Se anche i magistrati comprano una pagina intera

Quando abbiamo letto, sopra un titolo secco e imprescindibile, l’autore della pagina intera, a pagamento, su La Stampa (e non solo), abbiamo rotto la consueta pigrizia della lettura (una paginata, appunto) pensando al peggio, metti, ad esempio, alle dimissioni del governo. Diciamocelo, almeno fra di noi, se l’Anm, nota a tutti essendo la sigla di una associazione fra le più potenti, se non la più potente, in Italia, si è sentita, in un certo senso, costretta a mettere nero su bianco in un’intera pagina, un attacco contro la nuova riforma dell’ordinamento giudiziario voluta dalla Cartabia, ministra della partita e proveniente per di più dalla professione giudiziaria, ci deve essere qualcosa di grave.

In effetti, è appunto dalla gravità di cui l’Anm incolpa questa riforma, che vorremmo dire la nostra che, del resto, un giornale garantista come l’Opinione, ha più di una volta scritto, secondo, appunto, una cultura liberale che spesso viene messa in crisi se non addirittura colpevolizzata. A cominciare da certi talk show dove si nota spesso la voluta assenza di presenze in grado di replicare agli attacchi di un giustizialismo diffuso e tardo a morire. Anzi!

Intendiamoci e a scanso di equivoci, la posizione dell’Anm è di assoluto rispetto e di totale legittimità, non fosse altro per quell’implicito e staremmo per aggiungere convinto confronto col pubblico dovuto, comunque, a un’opzione comunicativa per di più a pagamento, come qualsiasi altro committente e su un quotidiano fra i più autorevoli e letti del nostro Paese. Ma il punto, semmai, è che i magistrati il cui 96 per cento circa aderisce all’Anm, sono o meglio, sarebbero tanto più elogiati, quanto più silenziosi ma non, ovviamente “per farli stare zitti” come qualcuno ha detto e scritto, ma esattamente per il suo opposto non tanto o non soltanto per l’ovvia discrezione e il più volte richiamato distacco, ma per la convinzione reclamata da tutti, Anm compresa, che il linguaggio del giudice è quello delle sue sentenze.

Il giudice parla con le sue sentenze, quanto volte abbiamo letto e ascoltata questa massima. L’impressione che può suscitare questa iniziativa dell’Anm è di avere operato nella logica di un qualsiasi gruppo privato costretto a comprarsi la pagina di un quotidiano non soltanto per farsi conoscere alla massa del pubblico ma per piazzare e vendere al meglio e ai più la propria merce ma perché compresso da obblighi e limitazioni nella sua comunicazione, dovendo così ricorrere a pagarsi una pagina intera di quotidiani.

In tal modo offrendo il destro a chiunque dotato di mezzi e condannato in qualche processo di ricorrere, prima o poi, allo stesso sistema e ovviamente col titolo a tutta pagina (a pagamento) del tipo “la sentenza è sbagliata”. Una guerra affatto legittima e di cui sono piene pagine e tivù, e del resto esaltata da dichiarazioni niente affatto proibite ma semmai poco consone, in questo caso, al ruolo se non alla missione di una Anm che si vuole super partes.

Non solo, ma una pagina (a pagamento) per ribadire che quella del Governo Draghi è “una riforma sbagliata” e non soltanto per “combattere il correntismo ma per intimidire i magistrati esasperando la competizione fra i colleghi”. In questo senso, la “magistratura non può restare indifferente e intende promuovere ogni iniziativa necessaria a sensibilizzare l’opinione pubblica sui pericoli di questa riforma che si pone in contrasto con gli articoli 101 e 107 della Costituzione”.

Ci mancava la Costituzione...