Page 4 - Opinione del 13-10-2012

II
POLITICA
II
Le primarie e il rischio di un pasticcio all’italiana
di
GIUSEPPE MELE
e primarie impazzano come
idea, come simbolo, come re-
denzione, come via d’uscita dal
cul
de sac
in cui si ritrovano elettori ed
eletti, gli attori della democrazia
rappresentativa. Nel timore che la
democrazia indiretta sia fallita, co-
me parallelamente, nella convin-
zione che serva solo a riprodurre
una casta oligarchica al comando,
le primarie vengono identificate in
un’occasione di democrazia diretta.
L’ultima occasione di far coesistere
referendum e parlamento, demo-
crazia diretta ed indiretta. Si tratta
evidentemente di un pasticcio isti-
tuzionale, politico e partitico. D’al-
tronde è figlio di altri pasticci e
confusioni. Il pasticcio dell’imita-
zione del modello istituzionale Usa,
cominciata dopo Mani Pulite, che
ha portato alla coesistenza di mi-
nisteri ed agenzie, assemblee ed au-
thority, burocrazie fatte passare per
aziende private, intrecciata con la
tendenza alla moltiplicazione delle
fonti del diritto. Il pasticcio del pre-
sidenzialismo, quasi concretizzato
nel bipolarismo, nel leaderismo e
nella personalizzazione delle fazio-
ni, eppure mai istituzionalizzato ve-
ramente, che è rimasto solo un
trend. Il pasticcio dell’autonomi-
smo territoriale, chiesto inizialmen-
te solo dalla Lega, e solo per il
Nord (cioè la parte del paese capa-
ce di gestirlo). Che è stato istituzio-
nalizzato su un altro piano concet-
tuale, quello della parità di
sovranità tra stato centrale e 22 re-
L
gioni, più di cento province, quasi
diecimila comuni, così da renderlo
un problema peggiore della solu-
zione. Tante idee forza (presiden-
zialismo, federalismo, americani-
smo, europeismo) sono state
assorbite da eletti e elettori (come
lo erano stati ambientalismo e pa-
cifismo), come spezie aggiunte alla
pietanza, senza mai la capacità, la
forza e l’onestà di proporre ed cu-
cinare fino in fondo un solo menu.
Le primarie sono un evento parti-
tico tipicamente Usa, perché colle-
gate in quel contesto alla scelta tra
registrarsi per il voto o no, tra vo-
tare e no. Nella mentalità pratica
americana, che non concede alla
politica di entrare oltre un tanto
nelle libertà di individui e di corpi
intermedi, il non voto è una scelta
legittima, largamente praticata, che
sfiora ed anche supera il 50%.
Molti da noi lo definiscono l’anti-
democrazia, il disimpegno, e la di-
sillusione civile. Sono gli stessi che
credono che la politica possa e
debba fare tutto. Le primarie sono
quindi il metodo, pompato da un
suo
show business
,
di portare i cit-
tadini al voto, poi al partito, infine
al candidato. L’apparato che le or-
ganizza è costituito da eletti e stu-
diosi ma soprattutto da professio-
nisti del settore. Nessuno proviene
da una scaletta congressuale, sem-
mai da una gigantesca cooptazione
largamente influenzata dal peso de-
gli sponsor. Chi parla di primarie
in Germania, dice il falso. Là le pri-
marie sono i congressi: prima fe-
derali, poi nazionali. La Germania
è una vera federazione ed ogni land
può mettere il veto sulle norme che
lo tocchino direttamente. In quel
contesto, il Renzi locale per rotta-
mare il vertice di ex Pci ed ex Dc
centrali, non avrebbe dovuto che
vincere nel suo congresso regionale
e poi allearsi con un numero suffi-
ciente di leader regionali Pd. In re-
altà le primarie distorte all’italiana
sono una
conditio sine qua non
per
la sinistra nostrana, tutt’oggi orfana
del Pci e del frontismo. Con le pri-
marie, tornano a giocare insieme i
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partiti direttamente eredi del
Pci, più i vari cattolici, progressisti
e socialisti del fronte unitario del
dopoguerra. Chi vuole la completa
maturazione del Pd a partito cen-
trista capace di allearsi con gruppi
di moderati, non vorrebbe le pri-
marie che invece deve subire sotto
l’ondata della piazza. Quella piazza
che un tempo il Pci dominava e che
oggi il Pd subisce. Nel centrodestra
l’esigenza delle primarie è sbandie-
rata da chi vorrebbe smarcarsi da
Berlusconi, padre padrone di sem-
pre; ma anche da chi pretende de-
mocrazia interna o democrazia di-
retta. Parallelamente vengono
ancora richiesti congressi territoriali
Pdl che tra d’altro dalla primavera
sono stati anche effettuati qui e là
con maggiore o minore serietà. Le
richieste di primarie e\o congressi
fiiniscono per confondersi ed esplo-
dere ogni qualvolta che appaia si-
curo il ritiro dalla candidatura elet-
torale del Cavaliere per poi sopirsi
di fronte a nuove scese in campo.
La richiesta di primarie, come quel-
la congressuale, cozza con una tra-
dizione di convention che ha sem-
pre tenuto insieme diverse anime,
attraverso un pugno di dirigenti
apicali, cattolici, nazionalisti e laici,
strettamente legati a Berlusconi.
Chi chiede di più le primarie è il
pugno di liberali strictu sensu, che
sarebbero i primi ad esserne mor-
tificati. Una volta messe in campo,
le primarie di destra sarebbero il
derby tra leader cattolici al nord e
tra leader postfascisti al sud, se-
gnando un arretramento del livello
del gruppo dirigente. A sinistra, le
primarie sono l’ultimo modo per
tenere insieme la forza dell’ex Pci,
che venne meno per questioni in-
ternazionali. A destra, le primarie
non farebbero resuscitare il senso
di sé di quelli che furono democri-
stiani, missini, socialisti, repubbli-
cani, socialdemocratici e liberali.
Per avere senso in Piemonte e Ve-
neto, dovrebbero poi includere i le-
ghisti che oggi invece marcano il
distacco dal centrodestra. In realtà
le primarie, idea bislacca di una si-
nistra italiana che deve tenere in-
sieme l’impossibile, dall’antagoni-
smo al liberismo progressista, sono
solo l’ultimo degli esempi della
continua fotocopia di idee sinistre
fatte dalla destra. Non si compren-
de perché il centrodestra si metta
a copiare l’ambientalismo, il giu-
stizialismo, il kilometro zero, l’eu-
roburocratismo, il familismo, il
neovipfemmismo, il pacifismoe
l’eticismo, deludendo costantemen-
te i suoi elettori. Le primarie non
garantiscono battaglia tra diversi
contenuti: eliminazione del sosti-
tuto d’imposta, vero grimaldello
della ricostruzione fiscale, fine del
valore legale del titolo di studio,
tetti reddituali per pensioni e per
manager pubblici, lotta al sistema
giustizia, fine degli albi, nuove po-
litiche europee ed estere, reddito di
sostegno e non cassa integrazione,
unificazione sindacale e partecipa-
zione. A che serve una pseudoele-
zione tra le mille cui l’elettore è già
chiamato? Si attende qualcuno nel
centrodestra che chieda la fine della
Regione speciale siciliana, a pre-
scindere da chi vinca nell’isola.
Questo è il senso di una fazione (ed
i partiti non sono altro che fazioni
private): un’idea, una proposta, la
sua applicazione. Altrimenti basta-
no i prefetti ed i magistrati con cor-
redo di
panem et primaries
.
I gazebo sono
indispensabili
per la sinistra orfana
del Pci e del frontismo
Il rischio è di confondere
i cittadini che saranno
chiamati al voto
in primavera
Le mille anime del Pd si confrontano ai gazebo
ppare evidente che le inchieste
della magistratura hanno
squarciato un velo e messo a nudo
la esistenza di una trama di rela-
zioni illecite nella politica e negli
enti locali, che rischia di sgretolare
il sistema della rappresentanza de-
mocratica. La corruzione nel mon-
do politico ed economico, l’intrec-
cio tra politica affari e criminalità,
rappresentano una grave patologia
italiana che ha provocato un di-
stacco, confermato dai sondaggi,
tra le istituzioni e la società civile,
tra i partiti e la pubblica opinione.
Da questo punto di vista l’idea di
ricorrere al sistema delle primarie
di coalizione, decisa dal Pd, per
scegliere il candidato premier del
centrosinistra, costituisce una no-
vità di grande rilievo democratico.
Allo stesso modo, dopo che il Sil-
vio Berlusconi ha annunciato la
sua volontà di non ricandidarsi al-
la premiership del centro destra, si
spera che il candidato premier del-
la coalizione dei moderati e dei li-
berali e riformisti sia scelto con il
medesimo sistema, onde riavvici-
nare i cittadini alla politica e sa-
nare la frattura che si è aperta nel
rapporto tra politica, istituzioni e
società. In particolare, è essenziale
interrogarsi e chiedersi i veri motivi
della contesa che oppone, in vista
delle primarie che si svolgeranno
tra poco in base alle regole appro-
vate dalla assemblea del Partito de-
mocratico, Matteo Renzi a Pierlui-
gi Bersani. In apparenza sembra
che il motivo del conflitto sia do-
vuto alla volontà del sindaco di Fi-
A
renze, nella ipotesi che dovesse pre-
valere alle primarie ed essere desi-
gnato come candidato del centro
sinistra alla carica di premier, di
escludere dalle liste per le elezioni
del nuovo parlamento i vecchi e
storici leader della sinistra italiana,
come D’Alema, Veltroni ed altre
personalità. In realtà, il conflitto
politico non è circoscritto soltanto
alla necessità di avviare il rinno-
vamento generazionale, da Renzi
e da altri considerato ineludibile e
non più rinviabile. Infatti Renzi
spesso si trova in polemica con i
cattolici che hanno un ruolo di pri-
mo piano nel Partito democratico,
come Franceschini, Fioroni, Bindi,
Letta. Questo aspetto della dialet-
tica politica che si sta sviluppando
nel Pd lascia sconcertati ed in pre-
da allo stupore, poiché Renzi e gli
altri politici di ispirazione cattolica
e che si richiamano al cattolicesi-
mo democratico provengono dalla
stesso Partito popolare e dalla
Margherita. Per capire le ragioni
profonde del conflitto politico che
c’è nel Pd tra i cattolici, superando
la questione del rinnovamento ge-
nerazionale, occorre considerare i
diversi e inconciliabili approcci cul-
turali che da sempre attraversano
l’universo della cultura politica dei
cattolici italiani. I dossettiani, cat-
tolici di sinistra, a cui appartiene
Rosy Bindi, hanno una visione in
campo economico che privilegia
l’economia sociale di mercato. I
cattolici che si richiamano alla ere-
dità politica e culturale di De Ga-
speri come Renzi, invece, hanno
una ispirazione culturale palese-
mente liberale e favorevole al libe-
ro mercato, che comporta uno sta-
to leggero e una diversa
concezione tra stato e mercato, im-
presa e società, politica e istituzio-
ni. Ora non vi è dubbio che le cri-
tiche che Renzi ha ricevuto dai
politici cattolici del suo partito di-
pendono dalla diversità esistente,
come dimostrano i libri di Pietro
Scoppola, tra queste due diverse
correnti di pensiero del mondo cat-
tolico. Renzi, che considera il gran-
de sindaco di Firenze Giorgio La
Pira il suo maestro, uomo politico
di alta rettitudine morale ed ani-
mato da un grande anelito verso
la pace, è impegnato a creare un
centro sinistra che sia in grado di
esprimere le idee del cattolicesimo
liberale e si ponga in una ideale li-
nea di continuità con l’esperienza
politica e storica di Alcide De Ga-
spari. Tuttavia nel partito demo-
cratico non vi è soltanto questo
confronto tra i cattolici, che si ri-
chiamano a diverse ispirazioni cul-
turali e ideali, ma anche la presen-
za di due di diverse visioni della
società nella sinistra, che rappre-
senta l’altra parte del gruppo diri-
gente del Pd. Infatti vi è una parte
della sinistra che si proclama di-
chiaratamente Europea e riformi-
sta, ed un’altra che insegue in no-
me della vocazione maggioritaria
il sogno di conquistare l’egemonia
sulla società politica italiana. Que-
sto fatto innegabile spiega la posi-
zione ondivaga e contraddittoria
del gruppo dirigente del PD di
fronte alla cosiddetta Agenda
Monti, che riassume i provvedi-
menti e le riforme adottate dal go-
verno tecnico di Monti, per evitare
che il Paese rimanesse, con i suoi
ritardi storici, invischiato nella cri-
si economica prodotta dalla reces-
sione economica e condannato al
declino. Addirittura il responsabile
economico del Pd, Stefano Fassina,
in un suo recente articolo, ha
espresso critiche aspre e argomen-
tate in modo chiaro ed inequivo-
cabile, mettendo in discussione la
politica economica perseguita in
vista del risanamento dal governo
Monti, accusato di avere privile-
giato il rigore e l’austerità, e di non
avere fatto nulla per la crescita e
la ripresa. Tutto questo preoccupa
e lascia sconcertati, poiché, chiun-
que dovesse prevalere alle prossime
elezioni politiche, non vi è dubbio
che dovrà, nell’interesse supremo
dell’Italia, proseguire la politica di
rigore per mantenere un forte e so-
lido legame con l’Europa, da cui
la sorte del nostro paese dipende.
In effetti è proprio sui temi dell’Eu-
ropa politica e federale, che si deve
costituire sostituendo il metodo in-
tergovernativo con cui sono state
gestite le istituzioni comunitarie,
che la prossima campagna eletto-
rale dovrebbe basarsi. I temi della
crisi economica, della competizione
globale, della energia, dell’ambien-
te, del nuovo stato sociale, della
immigrazione, dimostrano che gli
Stati nazionali da soli non solo
non sono in grado di affrontare
questi problemi epocali, ma, all’in-
fuori della prospettiva della unione
Europea e federale, sono condan-
nati alla irrilevanza ed alla impo-
tenza e ad esercitare un ruolo inin-
fluente. Si spera che il confronto
politico, tra le due coalizioni, che
si contenderanno la guida del pae-
se nel 2013, avvenga su questi temi
programmatici e culturali. Per
adesso, a parte gli scontri polemici
e personali tra Renzi e Bersani, e
tra Renzi e i politici cattolici, dal
Pd non è emersa ancora una valida
e netta proposta di governo, sicchè
i moderati ed i liberali hanno il
dovere di avanzare le loro idee, per
delineare una visione ideale con
cui modernizzare il paese e con-
durlo fuori dalla crisi economica.
GIUSEPPE TALARICO
K
Matteo RENZI
L’OPINIONE delle Libertà
SABATO 13 OTTOBRE 2012
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