Lo sport preda del delirio sanitario

Malgrado tutti i riferimenti sanitari ci dicano che con le ultime varianti il Sars-Cov-2 ha perso gran parte della sua aggressività (sebbene i rischi per le persone immucompetenti sono sempre stati piuttosto bassi anche nelle sue prime versioni), nello sport mondiale ad alto livello assistiamo a un vero e proprio delirio autodistruttivo. Importanti competizioni vengono regolarmente falsate dall’esclusione in massa di atleti risultati positivi al tampone ma asintomatici nella stragrande maggioranza dei casi. È successo nelle Olimpiadi invernali disputate in Cina, dove alcuni nomi di spicco hanno dovuto gettare alle ortiche quattro anni di preparazione proprio a causa di una imprevista positività. Più recentemente, al Giro della Svizzera, circa il 40 per cento dei ciclisti, tra cui colui che comandava la classifica generale, sono stati costretti per lo stesso motivo a fare le valige.

Idem con patate per il nostro tennista di punta, Matteo Berrettini, dato tra i favoriti nel prestigioso torneo di Wimbledon, il quale ha pensato bene di ritirarsi dal torneo, pur non manifestando sintomi se non un blando raffreddore. Si tratta, a mio avviso, di un assurdo eccesso di scrupolo, dal momento che, caso ancora raro, gli organizzatori dell’importante evento londinese non impongono l’obbligo del tampone. Tant’è che in un delirante articolo pubblicato sulla Gazzetta dello Sport, Berrettini per questo gesto autolesionistico è stato definito un “campione anche fuori dal campo”.

Secondo il genio che ha scritto il pezzo, immaginando di descrivere una epidemia di peste bubbonica, il tennista romano avrebbe compiuto il suo gesto “per rispetto verso colleghi, arbitri, raccattapalle e inservienti presenti al torneo di Wimbledon. Mai avrebbe rischiato di trasformarsi in un potenziale untore mettendo a rischio la salute di qualcuno solo per l’egoismo di ritrovarsi, almeno per una volta, sull’erba londinese più famosa che c’è”.

Tutto questo mentre si avvicinano a grandi passi due importantissimi avvenimenti sportivi, il Tour de France – in cui stanno già fioccando i ritiri per positività, che hanno coinvolto anche due ciclisti italiani: Trentin e Battistella – e i Campionati del mondo di atletica leggera, e ci si stupisce che ancora quasi nessuno nel vasto mondo delle competizioni di alto livello abbia il coraggio di alzare un dito contro la reiterata follia di discriminare attraverso un tampone chiunque risulti positivo a un virus del raffreddore, perché di questo si tratta per persone giovani e in buona salute come sono, per l’appunto, gli atleti d’élite. D’altro canto, se nemmeno chi vede sfumare per un banale tampone grandi sacrifici e importanti investimenti, rinunciando a notevoli introiti economici, abbozza una qualche reazione nei riguardi di situazione così assurda, vuol proprio dire che la più irrazionale delle paure virali continua a prevalere rispetto a qualunque altra ragionevole considerazione.