Pagina 7 - Opinione del 06-9-2012

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II
CULTURA
II
Il prossimocattivodi Batman saràSabinaGuzzanti
di
PIETRO SALVATORI
a differenza tra il cinema italia-
no e quello statunitense è che
dalle nostre parti si producono film
politici sul genere di
Come te nes-
suno mai
, mentre a Hollywood sfor-
nano pellicole alla stregua di
The
dark knight rises
. I neofiti saranno
sorpresi di apprendere che l’uomo
pipistrello avrà il suo peso immagi-
nifico nella corsa alla Casa Bianca.
Chi invece ha seguito il dibattito che
si è sviluppato negli States – e che
ha avuto uno stanco riflesso anche
dalle nostre parti –sa di cosa stiamo
parlando. Batman combatte la pro-
pria battaglia di supereroe mai come
ora al fianco delle forze del bene. E
contro un cattivo che priva di pro-
fondità la polisemia del male descrit-
ta dalle due versioni del Joker, dal
ghigno mefistofelico di Jack Nichol-
son, prima, e di Heat Ledger poi.
L’antagonista che affronta il Cava-
liere oscuro nel suo ritorno, Bane,
emerge dal ghetto di Gotham City.
Simbolicamente calato nelle fogne
della città, omaggio alla mitologia
batmaniana (da lì veniva il Pinguino
di Danny De Vito), ma anche meta-
fora del ricettacolo di reietti, pronti
fideisticamente ad immolarsi per la
sovversione dell’ordine esistente, di
qualunque tipo sia la promessa di
cambiamento che cela. Il suo obiet-
tivo è distruggere i gangli decisionali,
colpire al cuore la collettività sman-
tellandone “i poteri forti” (lisa for-
muletta giornalistica che ben descri-
ve l’intangibile contesto di una realtà
filmica). La sua è una lotta contro
l’ordine costituito, in una Gotham
che completa il suo cammino dalla
città favolistica descritta da Tim
Burton nei primi due capitoli della
lunga carriera cinematografica del-
l’uomo pipistrello, al mondo reale.
Una città difesa dalla propria poli-
zia, insofferente come da tradizione
hollywoodiana alle ingerenze dei fe-
derali, nella quale si gioca in borsa,
ci si munisce di birra per assistere
ad una partita di football, si assiste
ad un discorso del presidente degli
Stati Uniti sulla tv di stato. L’attacco
di Bane non è al mondo insulare di
una città-stato che sembra vivere
sganciata da qualunque intercon-
nessione con il mondo che la circon-
da. Per la prima volta sente sul collo
il fiato, rassicurante ma anche tra-
ditore, di ciò che gli sta introno.
Quella del cattivo dal volto masche-
rato è una sfida alla collettività per
come si è modellata nel mondo che
conosciamo. Per sostituire alle pec-
caminose e frastagliate fatiche della
democrazia un regime del terrore,
nel quale la giustizia viene ammini-
strata arbitrariamente ma nel nome
del popolo, e la convivenza sociale
viene regolata, per il bene di tutti,
con prescrizioni da stato di polizia.
Novello giacobino, Bane è l’esaspe-
razione evidente di tutto ciò che cri-
tica l’ordine costituito senza avere
un’exit strategy che non sia quella
dell’imposizione attraverso la forza
di una propria visione ideologica del
mondo.
Mai come nel terzo episodio del-
la saga di Nolan, Batman si sovrap-
pone alla legge, identificata dalle di-
vise dei suoi pubblici tutori.
The
dark knight
affrontava in profondità
la discrasia tra il labile confine tra
la difesa della norma e la sua cor-
ruzione. Il Cavaliere oscuro era una
figura necessaria in un mondo nel
L
quale l’ondivaga natura dell’uomo
rendeva indefinito e magmatico il
confine tra il bene e il male. E com-
batteva contro un eroe nero, il Joker,
che praticava scientemente il caos
fine a se stesso: «Sono come un cane
che insegue una macchina, se la rag-
giungo non saprei che farmene». Ba-
ne rincorre la macchina statale. Ma
a differenza dell’uomo con le cica-
trici sa benissimo come trasformarla.
Si serve di un finanziatore che lo fo-
raggia per perseguire i propri scopi,
se ne sbarazza appena diventa inu-
tile, agguanta il potere per sostituirsi
a chi lo ha preceduto nella stanza
dei bottoni. Servendosi di truppe che
fideisticamente darebbero la vita per
il culto della rivoluzione. Un sovver-
timento che, una volta compiuto, fa
inorridire i suoi profeti laici. «Era
tanto che aspettavo la rivoluzione.
Ora che è arrivata, mi fa paura», di-
ce Catwoman, che pratica il disor-
dine al di fuori di una struttura or-
ganizzata e dei suoi riti confessionali,
ma per un proprio tornaconto per-
sonale. Attingendo a piene mani alle
cronache dei giornali, Bane come
primo atto di un piano che lo por-
terà a far saltare ponti e giustiziare
arbitrariamente civili inermi, assalta
la borsa, in una Gotham plastica-
mente calata nella Manhattan di og-
gi. Occupa fisicamente Wall Street,
ne distrugge le evidenze fisiche,
scombina con un click le impalpabili
evoluzioni finanziarie. Smentendo
goffamente di aver pensato ad un
sottotesto particolare nel preparare
la pellicola di cui è anche sceneggia-
tore, il regista Christopher Nolan
ha in realtà confermato che il suo è
un vero e proprio manifesto socio
politico del mondo contemporaneo:
«Non vedo questo film come
un’opera politica, sono gli altri a far-
lo. Io e Jonathan plasmiamo l’anta-
gonista in base a come il mondo ve-
de i cattivi di oggi. La nostra storia
somiglia alla realtà». Una realtà fat-
ta di contestatori che diventano bru-
tali carnefici sogli agli occhi dei con-
testati, a parere dell’autore. Una
lettura opinabile, nella quale tuttavia
Batman si schiera a tutela dell’ordi-
ne, al fianco di polizia ed esercito
impegnati a combattere un’ostinata
e ripida lotta nel tentativo di preser-
vare le fondamenta della città. Tanto
è bastato per farlo definire dal quo-
tidiano della sinistra british, il
Guar-
dian
, «un supereroe più vicino a
Mitt Romney che a Occupy Wall
Street». E se con il candidato mor-
mone alla Casa Bianca c’entra poco,
per dinamismo e carisma, non si
può fare a meno di notare come le
ali del pipistrello intervengano per
coprire i terminali dei broker terro-
rizzati dalla maschera cannibalica
di Bane (chi, guardandolo, non ha
pensato al ghigno reso celebre da
Il
silenzio degli innocenti
, rispolveri il
dvd). Senza contare che il Cavaliere
oscuro è anche Bruce Wayne, che
del gotha politico ed economico di
Gotham è tra i massimi esponenti.
Un film conservatore? Forse. Di si-
curo un’opera dell’arte cinemato-
grafica che riesce a far pensare in-
trattenendo. Che si caratterizza per
una stratificazione di senso anche
(probabilmente soprattutto) attra-
verso l’epica adrenalinica della sua
costruzione filmica. Una cosa è si-
cura: accapigliarsi per
The dark
knight rises
è assai meno ozioso di
un’interrogazione parlamentare
sull’ultimo film della Guzzanti.
La differenza tra
il cinema italiano
e quello statunitense
è che dalle nostre parti
si producono film politici
sul genere di “Come te
nessuno mai”, mentre
a Hollywood sfornano
pellicole alla stregua
di “The Dark Knight
Rises”. I neofiti saranno
sorpresi di apprendere
che l’uomo pipistrello
avrà il suo peso
immaginifico nella corsa
alla Casa Bianca. Chi
invece ha seguito
il dibattito che si è
sviluppato negli States
– e che ha avuto uno
stanco riflesso anche
dalle nostre parti –
sa di cosa stiamo
parlando. Batman
combatte contro un male
distruttivo, che parte
dall’irruzione aWall
Street per sovvertire
l’ordine costituito.
Un film conservatore?
Forse. Di sicuro un’opera
dell’arte cinematografica
che riesce a far pensare
intrattenendo.
Che si caratterizza
per una stratificazione
di senso anche
(probabilmente
soprattutto) attraverso
l’epica adrenalinica
della sua costruzione
filmica. Una cosa
è sicura: accapigliarsi
per“The Dark Knight
Risesӏ assai meno
inutile e ozioso
di un’interrogazione
parlamentare sull’ultimo
film della Guzzanti
L’OPINIONE delle Libertà
GIOVEDÌ 6 SETTEMBRE 2012
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