Fratelli d’Italia: conservatori o reazionari?

Lo sforzo di diventare trainanti e di rappresentare qualcosa che vada oltre l’ex ghetto missino – magari allargato con i richiami populisti – c’è e si vede nel partito di Giorgia Meloni. Ma dirsi “conservatori” senza potersi fregiare di una ontologia liberale, liberista e libertaria – anzi respingendola – finisce per portare il significato di questa parola, inevitabilmente, in una gabbia semantica assai più ristretta: quella dei “reazionari”. Persone magari non più e non solo nostalgiche del post fascismo, più che del fascismo vero e proprio che sotto certi aspetti era più liberale della weltanschauung missina – a Giorgio Almirante, vista la sua posizione nel referendum per mantenere la legge sul divorzio, Marco Pannella affibbiò l’epiteto di “zuavo pontificio” – ma certe di essere nel giusto, schifando il mondialismo, il consumismo, magari anche i vaccini anti Covid e, soprattutto, le ideologie libertarie sull’identità sessuale (al netto di qualche deriva grottesca e politically correct che le stesse incarnano) e proponendo leggi liberticide per rafforzare i divieti della non rimpianta legge 40 in materia di maternità surrogata.

Se a questo aggiungiamo l’immotivato e sempre più identitario proibizionismo sulla cannabis abbiamo ancora l’immagine di un partito di destra che scimmiotta le tendenze illiberali e spesso anche manettare della peggiore sinistra. E infatti Giorgia Meloni sui referendum per cambiare la giustizia proposti dal Partito Radicale, cui si era aggregata a suo tempo persino la Lega di Matteo Salvini, si è dimostrata non tiepida ma fredda. Quasi glaciale. Tirando subito su la bandierina dell’opposizione a quello che tratta della custodia cautelare. Come se in Italia ce ne fosse poca. E infatti nel dibattito appena concluso a Milano di “certezza del diritto” se ne è parlato poco, mentre lo slogan che esalta la “certezza della pena” era sulla bocca di tutti. E anche la posizione sull’ergastolo ostativo di FdI è in netta antitesi persino con le ripetute sentenze in materia della Corte costituzionale.

Resta il sospetto che il vero progetto di questo partito, che adesso ha un trend demoscopico in impressionante ascesa, sia quello di sostituirsi al Partito Democratico, se non al vecchio Partito Comunista italiano, come baricentro attorno al quale fare ruotare il tutto. Un gramscianesimo di destra che prevede anche esso l’occupazione di tutte le casematte del potere, a cominciare dalla magistratura. Per questi politici, con l’eccezione di qualche liberale vero come Guido Crosetto, sembra che la lezione di Palmiro Togliatti sia molto più importante di quella di Luigi Einaudi.