Il sogno americano
inizia dal basket

di Umberto Mucci

15 gennaio 2013ESTERI

 

Lo sport ha da sempre un ruolo di veicolo culturale, sociale, economico e commerciale della società americana. L’approccio americano allo sport ha convinto generazioni di ragazzi e ragazze forgiandone la consapevolezza circa il carattere vincente della società americana; lo sport ha spesso agito da vero portavoce della cultura popolare statunitense, contribuendo a renderla interessante ed ammirata e persino imitata in tutto il mondo. Il ruolo dello sport nello sviluppo economico degli Stati Uniti è incommensurabile.

Si possono misurare gli ingenti investimenti di costante ammodernamento delle infrastrutture; l’impatto del merchandising, il business dei diritti sportivi con tutte le nuove tecnologie ed i nuovi device a disposizione degli utenti; i soldi che ogni giorno vanno in qualsiasi strumentazione che permetta agli americani di fare sport ad ogni età, in ogni luogo e per ogni condizione fisica; le migliaia di dollari spesi per la promozione pubblicitaria nell’ambito di ogni tipo di evento sportivo; il giro di affari dei media che si occupano di questa gigantesca fetta dell’economia americana: e sono numeri impressionanti. Ma quello che è impossibile quantificare è l’insegnamento al migliorare se stessi; a scommettere sulle proprie capacità; ad innovare su tecniche di allenamento e strumentazione di gara; a rappresentare con orgoglio i colori per i quali si gareggia; a rispettare l’avversario. Una società che beneficia di questi insegnamenti sviluppa un ecosistema imprenditoriale, economico, sociale e finanziario in grado di sempre primeggiare nel mondo.

Ciò è avvenuto anche grazie al contributo di tanti italoamericani, che nello sport hanno ricoperto un ruolo non solo da atleti ma anche da manager, commentatori, finanziatori, imprenditori, scopritori di talenti: dopotutto l’epopea degli italiani in America e la loro costante fenomenale crescita che li ha portati a salire uno ad uno i gradini della scala sociale, economica e culturale americana sono la migliore metafora della bellezza dello sport come fattore di livellamento di possibilità iniziali, e di premiazione finale del merito e dell’eccellenza. Nella storia dello sport americano, uno dei più prestigiosi tra questi italoamericani è Jerry Colangelo.

Oltre ad incarnare il sogno americano di chi nasce in una famiglia con pochi mezzi e raggiunge l’apice del successo, Jerry Colangelo è un vera e propria icona dello sport americano, non solo del basket: tra i suoi meriti c’è infatti anche quello di aver portato in Arizona l’hockey professionistico con i Phoenix Coyotes ed il baseball professionistico con gli Arizona Diamondbacks (che vinsero le World Series nel 2001). Ma è il basket che l’ha visto e lo vede protagonista più a lungo. È stato giocatore, allenatore, general manager (dei Phoenix Suns, il più giovane nella storia dello sport, a 26 anni), imprenditore, nominato dalla Nba dirigente dell’anno per 4 stagioni. Ha contribuito in maniera fondamentale a lanciare la Wnba, la lega Americana di basket femminile; è stato Chairman del Nba’s Board of Governors, e Capo del Comitato che ha portato la Nba in Canada; e poi Responsabile del team olimpico Americano di basket che ha riportato gli Usa al successo a Pechino nel 2008 e poi a Londra nel 2012, inframezzati dalla vittoria nei Campionati Mondiali in Turchia nel 2010.

Ci sentiamo onorati di poterle chiedere, Mr. Colangelo: perché lo sport è così importante nella cultura americana e cosa rappresenta per la costruzione del sogno americano?

Lo sport è stata parte della cultura dell’uomo fin dai tempi dell’epoca greco-romana e la società americana deve proprio a ciò lo sviluppo così forte al suo interno della partecipazione sportiva e competitiva. Assistere e partecipare allo sport professionistico è diventato un passatempo degli Americani alla fine del XIX secolo: la gente segue le proprie squadre con grande passione perché è indice di rispetto del senso dell’onore, di adesione e di appartenenza.

Nel suo ultimo libro, “Return of the Gold”, lei condivide con i lettori l’esperienza di Presidente e Direttore della squadra olimpica di basket maschile statunitense: un grande successo che, dopo la clamorosa sconfitta del 2004, ha riportato la medaglia d’oro agli Stati Uniti. E’ stata una impresa non solo come successo sportivo, ma anche come un ottimo esempio di come puntare in alto e costruire una leadership vincente: nessun altro era riuscito in precedenza - e sarebbe riuscito allora - a convincere atleti miliardari, le stelle più importanti del basket mondiale, a scendere in campo per qualcosa di più grande della loro carriera professionistica, come le Olimpiadi. Ci dice qualcosa a riguardo?

Il desiderio di vincere una competizione è parte di una cultura che spinge ad essere il numero uno e a raggiungere gli obiettivi che portano alla vittoria: è una questione di leadership, una parte fondamentale del raggiungimento del successo in qualsiasi campo. Il mio coinvolgimento con il basket olimpico americano mi ha offerto l’opportunità di contribuire a cambiare una cultura che aveva bisogno di essere modificata e anche di rinnovare il modo in cui il mondo del basket guarda all’America. Io lo definisco “il mio viaggio”, e mi ha permesso di condividere nel libro un messaggio di incoraggiamento per tutti coloro che hanno voglia di mirare in alto, di raggiungere il proprio massimo e non hanno paura di farlo anche se rischiano di non riuscirci. Questo impegno aveva l’esplicito obiettivo di riscattare il programma del basket olimpico americano che aveva avuto così grandi successi in passato e siamo stati felici ed orgogliosi di averlo potuto raggiungere con classe e dignità, coinvolgendo atleti di un talento unico a livello mondiale come Kobe Bryant, Dwayne Wade, LeBron James e Carmelo Anthony che hanno avuto l’orgoglio di poter servire con il loro talento la loro patria.

Lei è anche Chairman della Niaf, la più importante associazione che riunisce i nostri connazionali di ogni generazione che vivono negli Stati Uniti. Nel corso del XX secolo, gli italiani che andarono in America furono spesso discriminati, e uno dei pochi fattori di orgoglio per loro fu il successo di alcuni dei loro connazionali in America nel campo sportivo. In che modo i molti campioni italoamericani hanno rappresentato una sorta di rivincita dei loro conterranei?

Gli italoamericani guardarono con orgoglio a chi proveniva dalla loro stessa patria e dimostrava talento ed impegno negli sport americani, appassionando le folle nonostante gli italiani fossero spesso oggetto di discriminazione. Lo sport agisce come un fattore di equilibrio e contribuisce a promuovere l’uguaglianza: fu anche merito del successo di individui come Joe Di Maggio, Yogi Berra e Tommy Lasorda nel baseball, o come Rocky Marciano nel pugilato, insieme a molti altri, se il modo in cui gli italiani venivano visti nella società americana iniziò a migliorare.

Lei è anche il Presidente del National Leadership Committee del National Italian American Sports Hall of Fame, che si trova nella Little Italy di Chicago. Nata nel 1977 come Italian American Boxing Hall of Fame, il suo successo indusse il fondatore George Randazzo a trasformarla nella casa che celebra gli italoamericani in tutti gli sport, e si trasferì nella sua sede odierna nel 1998 proprio grazie al suo impegno, tanto che il nuovo impianto è chiamato proprio “The Jerry Colangelo Center”.

Anche la mia esperienza con la National Italian American Sports Hall of Fame a Chicago coinvolge la passione, l’orgoglio e l’interesse a mantenere l’eredità degli italoamericani di diverse generazioni che hanno raggiunto il successo nello sport americano. Credo che sia importante trasmettere l’eredità alle generazioni future in modo che il nostro patrimonio continui. Oggi la National Italian American Sports Hall of Fame onora e celebra il ricordo di più di 200 atleti italoamericani: finora inoltre abbiamo raccolto oltre 6 milioni di dollari per borse di studio e cause di beneficenza. Inoltre, la collezione di memorabilia sportive raccolta finora è una delle più importanti e considerevoli in assoluto.