09 giugno 2012ESTERI
Nel corso dell'ultimo summit della Shanghai Cooperation
Organisation (Sco), tenutasi questo giovedì a Pechino,Vladimir
Putin ha incontrato il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad che
era presente in qualità di osservatore.
In tale occasione, Putin ha ribadito i rapporti di tradizionale
amicizia tra la Russa e Iran e l'impegno di Mosca nel promuovere la
modernizzazione tecnologica della Repubblica Islamica. Da queste
premesse, il presidente russo ha sostenuto il diritto dell'Iran a
sviluppare una propria tecnologia nucleare a scopo civile e ha
dichiarato che il Cremlino sarebbe in contatto costante con Teheran
per una soluzione pacifica della crisi che, proprio sulla questione
nucleare, ha isolato la Repubblica Islamica dalla comunità
internazionale.
Il capo di Stato russo ha ribadito il proprio impegno alla non
proliferazione delle armi di distruzione di massa e la fiducia nei
confronti dell'Iran, sostenendo che il regime degli ayatollah stia
lavorando costruttivamente e che non starebbe sviluppando armi
nucleari. Anche il Presidente iraniano ha ribadito il diritto del
popolo iraniano di "accedere alle moderne tecnologie", compreso
l'uso pacifico dell'energia nucleare, e ha attribuito alla Russia
un ruolo chiave nella risoluzione della crisi, definendola una
«Nazione potente e grande, che è stata in grado di risolvere grandi
questioni con onore e prendere il suo posto sulla scena
internazionale». Inoltre, Ahmadinejad ha ringraziato Putin per la
cooperazione tecnologica russa in campo nucleare, che ha reso
possibile la nuova centrale di Bushehr divenuta, oramai, «un
simbolo della cooperazione positiva e costruttiva» tra i due
Paesi.
Probabilmente Putin spera di rilanciare un ruolo determinante
della Russia nello scacchiere internazionale e, magari, di avere
qualche concessione in politica energetica e sul negoziato per lo
status giuridico del Caspio. Allo stesso tempo, Putin vorrebbe "de
occidentalizzare" la risoluzione della crisi siriana, conferendo
all'Iran un ruolo importante. La Russia cerca, così, di
accreditarsi come un punto di riferimento per un Paese isolato e
uscire dall'imbarazzo di aver sostenuto le sanzioni contro il
regime di Teheran.
Il Cremlino spera, ora, di rendere l'Iran più flessibile a
cooperare con l'Aiea e di assumere un ruolo da mediatore
rilanciando la propria diplomazia a pochi giorni dal prossimo round
negoziale tra Iran e il gruppo 5+1, che avrà luogo proprio a Mosca
il 18 e 19 giugno.
L'Occidente, che cerca di persuadere l'Iran a rinunciare al suo
programma di arricchimento dell'uranio sospettandone finalità
belliche, rimane scettico; e Washington ha dichiarato di essere
disposta a inasprire le sanzioni contro l'Iran se il round
moscovita non porterà progressi sul negoziato del programma
nucleare iraniano.
Nulla di buono emerge dal'ultimo allarme lanciato da Robert
Wood, rappresentante americano presso l'Aiea, che ha denunciato
un'apparente collaborazione da parte delle autorità iraniane che,
in realtà, disporrebbero già di sufficiente materiale nucleare per
fabbricare un numero considerevole di testate.