La “vittoria” di Hamas

Un proverbio arabo dice: “È stato lui a colpirmi per primo, e poi, prima che potessi accusarlo, ha protestato” – il che significa: “Tutto è iniziato quando mi ha contrattaccato”.

In questi giorni, ogni palestinese leale trova molto frustrante ascoltare Hamas vantarsi della sua grande vittoria contro gli ebrei nell’Albunyan Almarsus, in ciò che gli israeliani chiamano operazione “Protective Edge” (Margine protettivo), accusando gli ebrei di aver commesso dei crimini di guerra a Gaza.

Queste rimostranze richiamano alla mente il modo patetico in cui gli arabi si vantano di aver vinto ogni guerra in cui gli israeliani li hanno sconfitti.

Ma non c’è nulla di più bizzarro delle accuse lanciate da Hamas contro i “crimini di guerra” commessi da Israele. Secondo l’articolo 7 dello Statuto di Hamas, il movimento [di resistenza islamico] ha l’obbligo religioso e nazionale di uccidere gli ebrei in Palestina – e in ogni altro luogo:

“L’Ultimo Giorno non verrà finché tutti i musulmani non combatteranno contro gli ebrei, e i musulmani non li uccideranno, e fino a quando gli ebrei si nasconderanno dietro una pietra o un albero, e la pietra o l’albero diranno: ‘O musulmano, o servo di Allah, c’è un ebreo nascosto dietro di me – vieni e uccidilo’”.

L’art.7 dello Statuto di Hamas è tratto da una citazione di Maometto negli Hadith di Bukhari, Volume 4, Libro 52, Numero 177:

Raccontò Abu Huraira: l’Apostolo di Allah disse che “l’Ora [del Giudizio Universale] non sarà stabilita finché non combatterete con gli ebrei e il masso dietro cui un ebreo si sta nascondendo, non dirà: ” O musulmano! C’è un ebreo che si nasconde dietro di me, uccidilo”.

Nel corso della sua esistenza, Hamas si è impegnato a svolgere questo compito, uccidendo e mutilando migliaia di israeliani. Prima che Israele costruisse la propria barriera di sicurezza, gli attentatori suicidi di Hamas partivano dalla Cisgiordania per recarsi in territorio israeliano e far saltare in aria centinaia di autobus, discoteche, alberghi, ristoranti e mercati dello Stato ebraico.

L’impegno di Hamas “a combattere gli ebrei e ucciderli” è stato visto anche nell’operazione “Protective Edge”: i razzi di Hamas hanno colpito esclusivamente i centri abitati dalla popolazione ebraica, grandi e piccoli.

Tuttavia, gli attacchi veramente massicci sferrati contro Israele, secondo i membri di Hamas catturati dalle IDF, le Forze di difesa israeliane, e interrogati, non erano previsti per luglio ma per la fine di settembre, quando alla vigilia del Capodanno ebraico centinaia di terroristi avrebbero indossato le uniformi dell’esercito israeliano sbucando fuori dai tunnel per uccidere o rapire centinaia di israeliani.

A quanto pare, Hamas è stato costretto ad agire in anticipo, dopo che le forze del presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi hanno distrutto la rete di tunnel costruiti lungo il confine tra la Striscia di Gaza e l’Egitto. Hamas si è ritrovato lentamente con l’acqua alla gola. Anche il più recente pagamento di 30milioni di dollari promessi dal Qatar, finanziatore del terrorismo, non è mai arrivato nella Striscia di Gaza. Sperando di trovare una via d’uscita dalle proprie ristrettezze finanziarie, Hamas si è unito all’Autorità palestinese (Ap) in un governo di consenso nazionale in modo che il denaro fosse inviato “legalmente” nella Striscia di Gaza da Ramallah.

I fondi invece sono rimasti a Ramallah. Hamas aveva anche un altro piano: vincere le elezioni dell’Ap, strappare a Fatah il controllo e relegare Mahmoud nel dimenticatoio della storia. Le forze di sicurezza israeliane e dell’Ap hanno di recente arrestato 94 operativi di Hamas, e sequestrato armi, munizioni, esplosivi e quantità ingenti di denaro. Sembra che la facciata del governo di consenso nazionale sia stata usata per architettare la presa del potere in Cisgiordania, come quella nella Striscia di Gaza del 2007.

In prossimità delle elezioni, Hamas ha rapito e ucciso tre adolescenti ebrei, come ha ammesso la settimana scorsa il comandante di Hamas Saleh al-Arouri a una conferenza dei Fratelli musulmani in Turchia. Hamas, a quanto pare, aveva sperato di utilizzare i ragazzi come moneta di scambio per fare uscire di prigione i prigionieri palestinesi rinchiusi nelle carceri israeliane – tutte azioni che avrebbero potuto aumentare la popolarità di Hamas in Cisgiordania e garantirgli una vittoria elettorale.

In seguito al rapimento, le IDF hanno lanciato l’operazione “Brother’s Keeper”, che mirava alla distruzione della rete di Hamas in Cisgiordania e a un nuovo arresto di molti operativi che erano stati liberati nell’ambito dell’accordo per il rilascio del soldato Gilad Shalit.

Quest’operazione ha esercitato ulteriori pressioni su Hamas, che ha iniziato a bombardare le città israeliane con lanci di razzi e inviando molte squadre di terroristi che uscivano a sorpresa dalla rete di tunnel sperando in qualche tipo di attacco terroristico dimostrativo. Qualche terrorista è riuscito a uccidere i soldati israeliani, altri sono rimasti uccisi a loro volta e qualcun altro è riuscito a tornare nella Striscia di Gaza.

Hamas ha continuato a violare più di sei accordi per un cessate il fuoco proposti da Israele e uno proposto dallo stesso movimento.

Hamas è riuscito a spaventare Israele al punto che quest’ultimo ha dovuto richiamare 80.000 soldati riservisti; ed è perfino riuscito a indurre le compagnie aeree straniere a sospendere i voli per Tel Aviv per tre giorni, cosa che ha reso euforica la leadership del movimento islamico intensificando il lancio di razzi contro la popolazione civile israeliana.

Tenuto conto degli attacchi missilistici e dei tunnel terroristici, solo alcuni dei quali sono noti all’intelligence dello Stato ebraico, il premier israeliano Binyamin Netanyahu non ha avuto altra scelta se non autorizzare un’azione militare. Egli ha esitato e per quattro giorni ha cercato di ritardare la risposta militare; ha proposto un cessate il fuoco dopo l’altro e ha detto più volte ai palestinesi, “La quiete sarà accolta con la quiete” – senza ottenere alcun risultato. Purtroppo per la popolazione civile di Gaza, i leader di Hamas e della Jihad islamica palestinese hanno scambiato le osservazioni di Netanyahu per un segno di debolezza.

La leadership di Hamas e della Jihad islamica palestinese ha combattuto la propria guerra da una rete di bunker sotterranei sotto i palazzi e sotto l’ospedale al-Shifa di Gaza; e ha lasciato in superficie la popolazione civile esortandola a salire sui tetti degli edifici o a rimanere in casa e rimanere vittima degli attacchi sferrati per colpire gli arsenali di armi e in risposta al lancio di missili. Conducendo la guerra dalle camere degli alberghi a cinque stelle del Qatar o dai bunker sotto Gaza, i leader del movimento islamico hanno collocato i lanciarazzi vicino agli ospedali, alle scuole, alle moschee, alle strutture dell’UNRWA, ai complessi residenziali e perfino nei pressi degli alberghi che ospitano i giornalisti e gli operatori dei media stranieri.

Sono i leader di Hamas e della Jihad islamica palestinese, e non gli israeliani, i criminali di guerra. Sono questi i responsabili delle morti tra i civili di oltre duemila abitanti di Gaza, mentre loro se ne stavano ben nascosti e al sicuro, limitandosi ad asserire di voler essere degli shaheed (martiri).

Se la leadership di Hamas ha abbandonato i civili di Gaza al loro amaro destino, gli israeliani hanno utilizzato le camere di sicurezza che avevano costruito per i propri civili e il sistema di difesa aerea Iron Dome per mantenere la popolazione al sicuro. Non facendo unicamente affidamento sull’Iron Dome, le IDF hanno inviato delle unità di fanteria in prima linea nella Striscia di Gaza per proteggere la patria.

Le forze aeree israeliane hanno colpito rampe lancia-razzi e lancia mortai; le forze di terra hanno distrutto 32 tunnel che collegavano la Striscia di Gaza a Israele.

Le gallerie in territorio israeliano sono state fatte saltare in aria; i razzi introdotti illegalmente dall’Iran, dalla Siria, dal Libano e dalla Corea sono stati neutralizzati; migliaia di civili sono stati uccisi e decine di migliaia di abitazioni di Gaza distrutte, e ancora la leadership di Hamas continua a proclamarsi vittoriosa.

La cosa triste è che gli abitanti di Gaza non sono ancora riusciti a liberarsi del giogo di Hamas e il mondo sembra ancora non capire i veri problemi che i palestinesi si trovano a dover affrontare.

La cosa ancora più importante è che il mondo non sembra capire che Hamas, come l’Isis e i Fratelli musulmani, non è circondato dal nulla. È un ingranaggio nella ruota islamista radicale che minaccia il mondo arabo e musulmano e che già ha una base nelle più importanti città europee. Hamas e i Fratelli musulmani sono le capsule di Petri degli islamisti politici che minacciano l’ordine mondiale.

Gli yazidi intrappolati sul monte Sinjar nel 2014 riportano alla mente gli armeni che trovarono rifugio sul monte Dagh nel 1915 e questo fa intravedere il pericolo che incomberà sull’Europa quando l’Islam diventerà abbastanza potente all’interno dei confini europei. Il mondo occidentale sembra anche non capire che deve rendere inabili o neutralizzare totalmente i paesi che finanziano il terrorismo – come l’Iran, il Qatar e la Turchia – nonostante gli interessi finanziari e in materia di sicurezza degli Stati Uniti. È da irresponsabili continuare a offrire sicurezza e fare patti faustiani con paesi che vogliono la distruzione dell’Occidente.

Le recenti crocifissioni, le decapitazioni e le altre atrocità perpetrate dagli islamisti radicali in Siria e in Iraq potrebbero aver iniziato ad aiutare la gente a capire che il problema palestinese è un semplice pretesto per paesi come il Qatar e la Turchia, il cui obiettivo è distruggere il mondo occidentale come lo conosciamo e sostituirlo solo con l’Islam.

Pertanto, è davvero singolare che, quando l’ambasciatore israeliano alle Nazioni Unite ha di recente definito il Qatar un paese che finanzia il terrorismo, che sostiene Hamas e che foraggia la costruzione dei suoi tunnel terroristici, Mary Harf, portavoce del dipartimento di Stato americano si sia precipitata a negarlo. Ella, al contrario, ha ribadito che il Qatar stava contribuendo a trovare un’equa soluzione alla questione israelo-palestinese. E il segretario di Stato Usa John Kerry ha perfino cercato di spacciare il Qatar e la Turchia come mediatori nei negoziati con Hamas, pur sapendo bene che entrambi i paesi sono i principali sostenitori di Hamas nelle sue attività terroristiche contro Israele.

Le vere cause delle crisi, e non i loro sintomi, devono essere individuate e affrontate. Innanzitutto, secondo il diritto internazionale, non c’è quasi nessun profugo palestinese perché lo status di profugo non è ereditario.

Ci sono, però, milioni di veri profughi in tutto il mondo le cui vite sono in pericolo, che hanno bisogno di un aiuto immediato e ai quali nessuno presta la minima attenzione. L’UNRWA, che in nome della “causa palestinese” non ha fatto nulla di costruttivo per gli abitanti di Gaza, si limita a perpetuare il problema, è complice di Hamas negli attacchi a Israele, è totalmente corrotta e deve chiudere i battenti e i finanziamenti che riceve andrebbero dirottati altrove.

I paesi arabi, in cui i palestinesi vivono come cittadini di seconda classe, devono essere considerati dei paesi che praticano l’apartheid. Essi non tollerano nemmeno altri tipi di musulmani, e tanto meno i cristiani, gli yazidi o gli ebrei. La comunità internazionale deve chiedere loro di concedere la cittadinanza ai palestinesi che vivono lì da generazioni. Se Israele ha saputo accogliere i profughi ebrei provenienti dai paesi arabi – pur riconoscendo le sue minoranze arabe quali cittadini a pieno titolo dello Stato ebraico – allo stesso modo i paesi arabi possono fare la stessa cosa per i loro fratelli musulmani.

Se invece si continua a tenersi buoni i palestinesi sterminando uno Stato membro delle Nazioni Unite, allora la comunità internazionale è complice dei crimini di guerra e merita di essere – quantomeno – ignorata. Se la comunità internazionale è connivente per motivi di affari, per il petrolio o per evitare di subire degli attacchi, allora tutti noi non possiamo far altro che lasciar perdere e dimenticarci di una comunità internazionale del genere – priva totalmente di onore, corrotta, collusa e codarda. In tal caso, non sarebbe migliore di chi cerca di tiranneggiare. Sarebbe meno che inutile: sarebbe pericolosa.

Piuttosto che essere ingannato ancora una volta da Hamas e foraggiarlo per ricostruire le sue capacità militari e terroristiche, il mondo deve esigere che questo movimento venga sciolto e che sia istituita un’agenzia indipendente che abbia il compito di smantellare le sue capacità terroristiche, di sovrintendere alla ricostruzione della Striscia di Gaza, come già stabilito negli accordi di Oslo II, firmari nel 1995. Ma se questa clausola è stata concordata da tutte le parti, perché è ancora in discussione?

Figure di spicco dell’Olp come Nabil Shaath e Saeb Erekat, il delegato palestinese presente ai colloqui di pace con Israele, hanno ripetutamente affermato che come previsto da un accordo con Israele, tutti i profughi palestinesi del 1948 faranno ritorno alle loro case in Israele, una promessa che è tanto fuorviante quanto incendiaria e falsa. Come lo sono i loghi di Fatah, di Hamas e dell’Olp che devono modificare le loro mappe della “Palestina”, avendo rimosso Israele “dal fiume al mare”.

La leadership dell’Autorità palestinese potrebbe davvero arrecare beneficio alla propria popolazione dicendole di abbandonare il sogno di cancellare Israele dalla carta geografica e di dare il via a una “terza Intifada”. Di certo, non dovrebbe essere ricompensata per la continua bellicosità.

Essendo io un palestinese che desidera vedere una pace vera e duratura nella regione, credo che sia responsabilità degli Stati Uniti e dei loro alleati musulmani e arabi moderati dire ai palestinesi di smetterla di ingannare la propria popolazione inducendola ad accarezzare il sogno di distruggere Israele demograficamente e con la storia del “ritorno dei profughi”, facendo sì, piuttosto, che i discendenti dei profughi palestinesi del 1948 finiscano per avere la cittadinanza dei paesi dove vivono attualmente. Ma soprattutto gli americani devono porre un freno al sostegno che Hamas e altri gruppi terroristici ricevono dal Qatar. È assolutamente importante esigere che il Qatar smetta di sostenere il terrorismo islamista globale, in particolar modo Hamas, e ponga fine all’istigazione no-stop contro Israele e l’Egitto attraverso il suo mercenario canale televisivo, Al-Jazeera. Il fatto che Hamas sappia di essersi assicurato l’appoggio del Qatar e della Turchia gli permette di violare tranquillamente un cessate il fuoco dopo l’altro e di fare richieste insensate ai negoziati al Cairo.

Circa una settimana fa, le forze di sicurezza dell’Autorità palestinese e quelle israeliane hanno rivelato che Hamas stava cercando di effettuare un colpo di Stato in Cisgiordania, come fece nel 2007 nella Striscia di Gaza, quando estromise dal potere i suoi rivali politici di Fatah.

Il piano di rovesciate Fatah in Cisgiordania probabilmente faceva parte del grandioso progetto di Hamas di attaccare Israele il mese dopo con lanci di razzi e inviando squadre di terroristi attraverso i tunnel di Gaza, dando il via al contempo alla “terza Intifada”, caldeggiata in Cisgiordania, Gerusalemme e fra gli arabi israeliani in seno allo stesso Israele.

Azzam al-Ahmad, rappresentante del governo di consenso nazionale di Mahmoud Abbas ai negoziati del Cairo, difende il rifiuto di Hamas di disarmarsi e i suoi tentativi di rovesciare Mahmoud Abbas – mentre quest’ultimo si è impegnato a stabilire uno Stato palestinese demilitarizzato. Questo dimostra quanto siano inaffidabili e ipocriti.

La tragedia è che, come nelle precedenti guerre, la leadership di Hamas mente a se stessa – e agli abitanti di Gaza – quando afferma di aver vinto.

Hamas asserisce in modo assurdo di essere uscito “vittorioso” nell’operazione “Protective Edge” e che quindi può dettare le condizioni a Israele. In realtà, non è così: è stato gravemente sconfitto. Mantenere l’illusione che Hamas abbia vinto consente solo di ricominciare a lanciare razzi e a minacciare Israele – ed è il popolo palestinese a pagarne il prezzo.

Catone il Vecchio soleva terminare ogni discorso dicendo: “Cartagine deve essere distrutta”. Questo è l’unico modo per ottenere e mantenere la pace.

(*) Gatestone Institute

Traduzione a cura di Angelita Spada