Madre natura e cultura

La tragedia di Casamicciola, a Ischia, oggi forse non avrà le conseguenze sulla cultura italiana di quelle del terremoto del 28 luglio 1883. Si trovavano in villeggiatura, colà, Pasquale Croce e la consorte Luisa Sipari, con i figli, in genere residenti a Pescasseroli. Perirono nel sisma, assieme alla figlia Maria. Di Pescasseroli era la madre, di famiglia borghese, animata dall’idea liberale. Quella del padre, originaria di Montenerodomo, in provincia di Chieti, viceversa d’ambiente borbonico, si era trasferita a Napoli. Lì, il nonno Benedetto fu magistrato dell’“antico regno”.

Il piccolo Benedetto stava crescendo con un’educazione cattolica molto reazionaria, quando il terremoto lo privò dei genitori e della sorella, a diciassette anni. Fu quindi affidato al cugino Silvio Spaventa, figlio della prozia Anna Maria Croce, fratello del filosofo Bertrando Spaventa. Neoidealisti hegeliani, spiriti ispiratori della Destra storica liberale. È frutto di questa educazione e formazione il filosofo storicista e patriarca del liberalismo italiano. E Gennaro Sangiuliano, ministro della Cultura di destra, del primo Governo conservatore della democrazia liberale in Italia dal Secondo dopoguerra, ha aperto a Napoli le celebrazioni dei settant’anni dal trapasso.

Adesso, Madre natura aggiunge questa nuova Casamicciola di fango. Semina di nuovo morte e distruzione. Sinceramente, poteva risparmiarcelo. C’è chi sostiene che tutta la dialettica crociana dei distinti, la quale toglie, in un certo senso, drammaticità alla spirale vorticosa della logica hegeliana, sia il tentativo di rasserenare l’esistenza, per superare l’angoscia di quel ragazzo privato degli affetti.

Per noi il messaggio, però, è anche altro. Se non si è materialisti, si sa quanto la realtà sia il frutto d’idee e sentimenti che ispirano azioni coerenti. I disastri idrogeologici non sono frutti del caso, o dello scatenarsi d’agenti atmosferici, ma di maldestre idee e azioni umane. Del parere di costruire dove non andrebbe costruito, di “sanare” e non demolire gli abusi, e di altre realtà in contrasto con le leggi naturali, prima che umane. Leggi umane in armonia con quelle naturali, provvedimenti amministrativi e attività umane in coerenza con queste norme, sono l’essenza del comportamento dell’individuo signore di se stesso, cioè non schiavo della propria avidità.

Una legislazione e un Governo sono liberali quando, innanzitutto, non tollerano l’avidità di uomini morti nell’anima. Questo va capito, non solo nel territorio napoletano.