Ad Amburgo esplode   la guerra santa

Parte del centro di Amburgo, la seconda città più grande della Germania, sembrava una zona di guerra a seguito dei cruenti scontri di piazza tra centinaia di sostenitori del gruppo jihadista conosciuto come Stato islamico e la comunità curda. La violenza – che secondo la polizia è stata di una ferocia mai vista in Germania negli ultimi tempi – sta alimentando un senso di minaccia riguardo agli effetti domino dei combattimenti in Siria e in Iraq. Alcuni analisti ritengono che i gruppi islamici rivali in Germania stiano deliberatamente sfruttando le tensioni etniche e religiose in Medio Oriente per fomentare tensioni in Europa.

I disordini hanno avuto inizio la sera del 7 ottobre, quando circa 400 curdi si sono riuniti all’esterno della moschea di Al Nour nei pressi della stazione ferroviaria centrale nel quartiere di Sankt Georg di Amburgo per protestare contro gli attacchi sferrati dallo Stato islamico contro la città curdo-siriana di Kobane. Secondo la polizia, la protesta inizialmente pacifica è diventata violenta quando i curdi si sono scontrati con un gruppo rivale di circa 400 salafiti armati di mazze da baseball, tirapugni, coltelli, machete e aste metalliche usate per appendere la carne nei ristoranti di kebab. Nella mischia che ne è seguita, più di una dozzina di persone sono rimaste ferite, a una è stata quasi mozzata una gamba da qualcuno che brandiva un machete, e un’altra è stata accoltellata allo stomaco con un’asta usata per cuocere il kebab. Circa 1300 agenti di polizia, armati di manganelli e muniti di idranti, sono stati schierati per fermare gli scontri, durati fino alle prime ore del mattino dell’8 ottobre. Complessivamente sono state sequestrate centinaia di armi e si è proceduto all’arresto di 22 persone. “Ho avuto l’impressione di vivere ad Amburghistan”, ha ammesso Daniel Abdin, imam della moschea di Al Nour, al settimanale tedesco Der Spiegel.

“L’atmosfera era molto, molto esplosiva.” La polizia si è detta sconcertata da ciò che è stato definito un livello di violenza senza precedenti. In un’intervista al quotidiano Passau Neue Presse, il presidente del sindacato della polizia tedesca, Rainer Wendt, ha asserito che la polizia di Amburgo “ha dovuto fronteggiare la forza bruta potenzialmente letale” dei perpetratori armati “fino ai denti”. Wendt ha messo in guardia sul fatto che il conflitto tra i curdi e l’Isis “minaccia di scatenare una guerra indiretta sul suolo tedesco”. Un funzionario della polizia di Amburgo, Gerhard Kirsch, ha detto che il livello della violenza sta a indicare una “nuova dimensione pericolosa” che “finora non abbiamo visto nelle altre manifestazioni di protesta”. Joachim Lenders, membro del sindacato di polizia di Amburgo, ha parlato di ferocia senza precedenti.

“La violenza che si è scatenata nelle prime ore di mercoledì è stata di una brutalità spietata e disumana come raramente ho mai visto”, egli ha asserito, aggiungendo che senza il tempestivo dispiegamento della polizia ci sarebbero state quasi certamente delle vittime. Lenders ha poi detto: “Se nel cuore di Amburgo 800 persone si combattono a colpi di machete, coltelli e spranghe di ferro, ci devono essere delle conseguenze per i colpevoli. Estremisti motivati politicamente e fanatici religiosi hanno importato ad Amburgo un conflitto che non può essere risolto qui”. Lo stesso giorno in cui sono scoppiati i disordini, decine di immigrati musulmani ceceni si sono scontrati con membri della comunità yazida – una minoranza non araba e non musulmana perseguitata dallo Stato islamico – a Celle, una cittadina della Bassa Sassonia in cui risiedono oltre 7000 yazidi. La polizia ha detto che la violenza, in cui nove persone sono rimaste ferite, è stata fomentata attraverso i social media dopo che i predicatori musulmani radicali avevano inviato un appello agli islamisti di scontrarsi con gli yazidi. Gli scontri di Celle ricordano quelli meno violenti scoppiati ad agosto tra musulmani e yazidi a Herford, nella Westfalia orientale.

A Monaco di Baviera si sono svolte delle manifestazioni di protesta il cui slogan era “Solidarietà a Kobane”, dove i manifestanti che sventolavano grandi bandiere curde hanno occupato la sede dell’Unione cristiano-sociale (Csu), la consorella bavarese dell’Unione cristiano-democratica (Cdu) al potere in Germania. Manifestazioni simili sono state organizzate anche a Berlino, Brema, Gottinga, Hamm, Hannover, Kiel, Oldenburg e Stoccarda. Si stima che in Germania risiedano 4,3 milioni di musulmani, un milione di curdi e 60.000 yazidi. Secondo un rapporto annuale del 2013 (pubblicato nel giugno 2014) della Bundesamt für Verfassungsschutz (BfV), l’agenzia di intelligence interna tedesca, la Germania è anche sede di 30 gruppi islamisti attivi e di 43.000 islamisti, tra cui 950 membri del gruppo terroristico libanese Hezbollah, 1300 membri dei Fratelli musulmani e 5500 salafiti. Il salafismo è un’ideologia radicalmente anti-occidentale che cerca apertamente di rimpiazzare la democrazia in Germania (e in altre parti dell’Occidente) con un governo islamico basato sulla Sharia, la legge islamica.

Anche sei i salafiti costituiscono solo una frazione dei musulmani presenti in Germania, le autorità sono sempre più preoccupate che molti di coloro che sono attratti dall’ideologia salafita siano dei musulmani molto giovani disposti a perpetrare atti terroristici in nome dell’Islam. Le autorità tedesche sono state criticate per la compiacenza apertamente mostrata per quanto concerne l’intensificarsi della diffusione del salafismo nel paese. Il 2 ottobre, ad esempio, l’emittente pubblica tedesca ARD ha rivelato che i funzionari teutonici da anni perseguono una politica segreta che incoraggia gli islamisti tedeschi a recarsi all’estero piuttosto che investire in sforzi di contro-radicalizzazione.

Secondo l’ARD, l’idea generale era che se i jihadisti tedeschi avessero voluto perpetrare atti terroristici, sarebbe stato meglio commetterli da qualche altra parte che non fosse la Germania. Ludwig Schierghofer, il capo del dipartimento antiterrorismo della polizia bavarese, ha raccontato ad ARD che l’obiettivo generale era “proteggere la nostra popolazione” esportando il problema. La motivazione di questa strategia consisteva nel “far uscire dal paese quelle persone che avrebbero potuto perpetrare attacchi terroristici”, egli ha chiosato. “Se qualcuno si era radicalizzato e voleva partire, allora la polizia avrebbe dovuto permettergli di andarsene o addirittura accelerare la sua partenza in vario modo”. Si stima che circa 450 musulmani siano andati in Siria e in Iraq e si pensa che almeno un centinaio di questi sia tornato in Germania.

Nel frattempo, un crescente numero di politici tedeschi sta ricevendo minacce di morte dai salafiti tedeschi. Uno di questi politici, Tobias Huch, del Partito liberal democratico (Fdp), è stato più volte minacciato di decapitazione come prezzo da pagare per aver condotto una campagna di raccolta fondi per rifornire di acqua e cibo i curdi nel nord dell’Iraq. “Non ho paura, ma sono diventato più cauto”, dice Huch, che ora è sotto la protezione della polizia. Egli spiega di aver modificato il suo trantran quotidiano per essere meno prevedibile. Inoltre, ha smesso di frequentare regolarmente ristoranti, pub e altri locali pubblici. Ismail Tipi, un esponente della Cdu, sta pagando il prezzo per aver criticato l’ascesa del salafismo in Germania. “Ricevo minacce quasi ogni giorno”, dice Tipi. “Le minacce di morte contro di me non hanno limiti. I salafiti vogliono decapitarmi, spararmi, dilapidarmi, uccidermi e desiderano eliminarmi in vari modi.” Secondo Wolfgang Bosbach, un funzionario della Cdu, i politici che ricevono minacce di morte non dovrebbero lasciarsi intimidire.

“In nessun caso, dovrebbero cedere e cambiare la loro posizione, altrimenti gli estremisti raggiungeranno i loro obiettivi.” Christian Lindner, il leader della Fdp, è d’accordo. “È inaccettabile per i liberali consentire agli estremisti religiosi di prendere un’ascia e brandirla contro i valori centrali della nostra Costituzione. Non cederemo alle minacce e alle intimidazioni, piuttosto chiederemo la reazione ferma dello Stato di diritto.” Invece, Claudia Roth, vice-presidente del Parlamento tedesco ed esponente dei Verdi, ritiene che la crescente radicalizzazione dei musulmani in Germania è indice di problemi in seno alla società tedesca. In un’intervista al quotidiano Die Welt, la Roth ha detto: “Gli scontri violenti tra gruppi curdi e islamisti scoppiati nelle città e nelle strade tedesche sono legati più ai problemi interni alla Germania che alla situazione nel nord della Siria e nell’Iraq.

“Come società dobbiamo chiederci: come può essere che chi vive in Germania ed è nato e cresciuto qui, appoggi un gruppo brutale, disumano e fondamentalista come l’Isis e attacchi i manifestanti pacifici con coltelli, bastoni e machete. Qui in Germania, lo Stato islamico minaccia di diventare un rifugio per giovani frustrati che non hanno prospettive per il futuro.” Mentre i politici discutono le cause e le possibili soluzioni al problema dell’Islam radicale, in tutta la Germania la polizia resta in allerta per nuove esplosioni di violenza.

(*) Gatestone Institute

Traduzione a cura di Angelita La Spada