Mennea: «Ricordare Monaco 1972»

Il Comitato Olimpico Internazionale deve avere il coraggio di  commemorare con un minuto di silenzio e con altre cerimonie l'olocausto degli undici atleti israeliani trucidati da terroristi palestinesi quel maledetto 5 settembre 1972 durante le Olimpiadi di Monaco. Lo sostiene in una lettera aperta allo stesso comitato olimpico l'ex recordman mondiale dei 200 metri, l'italiano Pietro Mennea. Che ha una propria particolare spiegazione, un po' giustificazionista, anche per il gesto compiuto dai sicari dell'Olp di Arafat e Abu Mazen (che fu il finanziatore materiale dell'operazione): «l'attentato alle Olimpiadi di Monaco del 1972 è stato il modo per i palestinesi di partecipare ai Giochi, una risposta al silenzio del Cio, che aveva ignorato la richiesta di iscrizione di un loro comitato...»

Mennea, stando bene attento agli equilibri, anzi agli equilibrismi, dell'organismo olimpico, ha però avuto il coraggio di rompere il muro di silenzio che gli organizzatori di Londra 2012 sul tragico anniversario. Ecco cosa dice la lettera aperta: «Gentile Presidente, le scrivo questa lettera, nella mia veste di atleta olimpico ed olimpionico, avendo partecipato a ben 5 edizioni dei Giochi Olimpici (dal 1972 al 1988) e avendo conquistato il titolo olimpico a Mosca nel 1980. Quest'anno ricorrono i 40 anni dalla strage di Monaco (5 Settembre 1972) avvenuta durante i Giochi Olimpici, tragedia che ha comportato l'uccisione di 11 atleti israeliani, che come me e tanti altri, inseguivano un sogno e mai avrebbero pensato di poter rimanere coinvolti in un atto politico-terroristico a loro del tutto estraneo... bisogna riconoscere e ammettere che allora il Cio e tutti noi atleti siamo stati colti impreparati da questo tragico evento con il suo tristissimo epilogo, e forse non fu fatto abbastanza per onorare  le giovani vite spezzate di quegli atleti…»

Scrive ancora Mennea: «Ho sempre creduto e ancora oggi credo fermamente  nell'importanza dei veri valori olimpici e in cui tutti e soprattutto i giovani dovrebbero credere e riconoscersi. Ritengo pertanto che sarebbe importante che tutta la famiglia olimpica gli riconoscesse il giusto tributo anche solo con un minuto di silenzio, magari ricordando i loro nomi, nel corso dei  prossimi Giochi Olimpici di Londra».

Ai cronisti che gli hanno chiesto di precisare il senso di questo appello Mennea ha precisato che «ora come allora il  Cio non fornisce risposte e  ha paura della sua stessa ombra…all'epoca, l'unico interesse era quello di far proseguire le Olimpiadi distogliendo l'attenzione dall'evento di sangue anche perché presidente del Comitato olimpico internazionale era allora Avery Brundage, il peggiore tra quelli succedutisi nel ruolo».

Adesso il sasso nello stagno, sia pure con il metodo del colpo al cerchio e di quello alla botte, Mennea lo ha lanciato.  Vedremo se gli organizzatori di Londra 2012 risponderanno girando la testa dall'altra parte e facendo finta di niente. Certo per le Olimpiadi sarebbe un pessimo segnale. Persino peggiore di quelli che vengono dalla Grecia. Il paese che nell'antichità per primo organizzò i giochi di Olimpia tra tutte le popolazioni che si affacciavano sulle sponde del mar Mediterraneo.