Madrid traballa più di Roma

Ieri la Spagna si è fermata per lo sciopero generale indetto dai sindacati contro i tagli previsti dalla finanziaria lacrime e sangue che il governo del premier Mariano Rajoy si appresta a varare.

L'economia spagnola in questo 2012 sta andando a picco e le incertezze del nuovo premier, eletto con una maggioranza plebiscitaria, spaventano i paesi dell'Unione europea. Soprattutto  i paesi  mediterranei, come l'Italia, che temono di essere contagiati dalla crisi spagnola.

Il premier italiano, Mario Monti, nel convegno di Cernobbio, con molta franchezza, ha dichiarato: «La Spagna è una fonte di preoccupazione per l'Europa».

In effetti c'è di che essere preoccupati se si considera che la disoccupazione spagnola è arrivata al 23% e quella giovanile al 49,9%, mentre il Pil nel 2012, asfissiato dalla cura lacrime e sangue imposta da Fmi e Ue, calerà a -1,7%.

Intanto i primi mesi del 2012 stanno portando la penisola iberica verso il baratro finanziario, lo spread tra i bonos spagnoli e i bond tedeschi è arrivato a quota 340 punti, 32 in più dei BTP, con un rendimento del 5,34%.

Gli spagnoli, costretti a fare i conti con i tagli di stipendi e pensioni, si chiedono perché la speculazione ha deciso di mettere sotto pressione la Spagna e non l'Italia. La risposta è semplice: Madrid, nell'ottica speculativa dei mercati, è un bersaglio più debole di Roma nel 2012. Mentre nel 2011, con l'Italia in crisi, la Spagna sembrava una penisola felice: il governo Zapatero, anche se dimissionario, approvava l'austerity senza calcoli elettorali, tagliando pensioni, stipendi e bonus bebè.

Nel 2012 è tutto cambiato tra i due paesi: il governo Monti ha varato la riforma delle pensioni, le semplificazioni, le liberalizzazioni e la nuova normativa sul lavoro, mentre il governo di Mariano Rajoy, pur avendo avuto una maggioranza plebiscitaria, si è mosso con grande incertezza: ha rivisto al rialzo dal 6 all'8,5% il rapporto deficit Pil del 2011, ha riformato il mercato del lavoro, ma non ha ridotto con determinazione le spese.

Il fatto più grave commesso dal premier Rajoy è stato, subito dopo l'approvazione del fiscal compact, l'aver annunciato in modo unilaterale all'Eurogruppo che la Spagna non avrebbe rispettato il limite del rapporto deficit-PIL del 4,4% fissato dai trattati, auto-alzandoselo al 5,8% (l'Italia è al 3,9%), indisponendo così tutti i paesi dell'Eurozona. I quali pretendono che Madrid riporti il rapporto deficit/Pil al 3% entro il 2013, per cui il governo spagnolo deve trovare 55 miliardi di euro in due anni.

La strada è in salita e la speculazione dei mercati è in agguato. Da ciò si evince che la situazione finanziaria in cui la Spagna  è venuta a trovarsi è tanto seria che la cancelliera Angela Merkel ha deciso di venire in soccorso a Madrid, annunciando che la Germania è disposta ad aumentare il Fondo Salva - Stati da 500 a 700 miliardi di euro, per mettere in condizione la penisola iberica di accedere alle risorse del Fondo per uscire dalla crisi.

Al punto in cui la Spagna è arrivata, c'è chi si chiede se si avrà un'altra Grecia.