Siamo sulla strada della pace?

Ho la netta sensazione che molti politici, opinionisti, direttori della carta stampata e delle televisioni italiane stiano lentamente ma inesorabilmente riposizionando il loro giudizio relativo alle sanzioni commerciali e finanziarie applicate alla Federazione Russa. Sono rimasti solo alcuni irriducibili sostenitori. Perfino sul sostegno a oltranza, con l’invio di armi da “difesa” e di offesa all’Ucraina, pare ci sia una sorta di riconsiderazione sugli effetti reali delle decisioni prese dai governi occidentali. Resta ancora la certezza assoluta che la Federazione Russa non abbia raggiunto gli obiettivi che si era prefissato il presidente Vladimir Putin ovvero la conquista dell’intera Ucraina e l’insediamento di un Governo fantoccio asservito alla Russia.

Comincia a insinuarsi il dubbio anche sui presunti successi dell’esercito ucraino. All’improvviso, all’unisono, si ritorna a sollecitare la negoziazione tra le parti in conflitto per una soluzione accettabile per i due belligeranti. Si auspica, inoltre, un’autonoma politica diplomatica dell’Unione europea. Gli stessi giudizi verso il presidente Putin si stanno edulcorando. Sono ritornate parole come: diplomazia, cessate il fuoco, negoziazione e pace. Finalmente! Dopo la rielezione in Francia di Emmanuel Macron ho scritto, su questo giornale, che il ruolo che poteva assumere il presidente francese poteva essere risolutivo per il conflitto ucraino. Bisogna dare atto a Macron che ha saputo mantenere una posizione autonoma rispetto ai diktat americani, inglesi, del segretario della Nato e degli stessi leader europei. Ha, quanto meno, considerato inappropriato il linguaggio utilizzato dal presidente Usa, Joe Biden e dal primo ministro britannico, Boris Johnson, mantenendo una linea di comunicazione diretta con il presidente della Federazione Russa.

Mi sorge una perplessità. Il cambio di passo è forse dovuto al fatto che gli effetti economici delle sanzioni europee cominciano a farsi sentire? I sondaggi indicano una crescente insofferenza da parte degli europei e degli italiani alla politica belligerante degli Usa. Credevano forse che gli europei avrebbero acclamato le decisioni prese sulla loro pelle? I segnali sono positivi. Speriamo bene!