Una nuova primavera nella Repubblica Ceca

Le elezioni primarie in Europa sono ormai una conquista della democrazia. Non solo in Italia e in Francia, ma anche nella Repubblica Ceca, ove si elegge il Presidente della Repubblica al primo turno l’11 e 12 gennaio 2013 e il ballottaggio 14 giorni dopo, per la prima volta con voto popolare diretto.

I candidati eletti alle primarie sono 9, di cui tre donne. Di queste la più accreditata è Tána Fischerová, figlia di un direttore di teatro deportato ad Auschwitz dai nazisti, scrittrice, ex attrice di teatro, attivista civile ed ex parlamentare per il raggruppamento “Unione per la libertà”.

La Repubblica Ceca con i suoi dieci milioni di abitanti, è uno degli Stati chiave dello scacchiere centro-orientale del gruppo di paesi entrati nell’Unione Europea nel maggio 2004, strettamente legata, sul piano economico, alla Germania, rappresenta un fattore di stabilità o di potenziale instabilità nell’Unione a seconda di chi sarà il Capo dello Stato.

Vi sono forti segnali che la Repubblica Ceca non sarà più quella del presidente uscente Václav Klaus, anti-europeista fino al punto di minacciare il rifiuto di firmare la Costituzione europea.

Il segnale che il clima politico sta cambiando è dato dalle ultime elezioni amministrative dell’ottobre 2012, nelle quali si è affermato il Partito Comunista in 13 regioni del paese mentre prima queste regioni erano governate dal 2004 dai partiti di centrodestra, e dal 2008 dal partito socialdemocratico e dai partiti di centro.

I comunisti sono arrivati al successo in virtù della delusione per le mancate promesse del centrodestra e per la crisi economica che attanaglia il paese in termini di disoccupazione, bassi salari su base media di 900 euro, e corruzione dilagante.

Quali rimedi adotterà il partito comunista ancora non si sa, anche se non è più quello che governava prima della caduta del muro di Berlino nel 1989.

Ritornando alle elezioni presidenziali, è da dire che la vera sorpresa delle primarie è stata Tána Fischerová che ha ottenuto 72mila voti, un grande successo dovuto al movimento che raggruppa giovani, donne e intellettuali fondato dalla stessa nel 2008, agli ambientalisti, alle liste civiche e alle centinaia di comitati di supporter, senza alcuna struttura di partito, senza finanziamenti pubblici o sponsor privati. Un’affermazione dovuta all’iniziativa popolare ed ai comitati di sostenitori che si sono formati sui “social network”, e con il passaparola elettronico, che si sono tassati con versamenti fino ad un massimo di 400 euro e con il loro lavoro per la propaganda.

Ed ancora. Con questi comitati spontanei in terra Ceca opera un comitato di sostegno che si rivolge ad oltre un milione di cechi che vivono all’estero e tifano per la Fischerová. La responsabile di questo comitato è Petra Janošková, esperta di relazioni comunitarie e già rappresentante della Moravia Centrale presso l’Ue, la cui attività è instancabile: lavora a stretto contatto con la Fischerová e d’intesa con la stessa porta avanti iniziative finalizzate ad allargare il consenso dei cechi sparsi in Europa.

Sostenuta da questa ampia base popolare ed in considerazione che il voto dei cittadini cechi non è condizionato dalle ideologie, ma premia i valori e la personalità dei candidati, Tána Fischerová potrebbe essere la prima donna eletta Presidente della Repubblica Ceca.

La Fischerová, figura indipendente della politica nazionale, nasce con posizioni molto vicine al leader della Rivoluzione di Velluto che ha condotto alla caduta del comunismo nel Paese, nonché ultimo Presidente della Cecoslovacchia e primo Presidente della Repubblica Ceca, Václav Havel, del quale viene indicata come la vera erede.

Impegnata nel sociale, nel volontariato e nella beneficienza, europeista convinta come lo fu proprio Havel, rappresenta un’anomalia del quadro attuale animata da uno spirito di rinnovamento che va oltre gli schemi sia dello schieramento socialdemocratico e comunista, sia del centro cristiano-democratico o dei conservatori.

La candidata presidente ha così riassunto il suo pensiero ed il suo programma: «Mi preme che ogni persona in questo paese possa vivere in un clima di fiducia reciproca, solidarietà e spirito creativo. Ciò richiede cambiamenti profondi nelle condizioni economiche e politiche attuali. Le persone creative hanno sempre vissuto tra noi, ma raramente hanno avuto la possibilità di esprimersi veramente. Ora è giunto il momento di provare a cambiare le cose perché il cambiamento è possibile, è in ognuno di noi». L’obiettivo politico che si prefigge la candidata è chiaro e di fondamentale importanza rispetto alla necessità di rinnovare l’architettura pubblica ceca, mai ammodernata dopo l’epoca comunista.

Alcuni commentatori in patria ed in Europa intravedono ora nel suo possibile successo il completamento della rivoluzione che si era aperta con la caduta del muro ed il ritorno di Havel alla guida del Paese.