16 giugno 2012ESTERI
Il giorno tanto atteso alla fine è giunto: giovedì il premier
britannico David Cameron è stato ascoltato a Londra dalla Leveson
Inquiry, la commissione che sta cercando di far luce nei rapporti
tra media, politica e istituzioni dopo la scandalo che la scorsa
estate ha travolto la News International, succursale inglese
dell'impero News Corp. di Rupert Murdoch. Cameron è stretto amico
di Rebekah Brooks, ex braccio destro del magnate australiano ed ex
editor del domenicale News of the World, vittima sacrificale della
compagnia messa alle strette dalla scoperta che la redazione
intercettava le telefonate di personaggi famosi e dei protagonisti
delle vicende di cronaca.
Il rapporto tra i due negli ultimi mesi è stato scandito dai
messaggi privati che si inviavano e riproposti pubblicamente: per
ultimo il "Yes He Cam" scritto dalla giornalista al leader
conservatore alla vigilia della conferenza di partito del 2009 che
apriva la rincorsa di Cameron al Numero 10 di Downing Street. "Yes
He Cam" era anche il titolo con cui il tabloid The Sun, uno dei
pezzi pregiati della collezione di Murdoch, salutava la fine dei
lavori della convention. Un endorsement lampante ribadito nel 2010,
quando la Gran Bretagna andò alle urne per scegliere il successore
di Gordon Brown e dalle quali uscì l'attuale governo di coalizione
tra Tories e Liberaldemocratici: a poche ore dall'apertura dei
seggi, Cameron venne fotografato con in mano una copia del
quotidiano che vedeva in lui il miglior candidato per il ruolo di
Primo Ministro.
Il vero punto interrogativo della vicenda non è ancora stato
chiarito: Cameron sapeva o meno delle operazioni di "phone hacking"
orchestrare nella News International, considerato anche che uno dei
suoi stretti collaboratori per la comunicazione, Andy Coulson,
proveniva direttamente da quell'ambiente? Pur ribadendo il legame
d'amicizia con la Brooks, il premier ha strenuamente difeso le sue
posizioni di estraneità ai fatti, negando inoltre qualsiasi tipo di
voto di scambio: incassare il sostegno di Murdoch per ringraziarlo
in seguito agevolando i tentativi di News Corp. di acquisire
maggiore peso nella pay tv BskyB.
Passato (recente) e presente si incontrano perché la presenza
ingombrante di uno squalo come Rupert Murdoch ha caratterizzato
anche l'ascesa pubblica di Tony Blair, il leader che stravolse il
partito laburista per riportarlo al potere dopo anni di agonia.
Giungo al 1995: Peter Stothard, allora direttore del Times (altro
giornale edito da Murdoch) contattò lo staff di Blair suggerendo di
scendere in Australia per un incontro a quattr'occhi con il tycoon.
Viaggio che ebbe luogo e che ricorda nei suoi diari Alastair
Campbell, l'agguerrito spin doctor di Blair, pubblicati nel 2007.
Da conservatore, Murdoch era curioso di conoscere questo nuovo
personaggio che era volato anche a Washington per apprendere dagli
strateghi di Bill Clinton le mosse per permettere ai Laburisti di
vincere. Un'iniziale diffidenza da entrambe le parti, quindi
l'appoggio di Sun e Times a Blair che, nel 1997, conquistò il 43%
dei voti contro il 30% del conservatore John Major. Il New Labour
cominciò la sua rivoluzione, sponsorizzata pure da Murdoch.