Jihadiste provenienti   dalla Gran Bretagna

Le jihadiste presenti in Siria e in Iraq provengono principalmente dalla Gran Bretagna.

Si ritiene che ben 60 donne musulmane tra i diciotto e i ventiquattr’anni abbiano lasciato la Gran Bretagna per unirsi al gruppo jihadista Stato islamico (Si) solo nel corso degli ultimi dodici mesi, secondo gli analisti britannici di terrorismo.

Altre decine hanno chiesto di unirsi allo Si, in quanto la decapitazione del giornalista americano James Foley in Siria nell’agosto scorso ha provocato grande entusiasmo negli ambienti jihadisti.

Molte delle donne sembrano essere motivate dalla speranza di trovare un marito jihadista, affermano gli analisti, apparentemente perché ambiscono al “prestigio” culturale e religioso conferito alle vedove musulmane i cui mariti sono morti come “martiri” di Allah.

Fino a poco tempo fa, la maggior parte delle donne inglesi affiliate allo Si era destinata a svolgere lavori domestici come pulire e cucinare. Ultimamente, però, qualche donna è diventata insofferente e ha chiesto di rivestire un ruolo più importante in seno allo Stato islamico.

Diverse donne britanniche sono ora impegnate in attività di reclutamento per conto dello Si, utilizzando i social media come Facebook e Twitter per incoraggiare l’invio di una nuova ondata di jihadisti britannici in Siria e in Iraq.

Una mezza dozzina di altre donne è stata incorporata in una milizia interamente femminile, chiamata brigata al-Khansaa, che ha come base la città siriana di Raqqa, dove lo Si ha posto il suo quartier generale.

Al-Khansaa – prende il nome da una poetessa araba del VII secolo che era contemporanea del profeta musulmano Maometto – è stata creata nel febbraio 2014 con lo scopo di smascherare i nemici jihadisti maschi che cercano di camuffarsi indossando abiti femminili per evitare di essere scoperti e trattenuti ai posti di blocco dello Stato islamico.

La brigata è stata inoltre istituita per fermare le donne civili di Raqqa che non seguono l’interpretazione rigida della Sharia, la legge islamica, come stabilito dallo Si, compreso il precetto che tutte le donne siano interamente coperte in pubblico e scortate da un uomo.

In un’intervista al blog “Syria Deeply”, Abu Ahmad, un ufficiale dello Stato islamico di Raqqa, ha spiegato la logica che si cela dietro la brigata al-Khansaa. Egli ha detto:

“Abbiamo creato la brigata per accrescere la consapevolezza della nostra religione fra le donne e per punire quelle donne che non rispettano la legge. In questa brigata ci sono solo donne e le abbiamo dotate di appositi impianti per evitare la promiscuità tra uomini e donne”.

Dal Regno Unito, Melanie Smith, un’analista di terrorismo, ha detto al Daily Telegraph che al-Khansaa è una brigata di polizia della Sharia i cui account dei social media sono gestiti da donne britanniche e scritte in inglese.

“Le donne inglesi sono tra le più zelanti nell’imporre la legge dello Si nella regione”, ha chiosato la Smith. “Credo che questo sia il motivo per il quale almeno quattro di loro siano state scelte per far parte del corpo di polizia femminile”.

La brigata al-Khansaa ha ora esteso le proprie competenze occupandosi della gestione dei bordelli utilizzati dai combattenti dello Si. Di conseguenza, le jihadiste britanniche sono ora poste a guardia di ben 3000 donne e ragazze irachene non musulmane che sono tenute prigioniere come schiave del sesso, secondo i media inglesi.

“Le inglesi hanno scalato i vertici della polizia della Sharia dello Si e ora dirigono quest’operazione”, ha detto al Daily Mirror un altro analista. “È bizzarro e perverso al tempo stesso”.

Si dice che Aqsa Mahmood, una ventenne di Glasgow, in Scozia, partita per la Siria nel novembre 2013, sia una figura chiave della brigata al-Khansaa. La ragazza ha frequentato delle scuole private e voleva diventare medico, ma ha abbandonato l’università di punto in bianco ed è scomparsa nottetempo per diventare una jihadista e sposare un combattente dello Stato islamico.

Utilizzando il nome Umm Layth (che in arabo significa “Madre del Leone”) su Twitter (l’account è ora sospeso), la Mahmood ha incoraggiato altre donne musulmane inglesi ad abbandonare la propria famiglia per unirsi al jihad in Siria. Ella ha scritto:

“Un consiglio fondamentale alle sorelle: non fate deviazioni, prendete la strada più veloce, non perdete tempo a effettuare il vostro Hijrah (pellegrinaggio religioso) impiegandoci più di un giorno per [non mettere a rischio] la vostra sicurezza ed entrate in contatto con i vostri referenti non appena avete raggiunto la vostra destinazione”.

La studentessa, che afferma di essersi votata alla “ricerca del piacere di Allah”, ha aggiunto: “Una volta arrivate nella terra del jihad, [lo Si] è la vostra famiglia”.

In due tweet la Mahmood ha raccontato di sentirsi legata da un vincolo di parentela con i fratelli musulmani dello Stato islamico. Prima di descrivere il luogo come “un paradiso”, ella ha arguito:

Wallahi (io giuro) che non sarò mai in grado di riuscire a dire con le parole quanto mi rende felice questo luogo o quanto hanno fatto per me gli Ansaar dello Sham [gli aiutanti della Siria] e solo Allah sa quanto io ami e apprezzi questa gente per amore Suo…”.

In un altro post, la ragazza ha invitato i musulmani a imitare quelli che hanno ucciso il soldato britannico Lee Rigby fuori dalla caserma londinese di Woolwich, nel maggio 2013. “Seguite gli esempi dei vostri fratelli di Woolwich, del Texs e di Boston”, ella ha scritto, riferendosi alla sparatoria di Fort Hood, in Texas, del novembre 2009 e all’attentato terroristico alla maratona di Boston, dell’aprile 2013.

La Mahmood ha anche esortato i musulmani a condurre delle operazioni di jihad nelle strade britanniche. In un recente tweet, ha suggerito: “Se non puoi farlo sul campo di battaglia, allora porta il campo di battaglia dove sei tu”.

Inoltre, la ragazza ha scritto del martirio: “Allahu Akbar, non si può descrivere la sensazione che si prova a stare seduti a fianco delle Akhawat (sorelle) che aspettano di sapere se il proprio marito ha conseguito lo Shahadah (il martirio)”.

I media britannici hanno pubblicato delle foto che ritraggono la Mahmoud con tanto di burqa e fucile e di un bambino armato di un mitragliatore AK-47.

I genitori della ragazza inglese hanno detto di non riuscire a capire perché la loro figlia sia scappata di casa per diventare una jihadista:

“Nostra figlia è stata allevata con amore e affetto in un ambiente domestico felice, ha frequentato la scuola privata Craigholme, frequentava l’università, le è sempre stato insegnato di rispettare il prossimo ed era ben integrata in questa società. Lei può pensare che i jihadisti dell’Isis siano la sua nuova famiglia, ma non lo sono, e la stanno semplicemente usando.

“Se nostra figlia, che nella vita ha usufruito di tutte le opportunità e ha goduto di ogni libertà, rischia di diventare un’integralista della camera da letto” [perché se ne sta rinchiusa in camera a chattare nei forum degli integralisti musulmani, N.d.T.], allora è possibile che questo accada a qualsiasi famiglia”.

Un’altra jihadista britannica legata alla brigata al-Khansaa, una ventunenne studentessa di medicina che si fa chiamare Mujahidah Bint Usama, ha pubblicato su Twitter delle foto che la ritraggono con in mano una testa mozzata mentre indossa il camice bianco da medico. La raccapricciante immagine appare accanto alla didascalia: “Medico terrorista, il lavoro dei miei sogni”, seguita dalle icone di faccine sorridenti e cuoricini.

L’account Twitter è stato ora sospeso, ma nel suo profilo la ragazza scrive: “Scappare dal jihad non salverà dalla morte. Si può morire da codardi o da martiri”.

Un’altra jihadista inglese, Khadijah Dare, una ventiduenne convertitasi all’Islam, ha promesso di diventare la prima jihadista che provvederà a giustiziare un prigioniero britannico o americano.

Firmandosi su Twitter con il nome Muhajirah fi Sham (che in arabo significa “immigrata in Siria”), la Dare ha chiesto i collegamenti online al video della decapitazione di James Foley. In un tweet pieno di slang ha scritto:

“Any links 4 da execution of da journalist plz. Allahu Akbar. UK must b shaking up ha ha. I wna b da 1st UK woman 2 kill a UK or US terorrist!(sic)” [In questo messaggio la donna elogia l’esecuzione del giornalista e asserisce che il Regno Unito deve scuotersi e dice di voler diventare la prima donna inglese a uccidere un terrorista britannico o americano, N.d.T.].

In un altro tweet la Dare ha scritto:

“Tutta la gente torna a Dar ul kufr (la terra dei miscredenti) che cosa aspettate a farlo (…) affrettatevi e unitevi alla carovana dove è applicata la legge di Allah.

“Nessuno del Lewisham [un sobborgo a sudest di Londra] è venuto qui, eccetto una sorella di 18 anni. Vergogna a tutti quelli che si permettono di acquistare cibo e abiti stravaganti e non fanno l’hijra (l’emigrazione di Maometto dalla Mecca alla Medina nel 622 d.C.). Vergognatevi”.

La Dare è nata a Londra e si è convertita all’Islam all’età di 18 anni, quando iniziò a frequentare il Lewisham Islamic Center, una moschea legata al religioso integralista islamico Abu Hamza e ai due responsabili dell’uccisione di Lee Rigby.

Nel 2012, la donna si trasferì in Siria per sposare un jihadista svedese di nome Abu Bakr. Il matrimonio fu organizzato dalla madre di quest’ultimo su Facebook e la Dare non incontrò il futuro sposo fino al giorno delle nozze. Di recente, la donna ha pubblicato delle foto che ritraggono suo figlio mentre imbraccia un mitra AK-47.

In un documentario trasmesso da Channel 4 nel luglio 2013, la Dare, che all’epoca si chiamava Maryam, dice:

“Non riuscivo a trovare nessuno nel Regno Unito che fosse disposto a sacrificare la propria vita in questo mondo (…) Ho pregato, e Allah ha stabilito che venissi qui a sposare Abu Bakr”.

E la donna ha esortato anche altri musulmani britannici a unirsi al jihad:

“Dovete svegliarvi e smettere di essere spaventati a morte (…) sappiamo che c’è il paradiso e l’inferno. A fine giornata, Allah vi chiede questo. Invece di adagiarvi e focalizzarvi sulle vostre famiglie o sugli studi, dovete solo svegliarvi…”.

Il 31 agosto il Daily Mirror ha riportato che gli sproloqui jihadisti della Dare l’hanno trasformata in “una celebrità jihadista” che è diventata “un’immensa minaccia” a causa della sua popolarità. Il quotidiano ha scritto che i servizi di sicurezza britannici ora la considerano una “priorità assoluta” sulle paure che i fondamentalisti islamici rispondano agli appelli da lei lanciati di abbandonare il Regno Unito per unirsi allo Stato islamico in Medio Oriente.

In un video di quattro minuti intitolato “Rispondere alla chiamata – I combattenti stranieri (Mujahedeen) in Siria”, si vede una Dare con tanto di burka intenta a sparare con un mitra AK-47 e che scongiura i fratelli britannici a combattere al suo fianco in Siria. Parlando con un accento londinese, la donna dice:

“Questi sono i vostri fratelli e le vostre sorelle e hanno bisogno del vostro aiuto. Pertanto, invece di adagiarvi e focalizzarvi sulle vostre famiglie o sugli studi, dovete smettete di essere egoisti perché il tempo stringe”.

Non tutte le jihadiste britanniche sono adolescenti e ventenni. Sally Jones, una 45enne inglese convertitasi all’Islam di recente ha lanciato minacce via Twitter di voler decapitare i cristiani. La Jones, che ha cambiato il proprio nome in Umm Hussain al-Britani, ha scritto: “Voi cristiani avete tutti bisogno di essere decapitati con un bel coltello smussato e infilzati nelle inferriate di Raqqa. Venite qui, sarò io a farlo per voi!”

La polizia asserisce che la Jones, che si fa anche chiamare Sakinah Hussain, alla fine del 2013 si recò in Siria dopo essersi convertita all’Islam e dopo aver avviato una relazione sentimentale online con un certo Junaid Hussain, un jihadista ventenne di Birmingham.

Il giovane, che utilizza lo pseudonimo Abu Hussain al-Britani, nel 2012 finì in carcere per attacchi informatici sferrati quand’era a capo di un gruppo di hacker noto come Team Poison. Nel 2013, uscito di prigione sotto cauzione, egli scappò in Siria da dove posta messaggi sui social media promettendo di conquistare il mondo e di uccidere gli infedeli.

La polizia teme che Hussain stia architettando un piano per insegnare ai jihadisti come svuotare i conti bancari dei cittadini britannici ricchi e famosi per finanziare futuri attacchi terroristici.

Secondo i media inglesi, la Jones, originaria del Kent nella parte sudorientale dell’Inghilterra, un tempo era un’aspirante musicista di una band punk rock femminile ma ha finito per sbarcare il lunario grazie alle prestazioni sociali. Ora sta allevando il figlio di dieci anni avuto in un precedente matrimonio come fosse un musulmano sotto lo Stato islamico.

In un’intervista rilasciata al Sunday Times, la Jones ha fatto delle riflessioni sulle sua nuova vita: “Mio figlio ed io amiamo vivere con i tagliatori di teste”.

 

(*) Gatestone Institute

Traduzione a cura di Angelita La Spada