Se la nuova Tunisia sgozza gli "apostati"

«È questo l'Islam? È questa l'immagine di noi che mandiamo nelle caselle di posta elettronica di Germania, Inghilterra e America? È questa l'ideologia di chi si appresta governarci?».

Tawfiq Okasha è un commentatore politico liberale, ed è anche il conduttore della trasmissione che va in onda periodicamente sulla rete televisiva "Egitto Oggi" (Al masr al yaum). 

La sua faccia è visibilmente sconvolta dopo avere mandato in onda una decapitazione rituale di un apostata cristiano che alcuni "criminali islamici", come vengono chiamati nella didascalia, hanno compiuto in una qualche zona della Tunisia meridionale. Ai confini con zone ormai preda di terroristi e assassini vari, adesso che le rivoluzioni arabe hanno fatto il loro corso.

Il video, che potrebbe intitolarsi sarcasticamente "Islam, religione di pace", è visibile su YouTube.

Un giovane viene ripreso mentre è tenuto fermo da uomini mascherati. La sua testa è tirata all'indietro, con un coltello alla gola. Lui non lotta e ha le mani e i piedi legati come un capretto e sembra rassegnato al suo destino. Viene salmodiato un certo numero di preghiere musulmane e suppliche, soprattutto contro il cristianesimo, che, a causa del dogma della Trinità, viene indicato come una fede politeista. Poi, al grido di "Allahu Akbar" (Dio è grande), l'uomo mascherato che teneva il coltello alla gola dell'"apostata" comincia a tagliare la gola. Alla fine gli asporta la testa dopo circa un minuto. Infine, la testa mozzata viene tenuta in alto e l'altoparlante trasmette slogan islamici di vittoria.

Ormai il fanatismo islamico si è trasferito a due passi da casa nostra, grazie a chi ha promosso queste finte rivoluzioni arabe e a chi, come Obama, le ha finanziate credendo di potere sostituire la classe dirigente corrotta dei dittatori terzomondisti, un tempo legati al Patto di Varsavia, con una nuova, fatta di islamisti. Come i Fratelli Musulmani. Ebbene da quando Egitto, Tunisia e Libia sono in mano a questi "Ikhwan al Muslimin", episodi come questi non sono più marginali come sarebbero stati ai tempi di Ben Alì, Mubarak o Gheddafi. Stanno diventando la regola. Infatti, come fa capire il conduttore televisivo, non solo liberale ma molto onesto intellettualmente, è vero che esiste una differenza tra i terroristi salafiti o qaedisti e i Fratelli Musulmani, ma il problema è che condividono la stessa ideologia islamista che vuole permeare di sé la società e lo Stato.

Un po' la distinzione che c'era tra i brigatisti rossi e l'area dell'autonomia operaia. Entrambi propugnavano la violenza armata di sinistra, ma i primi prediligevano il terrorismo assassino spicciolo. Bella consolazione quindi. E d'altronde basta leggersi la voce dell'enciclopedia dell'Islam che parla dell'apostasia, cioè del professare o del convertirsi in un Paese islamico ad altra fede da quella mussulmana. E cosa vi si legge? "C'è unanimità che l'apostata maschio debba essere messo a morte". L'unanimità sarebbe quella degli "ulema" o dei "saggi", come lo sceicco Yousuf al Qaradawi, il grande leader della Fratellanza Musulmana in Egitto.