Centrodestra: campanello d’allarme

Certo, riassumendo i dati di una elezione particolarissima, è pur vero che brilla il successo di un Enrico Letta (benché cauto nei commenti post) cui fa da lamento l’insuccesso di Matteo Salvini. Eppure, anche l’indubbio risultato positivo di Giorgia Meloni non è quello che molti definiscono un trionfo. Ci vuole ben altro, sembra dire fra le righe la stessa vincitrice con un occhio alle elezioni politiche del prossimo anno. Intanto Silvio Berlusconi media offrendo Arcore come casa della riflessione a tre.

Nel gran parlare di un risultato di puro stampo amministrativo, non può sfuggire comunque un dato di fondo, con un Partito Democratico che con l’ultima performance elettorale regala al centrosinistra la maggioranza quasi assoluta in Lombardia delle 12 province, lasciando al centrodestra solo Sondrio e Pavia: un fatto senza precedenti che preoccupa non poco la stessa Lega, finora egemone in un territorio che sembra non riuscire più a controllare e che invece sta rispondendo a giovani sindaci in comuni, vedi ad esempio Monza e Lodi, che della regione sono parte importante.

Un fatto senza precedenti, si dice, ma anche un risultato che non è catastrofico non tanto o non soltanto per la natura squisitamente locale, ma, semmai, per un nuovo allarme che oggi il dato finale fa risuonare, soprattutto per Salvini.

Intendiamoci, un campanello d’allarme se vogliamo, ma che richiama un elemento che non è di sola risultanza dei litigi fra Meloni e Salvini giacché, a ben vedere, non sono stati e non sono definibili alla stregua di una rissa da cortile tanto più che il duo litigioso non ne può ignorare il suono politico.

Lega e Fratelli d’Italia, come si può commentare a prima vista, sono su due sponde.

Ma rilevare il fatto che il leader della Lega possa essere logorato da una scelta governativa che dentro di sé non era valutata la migliore, anzi, e che, viceversa, la collocazione all’opposizione della Meloni le avrebbe dato ottimi frutti, è, per certi versi, troppo semplicistica ancorché evidente a occhio nudo.

Il punto è che nel centrodestra (ora con un Cavaliere tornato in sella), e comunque si vogliano analizzarne le cosiddette responsabilità, esiste un fondo, col suo sottofondo, che non pare all’altezza di quella che il termine “weltanschauung” riassume, non soltanto come visione del mondo ma come sua analisi prioritaria rispetto alle conseguenti decisioni politiche.

Se vogliamo essere meno aulici ma più terra terra, e come il nostro giornale si sforza di rilevare, nel centrodestra si avverte un vuoto, riempito parzialmente ma non sempre, dalla pur volonterosa Giorgia Meloni, anche nella trasferta spagnola, che avverte bensì il peso e le contraddizioni politiche di questa assenza ma che lei stessa non è, non può essere o non vuole essere in grado di riempire.

In altra parole manca una politica percepibile nel suo pieno significato in questo centrodestra; manca un federatore (una sorta di Berlusconi giovane) in grado non soltanto di prevedere ma, se del caso, di spegnere i pericoli di eccessi di rivalità che non soltanto non pagano, come s’è visto in queste elezioni, ma mettono a rischio ciò che sembra a portata di mano, ad esempio quella vittoria nelle elezioni del prossimo anno, ma che non è così scontata, al di là dell’ottimismo della volontà.