Centrodestra, senza “turarsi il naso”

Sappiamo benissimo che il centrodestra italiano ha tanti difetti. Soprattutto se osservato dal punto di vista di un liberale. Ma ci sarà tempo e modo, dopo le elezioni, per “fare le pulci” ai partiti che compongono la coalizione. E, magari, alla loro attività di Governo. Oggi, però, questo momento non è ancora arrivato. Perché prima c’è una competizione elettorale da vincere. Per mandare a casa un gruppo eterogeneo di persone e gruppi di potere che, senza mai aver vinto le elezioni, governa (con qualche, fugace pausa) il nostro Paese da più di un decennio.

Andiamo per esclusione. Un liberale (e questo vale ancora di più per un liberal-conservatore) non può votare per la sinistra. Soprattutto se la sinistra, come quella italiana, non ha interamente smaltito le proprie scorie sovietiche e non si fa problemi ad essere alleata con movimenti politici impresentabili che sono sempre riusciti a stare dal “lato sbagliato” della storia. Dimostrando una pervicacia capace di falsificare qualsiasi legge statistica. Anche un orologio rotto, dice il proverbio, segna l’ora esatta due volte al giorno. La sinistra italiana è riuscita a smentire anche la saggezza popolare. Della triste fine dei “liberali” di Più Europa sarà meglio tacere, per carità di patria. In più, in questa coalizione convivono, allegramente, Luigi Di Maio e Roberto Speranza. Serve aggiungere altro?

Anche del Movimento Cinque Stelle preferisco non parlare. Non mi piace sparare sulla Croce Rossa, figuriamoci su quella Gialla. Faccio solo, sommessamente, osservare che se prendiamo una mappa dell’Italia in cui vengono evidenziate le percentuali di percettori del reddito di cittadinanza e la sovrapponiamo ad una mappa che rappresenta le percentuali di consenso grillino (reali o virtuali, non fa differenza), le due mappe sono praticamente indistinguibili. “Voto di scambio” o meno, si tratta di un problema antico della democrazia che il Movimento di Giuseppe Conte sfrutta con un cinismo imbarazzante.

Resterebbe il cosiddetto Terzo Polo (in realtà sarebbe il “quarto”), composto da due ex esponenti del Partito Democratico e da qualche transfuga di Forza Italia che, fino a qualche settimana fa, venivano offesi pesantemente per la propria vicinanza con il “Cavaliere Nero” e che oggi, non troppo stranamente, vengono osannati come “speranza liberale per l’Italia”. Essendo sempre stato immune al virus dell’ircocervo liberal-socialista (con o senza trattino), si tratta per me di una scelta senza senso. Eppure, molte delle persone che vivono nella mia “bolla social” sembrano essere attratte da questa ipotesi. Io non sono nessuno per giudicare le scelte altrui, ma invito chi fosse tentato dall’opzione Carlo Calenda-Matteo Renzi ad approfondire i curricula di questi due leader (soprattutto del primo). Pentitevi, prima che sia troppo tardi!

Resta, appunto per esclusione, il centrodestra. A meno che non si voglia gettare il proprio voto nel cestino della storia. Ora, io non so quale tra le quattro forze politiche che compongono la coalizione otterrà il mio voto domenica. Ci sono “pro” e “contro” per ognuno di questi partiti. E probabilmente mi farò trascinare dalla “pancia” nel segreto dell’urna. Ma di una sola cosa sono certo: è arrivato il momento che al centrodestra sia data la possibilità di governare – preferibilmente con una larga maggioranza – per dare un’opportunità, almeno una, al futuro della nostra sventurata nazione.