Il crollo della tolleranza

Nel 1648 si riunirono i cattolici a Münster e successivamente i protestanti a Osnabrück. Con la felice mediazione dell’ambasciatore veneziano, Alvise Contarini, venne conclusa la pace di Vestfalia, con cui si pose fine alle guerre di religione fra cattolico-romani e riformati. Da allora il massimo valore dell’Europa fu la Tolleranza, riassunta in quella celebre frase di Voltaire: “Signore, non condivido una parola della Vostre idee, ma darei la vita perché poteste esprimerle”.

Con i regimi totalitari del Millenovecento la Tolleranza fu mal-tollerata, ma alla fine del secolo tutti questi, in Europa, erano crollati. E il più immortale dei principi di una civiltà liberale rifulse splendente. Il XXI secolo, sotto questo profilo, iniziò male. Le guerre con le quali si smembrò la Jugoslavia ebbero una natura etnica mascherata con pretesti religiosi. Il racconto più aberrante è quello delle opposte fazioni, le quali a bambini innocenti fecero fare il segno della croce, giacché cattolico-romani e cristiano-ortodossi lo fanno in modo inverso. Così, si separarono quelli che dovevano vivere da coloro destinati alle fosse comuni. Un attacco terroristico avvenuto il 20 marzo 1995, con impiego del gas nervino sarin, alla metropolitana di Tokyo, provocò 13 morti e oltre 6200 intossicati. Venne commesso dalla setta religiosa dell’Aum Shinrikyō, su mandato del fondatore Shōkō Asahara. Fino allora, si qualificò come terrorismo, dal secolo XVIII al XX: ossia gli atti di violenza con motivi ideologico-politici, mai “religiosi”. Il XXI secolo s’aprì con atti di violenza a carattere religioso, soprattutto di matrice islamista ma non solo, qualificati subito come terrorismo; anche se il sottoscritto, perché di natura così diversa, sarebbe stato favorevole a coniare un’altra etichetta.

Comunque nell’Antico Continente, tanto l’Unione europea che il Consiglio d’Europa combatterono il fenomeno in nome del principio di Tolleranza. Adesso l’invasione dell’Ucraina da parte della Federazione Russa, una fase d’un conflitto in corso dal 2014, ha scatenato la solidarietà di tutta Europa e dell’Occidente in favore dell’aggredita. Essa si manifesta anche attraverso sanzioni economiche al personale politico e del mondo degli affari, o a loro parenti, affini, amici e amanti, anche da parte dell’Unione europea. Adesso, però, l’Unione europea ha in proposito di sanzionare la Chiesa Cristiano Ortodossa Russa. Una stampa veramente volgare getta cifre a vanvera sul presunto patrimonio da Sua Santità Kirill, Patriarca di Mosca e di tutta la Rus’. Quel patrimonio non è personale del signor Kirill, ma appartiene alla comunione ortodossa russa. Consiste in Cattedrali, altre Chiese, Icone, arredi sacri necessari alla celebrazione della divina liturgia, e quant’altro. Sequestrarli vuol dire privare ortodossi russi della possibilità di celebrare nell’Unione europea quella liturgia e partecipare ai sacramenti.

Sua Santità Kirill ha rilasciato alcune dichiarazioni non piaciute, ma Voltaire avrebbe detto: “Signore, non condivido una parola di quello che Voi dite, ma darei la vita perché vi possiate esprimere!”. Poi a essere privati del culto e dei sacramenti sarebbero singoli fedeli. È il punto più basso della civiltà europea da Vestfalia a oggi. C’è, però, una Corte di Giustizia dell’Unione europea e una Corte europea dei diritti dell’uomo, denunciata quest’ultima dalla Federazione Russa, ma non dal singolo cittadino europeo di confessione Cristiana Ortodossa Russa. Speriamo ci sia ancora un giudice non a Berlino: ma nella Città di Lussemburgo o a Bruxelles.