12 giugno 2012ESTERI
In Francia c'è un solo partito vincitore delle elezioni per il
rinnovo dell'Assemblea Nazionale: l'astensionismo. La vittoria del
Partito Socialista è diventata un dettaglio secondario, perché,
domenica, il 43% degli aventi diritto al voto non si è recato alle
urne per il primo turno delle legislative. La Francia non è
l'America: solitamente, almeno per le elezioni nazionali, il dato
dell'affluenza è molto alto. L'astensionismo non è da intendersi
come "accettazione passiva" del vincitore (come negli Usa), ma come
un segno di disgusto nei confronti dei politici. Il grafico
pubblicato dal sito "Contrepoint.org" rende meglio l'idea: il
"partito" del non-voto doppia sia il Partito Socialista che l'Ump
(gollista) e si assicura una schiacciante maggioranza relativa. E
lo stesso sito rileva un altro dato che solitamente sfugge ai
grandi media: il numero dei non iscritti al voto: l'8%, quasi un
decimo della popolazione.
Secondo Jean Yves Dormagen, sociologo, intervistato da "Le
Figaro", la politica francese gode di sempre meno fiducia
nell'elettorato perché non è più rappresentativa della società
francese odierna: «I deputati sono soprattutto uomini, hanno più di
50 anni, sono bianchi e di estrazione sociale elevata. Gli
astensionisti sono, a maggioranza, giovani, poveri, vivono nei
quartieri popolari». Questa tesi sociologica farebbe molto piacere
anche ai politici comunisti. E in effetti Dormagen cita proprio il
Pcf dei tempi che furono, quale esempio di partito che, sino agli
anni '80, sapeva intercettare gli interessi dei "proletari". I
partiti politici tradizionali vorrebbero riaccendere l'entusiasmo
con una riforma elettorale, tornando al proporzionale. Se il
maggioritario a doppio turno limita la rappresentatività del voto
popolare, pensano, il proporzionale farebbe tornare in auge anche
le minoranze finora escluse. Ma chi propone la riforma sembra (o
vuole) dimenticare che l'astensionismo è un rifiuto di tutti i
partiti. E una volta superata la soglia del 40% indica che non è
solo un gesto di frustrazione degli elettori di forze minoritarie
extraparlamentari.
Tuttavia ci può essere una spiegazione alternativa sia alla tesi
sociologica, sia a quella istituzionale? Per ora, in attesa del
secondo turno (la settimana prossima) ci si può limitare solo ad
alcuni spunti di riflessione: il Partito Socialista e l'Ump
propongono programmi sostanzialmente simili, resistenti ad ogni
idea di riforma strutturale dello Stato (nel caso del Ps) o
incapaci di attuarla (Ump). Il voto di ribellione confluisce
soprattutto nel Fronte Nazionale (che ha conquistato un incredibile
13,6%, quasi il doppio rispetto al 2007) che vuole ancor più
statalismo. Europa Ecologia e Fronte della Sinistra propongono
sostanzialmente la stessa ricetta economica del Fronte Nazionale,
anche se da posizioni ideologicamente opposte. Se guardiamo alle
idee e alle proposte, oltre che ai numeri, i casi sono due: o i
francesi si stanno ribellando allo statalismo, condiviso da tutti i
partiti. O, al contrario, vorrebbero ancor più autoritarismo e
identificano tutte le forze politiche come dei "lacché", più o meno
mascherati, del "grande capitale" europeo. Vista la cultura
politica dominante in Francia, questa seconda spiegazione appare
decisamente più realistica. Aggiungendovi anche quella fetta di
immigrati, tutt'altro che integrati, che non si identificano
affatto nella cittadinanza francese.