Il Governo Draghi mangerà il panettone?

Si comincia a ventilare l’ipotesi di una fine anticipata della diciottesima legislatura. Sono filtrate indiscrezioni dal “Palazzo” sulle intenzioni del presidente Mario Draghi di anticipare l’approvazione della Legge di stabilità a giugno. Approvata la manovra per il 2023, il presidente del Consiglio rassegnerebbe le sue dimissioni. E, quindi, il presidente della Repubblica dovrà, obtorto collo, decretare la fine anticipata della legislatura, in tempo per garantire ai deputati e ai senatori il raggiungimento dell’agognato vitalizio.

I rumors danno Mario Draghi stanco e insofferente alle divisioni della larga coalizione di Governo, con particolare riferimento ai grillini che si riconoscono nella leadership di Giuseppe Conte. La sola ipotesi di un’anticipata fine della legislatura ha subito messo in allarme chi rinvierebbe le elezioni sine die, adducendo sempre la motivazione di una emergenza. L’ultima in ordine di tempo è la guerra in Ucraina. Non è possibile anticipare le elezioni con un conflitto bellico in corso. Solo in Italia c’è sempre un motivo per rinviare la chiamata alle urne.

In verità, il presidente Draghi – che evidentemente si è “trovato il lavoro da solo” – ha capito che l’Esecutivo ha esaurito il suo compito: dal Sergio Mattarella bis si trascina ormai indolente, senza una prospettiva. Piuttosto che galleggiare, è meglio andare alle elezioni politiche anticipate a ottobre. E rinnovare i membri di un Parlamento che non rispecchia più da tempo i reali rapporti di forza nel Paese.