16 giugno 2012ESTERI
Da oggi gli egiziani sono di nuovo chiamati alle urne, per
votare il nuovo presidente. Ma si può solo immaginare con quale
spirito voteranno. Dopo le sentenze della Corte Suprema di giovedì,
gli elettori sanno che i loro voti per l'Assemblea Popolare sono
stati totalmente inutili, perché l'organo costituente e legislativo
è stato sciolto per volontà di giudici non eletti. A perderci sono
stati soprattutto i Salafiti e i Fratelli Musulmani, che avevano
conquistato la maggioranza dei seggi. Ma anche i rivoluzionari
laici e democratici, come quelli del Movimento 6 Aprile, sono
delusi e temono il ritorno del regime di Mubarak. Piuttosto che
votare per il candidato laico, nonché ex premier del vecchio
sistema, Ahmed Shafiq, ora preferirebbero annullare la scheda o
votare per Mohammed Morsi, leader di Libertà e Giustizia
(emanazione dei Fratelli Musulmani). E ormai non è da escludere
neppure lo scoppio di una guerra civile. Lo prevede Ayman El
Sayyad, esperto giuridico e capo redattore delle rivista Whagat
Nazar: « La violenza sarà inevitabile - dichiara ai microfoni
dell'Ansa - Gli eredi del vecchio partito di potere vorranno
vendicarsi, i servizi di sicurezza vorranno vendicarsi, i giovani
rivoluzionari altrettanto. È una lotta per l'esistenza».
Mohamed Morsi ha avvertito che se al voto ci saranno
«irregolarità» ciò scatenerà una «grande rivoluzione». Morsi ha
aggiunto che le sentenze della Corte suprema che hanno annullato la
legge che avrebbe impedito al suo rivale Ahmad Shafiq di candidarsi
e quella che ha sciolto il Parlamento controllato dalla
Fratellanza, indica che «c'è chi si sta battendo per un piano
maligno contro il popolo».
Nessuno entra nello specifico. Cosa comporterebbe il ritorno del
vecchio regime? E cosa, invece, una nuova vittoria degli islamisti?
Questo secondo scenario è esaminato con lucidità pessimista solo da
alcuni militari israeliani, fra cui il generale della ricerva Amos
Ghilad, un consigliere politico del ministro della difesa Ehud
Barak: «Morsi, che forse sarà presidente dell'Egitto già questa
settimana, dice: "Voglio un Califfato islamico con capitale a
Gerusalemme". Da noi c'è chi già commenta: "Non credetegli, lui
stesso non ci crede". Ma io ritengo che lui invece ci creda
davvero». La sentenza della Corte Suprema è un tentativo di
bloccare, con metodi tutt'altro che democratici, questo progetto
totalitario. Ma forse è troppo tardi: un ritorno al potere delle
élite del vecchio regime farebbe scoppiare una rivoluzione, ormai,
come minaccia Mohammed Morsi.