La statistica del potere: per un sondaggio in più

Ci si è resi conto che oggi la Statistica “è” Potere? Fare riferimento ai sondaggi, infatti, rappresenta da tempo uno dei mestieri politicamente più redditizi, dato che se da un lato deresponsabilizza il decisore, dall’altro invece fa da timone delle condotte politiche del consenso. Il Polling, pertanto, rappresenta un’altra forma di dittatura, costituendo di fatto la colonna portante dell’informazione aperta (senza sondaggi né statistica oggi non esisterebbe un’opinione pubblica (dis)informata!), così come viene manipolata, strutturata e trattata nei media nazionali e internazionali, ricadendo quindi di pieno diritto nella sfera stessa della Politica, e arrivando persino a dominarla attraverso i suoi condizionamenti. In altri termini, la schiavitù dei sondaggi condiziona e, per certi versi, agisce come principale propulsore per quanto riguarda la scelta della direzione, e persino i contenuti, da dare all’attività politica vera e propria. Creando con ciò stesso una fortissima interdipendenza tra political maker (coloro che fanno la politica) e il relativo elettorato di area. Infatti, è Sua Maestà il Sondaggio a essere responsabile dell’orientamento in entrambe le direzioni (in cui interagiscono la parte attiva del decisore e quella passiva del suo dante causa) del consenso elettorale vero e proprio, la cui verifica definitiva però è soggetta a cadenze temporali (medio-lunghe) predefinite da norme. Ma senza un supporto ideologico vero e proprio, sono le fluttuazioni (come gli umori del momento e le vicende politico-sociali del giorno prima) a determinare molto spesso l’entità e la distribuzione statistica del risultato elettorale, a causa della base sempre crescente dell’astensione.

Nel frattempo, sono proprio i “sondaggi”, così detti indipendenti, a dettare legge rispetto agli esiti intermedi delle condotte e alla tessitura dei rapporti tra Partiti politici de-ideologizzati e, quindi, caratterizzati da leadership deboli e sempre transeunti. Questi ultimi oggi fin troppo simili a golette disalberate e costantemente nella tempesta, per poter solo articolare (figuriamoci far rispettare) programmi di lungo respiro, che non siano quelli di un ricorso dissennato, insistente e sistematico al deficit spending, nel tentativo di mantenere in piedi e, possibilmente, di ampliare la platea di privilegi (e mai dell’impegno, né della responsabilità dei sacrifici) dei loro rispettivi bacini elettorali. Questo genere di personale politico è del tipo slave-polling: ogni iniziativa politica contingente è, in pratica, condizionata dal risultato di una o più indagini e sondaggi statistici (polling activity per l’appunto) su che cosa pensi l’opinione pubblica in merito a vari temi sensibili e di immediata attualità, relativi a sicurezza, economia e società. I social network hanno reso questo tipo censurabile di condotte (che cosa è la politica senza una “Grand Vision” se non bassa cucina?) provocando oscillazioni sempre più frequenti e di intensità crescente per picchi di emotività, che tendono ad azzerarsi nel breve periodo. E, quindi, come le droghe che creano dipendenza, devono essere ripetute in sequenze e cadenze temporali ossessive, che non lasciano nessuno spazio alla riflessione né alla dialettica.

Ci si accorge così come la politica politicante sia, attualmente, sempre più gridata, alla ricerca di un soggetto/oggetto che svolga la funzione ambivalente di bersaglio e di capro espiatorio, in una sorta di neo goebbelsismo (ma senza né Joseph GoebbelsAdolf Hitler) della propaganda perpetua. Prevale, in altre parole, l’esigenza della soddisfazione immediata degli umori di milioni di follower, sommersi dal diluvio di attività disinformanti nella più assoluta incoscienza e ignoranza di chi, al contrario, dovrebbe preparare un futuro decoroso alle prossime generazioni. Ne discende che all’impegno silenzioso del Governo e dell’Opposizione costruttiva si preferisce lo slogan, l’invettiva, la continua chiamata alle armi. Manca, in concreto, alle moderne società occidentali una visione imperiale di se stesse, che non sia quella delle piccole Nazioni, felici di competere all’interno di un’arena come quella dei commerci internazionali e della Globalizzazione solo apparentemente mansueta, asettica e non-violenta. Nel senso che i milioni di morti all’anno per denutrizione, guerra e malattia sono sempre degli Altri e non provocano in noi l’incubo delle prime pagine, come oggi l’Ucraina.

La Tecnostruttura del Polling è un altro volto del Giano acefalo che, assieme al Denaro e a Sua Maestà L’Algoritmo determina i destini del mondo contemporaneo. Il fatto davvero stranissimo è che la dittatura del Polling potrebbe essere smantellata tout court dall’innesto massivo di democrazia! Dal punto di vista costruttivista, la proposta in tal senso si articola in modo molto semplice. Primo punto: testare l’intero Universo anziché di volta in volta una popolazione mirata, caratterizzata per questioni di budget da numeri molto piccoli di persone da intervistare, preventivamente profilate sulla base di metodiche “proprietarie”, nel senso che ogni società di sondaggi adotta metodi e regole proprie. Secondo punto: costituire un database “S” volontario e dinamico di tutti i cittadini che prestino il consenso. Per ciascun cittadino il record corrispondente (modificabile in ogni momento dall’interessato per la sezione facoltativa) deve contenere una parte di dati obbligatori oggettivi, come residenza, età, sesso, professione, formazione scolastica e superiore, stato civile pro-tempore. L’altra parte facoltativa riguarda informazioni che vanno dall’orientamento politico, alla condizione sociale, al reddito disponibile e così via. La questione della massima importanza riguarda i seguenti due aspetti fondamentali: “Chi” sovrintende a “S” e autorizza su di esso le consultazioni consentite a norma di legge; “Chi” può essere autorizzato, e a quale procedura di verifica deve attenersi per la messa a punto del questionario, in modo da evitare al massimo le formule biased, cioè distorte di condizionamento delle opinioni pubbliche.

Il primo non può che essere una vera e propria Authority, il cui Responsabile è designato a maggioranza qualificata dal Parlamento e si avvale nelle sue condotte del supporto tecnico-professionale dell’Istat. All’Authority compete l’adozione di un Regolamento, approvato con provvedimento di legge, che detta regole e procedure in merito ai soggetti autorizzati a procedere a consultazioni statistiche dell’Universo “S”, in base ai fini considerati ammissibili. Per garantire al massimo l’anonimato nelle risposte individuali al questionario, una volta che il sondaggista sia stato autorizzato a estrarre una sottopopolazione mirata “Q” di “S”, un algoritmo che genera numeri pseudo-casuali (decodificabili come “messi/non-emessi” da quell’unica fonte autorizzata) invia ai recapiti predefiniti del cittadino di “Q” da intervistare un codice univoco e infalsificabile per quel sondaggio, disaccoppiandolo poi definitivamente dal destinatario. Quest’ultimo, quindi, potrà dare le sue risposte ai quesiti proposti nella garanzia del più assoluto anonimato. Anche la pura democratizzazione della società contemporanea può avere alla base metodi random, così come vengono descritti nell’articolo “Il Murrino”, pubblicato qualche tempo fa da L’Opinione. Una rivoluzione silenziosa contro la dittatura planetaria acefala, come si vede, si può sempre fare. Perché, poi, citando Alcide Degasperi (tutto attaccato: così sta scritto nel registro parrocchiale e nella sua firma ai Trattati) occorre dire che: “Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alla prossima generazione”. Amen.