio.