L’inclusione che esclude

lunedì 13 marzo 2023


Il socialismo, nella neolingua orwelliana à la page ribattezzato o reinvented capitalism, è il modo più efficace per trasformare i cittadini in resilient civil servants. In una parola: sudditi. Le élite al potere lo hanno intuito da tempo e oggi portano avanti questo progetto con maggiore convinzione, con la complicità dei media e dei social al loro guinzaglio. Fiumi di parole ammantate di buonismo ipocrita, quindi, che invero celano un progetto subdolo e totalitario: i global leader fanno credere di agire prendendosi a cuore il nostro bene ma ambiscono, in realtà, solo alla dorata sopravvivenza dei loro imperi economici. Non possederete nulla e sarete felici, stiamo costruendo un mondo dove nessuno è escluso: queste sono le formule magiche del Nuovo ordine mondiale.

È INIZIATO TUTTO CON LA PANDEMIA

L’opzione di curarsi con i vaccini sperimentali, inizialmente prevista per circa il 70 per cento al fine di raggiungere l’agognata immunità di gregge, è diventata sempre più un’imposizione statale, con tanti saluti allo studio degli effetti avversi. In particolar modo in Italia, dove il Governo, nonostante l’adesione spontanea in pochi mesi di circa il 70 per cento degli italiani, ha posto sempre maggiori imposizioni per costringere le persone a vaccinarsi, con il premier Mario Draghi che si è spinto ad augurare che i renitenti provvedano fino a che, chi non si è vaccinato, possa rientrare nella nostra società. Insomma, se non ci si accoda alla volontà di potere, cioè al dogma sanitario dei vaccini, si è esclusi dalla vita civile. Una sentenza agghiacciante che getta le basi di un futuro nefasto per chi voglia curarsi come meglio crede.

MA PRENDIAMO UN ALTRO ESEMPIO APPLICATO: LE SOCIETÀ BENEFIT

Il nostro legislatore ha introdotto questa forma di impresa il cui compito dovrà essere non solo quello di generare profitti, ma anche di creare progetti sostenibili e inclusivi per il bene comune sia dei soggetti che interagiscono con l’azienda (azionisti clienti lavoratori), sia della comunità intera. Professionisti legati agli ordini professionali e addetti ai lavori affermano spavaldi che gli imprenditori, che non aderiranno al mantra ipnotico della sostenibilità e dell’inclusione, saranno penalizzati o dovranno dire addio alla loro attività. Insomma, a parole sono tutti inclusivi ma se non sei allineato al pensiero mainstream, se non segui la narrazione dominante sei escluso, gettato fuori come cibo scaduto. Anzi peggio, perché pare che l’Unione europea voglia farci mangiare anche cibi oltre la data di scadenza, quelli con la famigerata etichetta spesso buono oltre. Ma chi decide qual è il bene comune? Chi si arroga il diritto di pontificare su cosa è buono o cattivo? Sempre lo Stato. Uno Stato ormai sempre più Massimo ed Etico, che indirizza e decide le sorti dell’impresa, non più libera e autonoma nelle proprie scelte. Ipotizziamo un’azienda che riterrà di avvalersi di forza lavoro solo maschile, per un criterio di merito soggettivo dei lavoratori individuati. Colpevole di non colmare il gender gap, in futuro non solo sarà esclusa da regimi premiali e agevolazioni, ma subirà forti penalizzazioni fiscali e di immagine. Scriveva John Stuart Mill che impedire l’espressione di un’opinione è un crimine, anche se l’opinione è falsa. Quest’ultima, espressa e accettata in un confronto vivace di idee, porta un beneficio, perché dà una percezione più nitida della verità. Galileo, nel Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, chiese che venissero presentate obiezioni forti al sistema copernicano da lui difeso, proprio per valorizzare le sue tesi. Il progresso si fonda, infatti, sul dibattito con tesi opposte. Proprio il contrario di ciò che accade in questi tempi cupi della cancel culture, dove chi ha opinioni differenti viene messo barbaramente a tacere.

E CHE DIRE, INFINE, DELLA NUOVA RELIGIONE BATTEZZATA CLIMATE CHANGE?

L’Unione europea sta premendo sull’acceleratore per traghettarci verso un pianeta sempre più verde e puro, talmente puro che le piante conteranno più degli umani, minacciati impietosamente sui due beni simbolo della libertà individuale: la casa e l’auto. Bruxelles persegue questo scopo a colpi di direttive green: quella sulle auto è in stand by grazie all’intervento a gamba tesa di Italia e pochi altri Paesi, quella sull’efficientamento energetico delle case è invece in rampa di lancio: gli edifici residenziali di tutt’Europa dovranno raggiungere almeno la classe energetica E entro il 2030 e in D entro il 2033. Il tutto per vivere in un ambiente più sostenibile. Per chi non si vorrà adeguare o non hai i mezzi per farlo, si prospettano scenari quelli sì insostenibili: spese enormi e impossibilità di locare o alienare l’immobile. Perché vivremo in un mondo inclusivo.


di Luca Bonanni