A che prezzo è difendibile l’Unione europea

La vicenda ucraina e il tramonto, forse irreversibile, di un globalismo planetario unipolare, con una articolazione nella quale, purtroppo, emerge la Cina continentale ancora soggetta a un Partito Comunista, oltre all’India, al Brasile e all’incombente Federazione Russa, beninteso, rende urgente pensare alla difesa dell’Unione europea, oltre alla “scudo” rappresentato dall’Alleanza Atlantica.

La recente “fuga” dall’Afghanistan, infatti, ricorda quanto bisogna essere in grado di stare sulle proprie gambe, pur all’interno di un’Alleanza alla quale bisogna restare fedeli. Antonio Martino – il quale, di recente, ci ha lasciato – ricordava sempre come, qualora gli Stati Uniti d’America eliminassero le spese per i loro impieghi militari all’estero, il proprio bilancio federale andrebbe in attivo. Tanto è una costante tentazione, per i suoi contribuenti elettori, all’isolazionismo. Ciò ha spinto, nel marzo scorso, il Consiglio di ministri degli Esteri e della difesa dell’Unione europea ad approvare una strategia di difesa con la costituzione di una brigata di cinquemila uomini per interventi immediati. Siccome è veramente poca cosa, gli Stati membri hanno avviato un proprio riarmo a livello nazionale.

Il cancelliere della Repubblica Federale di Germania, Olaf Scholz, ha annunziato uno stanziamento di ben cento miliardi di euro a questo fine. Ognuno di questi Enti, Unione europea e Stati membri, spende per armarsi da sé. Nel complesso, nel 2020, si sono spesi – in dollari – duecentoventisette miliardi e otto, secondi solo ai settecentosessantasei degli Stati Uniti, ma più dei centoquarantasei della Cina comunista e ben più dei sessantasette miliardi della Federazione Russa. In cifre, l’Unione dovrebbe essere la seconda superpotenza al mondo, il famoso “Pilastro Europeo” dell’Alleanza Atlantica; invece non lo è, non solo per la sua divisione in materia, ma anche in quanto, pur se agisse “come un sol uomo”, in armamenti non è minimamente paragonabile alla Federazione Russa, pur spendendo tre volte tanto. La qual cosa è un vero assurdo, se si pensa al ruolo avuto, nell’innesco del processo d’integrazione, da Jean Monnet. Questi, di famiglia industriale di Cognac, notò durante la Prima guerra mondiale come gli alleati nell’Intesa, per gli acquisti di materiale fatti per conto proprio, mandassero su, per concorrenza, quanto necessitava comprare. Poi propose e ottenne che si costituissero dei pool per gli acquisti in comune, abbattendo così i prezzi e dotandosi di mezzi più adeguati.

L’Unione europea e i suoi Stati membri costruirebbero un insieme di forze, le quali non tremerebbero certo davanti a un topolino, come è oggi la Federazione Russa, non in grado di spendere di più con una economia ancora indebolita dallo sperpero di decenni di comunismo. Resta il problema del coordinamento tra quelle Forze Armate, al di là della brigata pronta pel 2025. Occorrerebbe che le catene di comando della Forze Armate nazionali rispondessero a una catena di comando dell’Unione. La storia delle Forze Armate della Confederazione elvetica dimostra come l’affermarsi della Forze Armate confederali non contrasti affatto coll’indipendenza cantonale. E è il miglior strumento per la sua conservazione.