La grande eredità
di Tom Clancy

venerdì 4 ottobre 2013


Tom Clancy è morto, all’età di 66 anni, in un letto d’ospedale di Baltimora. Visse una vita di successi, con 17 libri arrivati al primo posto nelle classifiche dei best sellers. Parlò sempre di guerra, o di spionaggio, ma la sua fu un’esistenza tranquilla, ricca di fantasia, studi e creatività. Se arrivò al successo, lo dovette alla sua tenacia e al caso. In piena Guerra Fredda, nel 1984, forte della sua passione in storia e tecnologia militare, scrisse “Caccia a Ottobre Rosso”, pubblicato da una piccola casa editrice di libri dedicati alla marina (Naval Institute Press). Il volume finì nelle mani del presidente Ronald Reagan, che se lo divorò, lo definì “perfetto” e lo disse alla stampa.

Tom Clancy, scrittore amatoriale, fino a quel momento impiegato di una compagnia di assicurazione di Baltimora, balzò in cima a tutte le classifiche. “Caccia a Ottobre Rosso”, che nel 1990 divenne un celebre film con Sean Connery, narrava la storia di un sottomarino nucleare lanciamissili sovietico, un’unità della nuova (per allora) classe Typhoon, che diserta e passa al Mondo Libero. C’era suspense, azione, strategia e una descrizione dettagliata, maniacale, chirurgica delle più moderne tecnologie della marina militare. Qualcuno credette davvero che questo sconosciuto autore avesse rubato segreti al Pentagono. O fosse un agente della Cia sotto copertura. Ma c’era un grande messaggio dietro a quella storia di mare: l’anelito alla libertà di un uomo (il comandante Marko Ramius), la scelta di campo decisiva fra Est e Ovest, fra totalitarismo e libertà. C’era la descrizione di un’Unione Sovietica che faceva ancora paura, ma di cui già si vedevano (per che le voleva scorgere) tutte le crepe sistemiche che ne avrebbero causato il crollo. Un libro “perfetto” per la Guerra Fredda.

Clancy fu profetico: di lì a cinque anni, non un singolo sottomarino, ma intere nazioni del Patto di Varsavia iniziarono a disertare e passare al Mondo Libero. Dopo averci descritto i segreti della moderna guerra navale, Clancy, nel 1987, ci fece sapere come sarebbe stata combattuta una guerra mondiale fra Usa e Urss, in “Uragano Rosso”. In questo caso, fortunatamente per noi, non fu profetico. Ma rivelò tutta la sua profonda conoscenza della materia, arrivando persino a descrivere scene di azione degli F-117, gli aerei invisibili che, allora, “non esistevano” ancora, celati agli occhi di americani, alleati e nemici. “In realtà sono una spia da 15 anni. Il mio lavoro nelle assicurazioni era solo una copertura”, disse ridendo in una conferenza stampa. Qualcuno gli credette. Ma Clancy non era una spia, era semplicemente un appassionato, scriveva “esclusivamente per divertimento”, come disse in più di un’occasione.

Amatissimo dalle forze armate, fu chiamato più volte dal Pentagono per confezionare libri divulgativi: sulla vita dei generali e dei soldati, sulle nuove tecnologie militari, sull’eventuale impiego operativo dell’arsenale militare statunitense. Grazie a Clancy, negli anni ’90, al grande pubblico si dischiusero i segreti su aerei, sottomarini, carri armati e tante tecnologie che apparivano (e appaiono tuttora) pura fantascienza. In vita gli fischiarono le orecchie più e più volte. “Guerrafondaio”, “fascista”, “Stranamore”… gli aggettivi che i progressisti usarono per etichettarlo furono innumerevoli. Il peggiore “omaggio” cinematografico alla rovescia lo si trova, forse, in “American History X”, dove il suo nome è citato con amore nella casa paterna del protagonista, un criminale neonazista. Dopo tutti questi romanzi dedicati allo spionaggio e alla guerra, è difficile definire Clancy come un pacifista. Non lo era.

Ma non per questo amava la guerra, né lo spirito guerrafondaio che definiva (in un’intervista alla Cnn nel 1999): “La peggior pornografia … non c’è niente di più pornografico della glorificazione della guerra”. Nel 2002, a commento del suo romanzo “Red Rabbit” (su un complotto sovietico per uccidere il Papa), disse che la guerra “… è lanciata da uomini spaventati. Hanno la paura, il terrore, che qualcosa di terribile possa accadere, se non sferrassero per primi un attacco”. Con la fine della Guerra Fredda, Clancy scelse come soggetto soprattutto la lotta al terrorismo. Anche in questo fu profetico: nella scena centrale del suo romanzo “Potere esecutivo” (1996) i terroristi dirottano un aereo di linea per schiantarsi sul Campidoglio e decapitare le istituzioni degli Stati Uniti. I malpensanti lo hanno accusato di aver regalato un buon piano di azione a Bin Laden. I più complottisti pensano che abbia suggerito il piano della cospirazione alla Cia per l’“auto-attentato” alle Torri Gemelle e al Pentagono.

Ma sull’11 settembre, Clancy ebbe sempre idee chiare: “Sapevo che doveva essere un piano di islamici, perché sono le uniche persone al mondo che pensano che vi sia qualcosa di migliore dopo la morte”. Ma non ebbe mai la tentazione di dire, come fanno molti anche oggi, che “si stava meglio quando si stava peggio”, quando, cioè, c’era un nemico esplicito con cui “si poteva parlare”. “Nel caso non l’abbiate notato – diceva in un’intervista rilasciata nel 1995 – viviamo in un mondo che, per la prima volta in tutta la storia dell’umanità, è libero dalla paura di una grande guerra”. Cinque anni dopo, invitato al Larry King Live, ribadiva: “Quindici anni fa, c’era un Paese chiamato Unione Sovietica che disponeva di oltre 10mila testate nucleari puntate su di noi … ora non c’è più. Ed è una buona cosa. E quando la gente parla di come il mondo di oggi sia diventato più pericoloso di allora, a causa di tutti questi terroristi che girano per il pianeta, io rispondo sempre che un terrorista è come una zanzara.

Circa 15 anni fa, c’era un grande pipistrello vampiro, diversi ordini di grandezza superiore rispetto a questa piccola zanzara. Sì, il mondo di oggi è molto più sicuro rispetto ad allora”. Lungi dall’essere un “fascista”, Tom Clancy fu un grande amante della libertà. Che non si impone con i carri armati, ma si diffonde con un’informazione libera e con il progresso tecnologico. “La democrazia si diffonde nel mondo – disse nell’intervista rilasciata a Sarah Schafer e David Freedman, nel 1995 – La democrazia è l’unico sistema che permette un facile accesso alle informazioni e buone comunicazioni. E la tecnologia è il fattore che facilita le comunicazioni”. Inoltre, “i Paesi che non impongono controlli sul sapere e sulle informazioni tendono a funzionare meglio, perché l’uomo medio è esposto a più informazioni e ha maggiori possibilità di esprimere nuove idee e far profitti su di esse”. Benché vicino, per passione, a storie ambientate in ambienti governativi e servizi segreti, Clancy pensava sinceramente che: “Ci sono persone, nei governi, che non vogliono che altre persone conoscano quel che loro sanno.

È solo l’ultimo esempio di elitarismo. E io ci voglio sputare sopra. Fatemi conoscere un elitista e vi mostrerò un perdente”. Tutt’altro che un amante del potere (forse proprio perché lo studiò da vicino), nel 2003 dello Stato diceva: “Tutto ciò che un governo sa fare bene, è raccogliere tasse, privarvi della vostra libertà e uccidere gente. Non sa fare molto altro”. Informazione e tecnologia, non lo Stato, sono il motore della modernità, amata dal “conservatore” Clancy. Che semmai additava al pubblico ludibrio i nemici del progresso: “Qualunque cosa tu inventi, ci sarà sempre qualcuno che ti dirà qualcosa di negativo sulla tua innovazione. Da sempre, quando qualcuno esprime una buona idea, c’è qualcun altro (che non ha mai avuto un’idea buona in tutta la sua vita) che si alza in piedi e urla “Oh, non puoi farlo!”. Il più grande rivoluzionario, dal suo punto di vista di scrittore, era e resta Johannes Gutenberg: il momento dell’invenzione della stampa “è l’avvento della liberazione del pensiero umano, perché grazie alla stampa le persone possono leggere il pensiero di altre persone in tutto il mondo, farsi un’idea per conto proprio, pubblicarla e diffonderla.

È bene tutto ciò che contribuisce alla diffusione delle informazioni. L’America è diventata un Paese prospero perché, nel mondo, è la società più incline alla libertà di informazione”. La sinistra non ha perdonato nulla a Clancy, perché era un ammiratore dichiarato di Ronald Reagan e un convinto elettore repubblicano. Della politica americana diceva: “La sinistra si basa più sui simboli che non sulla realtà”. Definì sprezzantemente il presidente Clinton “un uomo vuoto” che “se non ha danneggiato gravemente il Paese è solo perché non c’era nulla in cui credesse abbastanza per poter fare danni”. Tuttavia, non si può considerare come un “conservatore”, come intendiamo il termine qui in Europa. Era un conservatore americano, amante della libertà e un inguaribile ottimista che ricordava, a tutti i retrivi: “I buoni vecchi tempi sono adesso. Ok? La condizione dell’uomo, oggi, è la migliore mai esistita, anche grazie alla tecnologia”.


di Stefano Magni