Abbas, le stragi   e la responsabilità

Se i razzi di Hamas e gli attentatori suicidi hanno ucciso gli israeliani nel corso degli ultimi venticinque anni, la retorica dell’Autorità palestinese non è stata meno letale. In realtà, è questa retorica violenta che ha creato l’atmosfera invitante a lanciare attacchi terroristici contro Israele, come l’attentato che ha avuto luogo a Gerusalemme il 22 ottobre scorso. Chaya Zissel Braun, una neonata di tre mesi, è stata uccisa da un palestinese che con la sua auto ha travolto un gruppo di persone a una fermata del tram. Nove i feriti, tre in modo grave. Il palestinese autore dell’attentato è il ventenne Abdel Rahman al-Shalodi residente a Silwan, un quartiere di Gerusalemme Est.

Il giovane è stato colpito dagli spari [di una guardia civile, N.d.T.] ed è morto poco dopo il ricovero in ospedale. Abbas e l’Autorità palestinese (Ap) non possono sottrarsi alla responsabilità dell’uccisione della neonata. Per comprendere cosa spinge un giovane palestinese a perpetrare un attentato così letale, bisogna prendere in esame le dichiarazioni rilasciate dai leader dell’Autorità palestinese nel corso delle ultime settimane. È questo il genere di dichiarazioni che incoraggiano i giovani uomini come al-Shalodi a uscire di casa e uccidere i primi ebrei che incontrano per strada. Tali dichiarazioni si riferiscono a tre fatti legati al conflitto israelo-palestinese: l’operazione “Protective Edge” dell’estate scorsa, le visite individuali o di gruppo da parte degli ebrei al Monte del Tempio (detto anche Nobile Santuario) e gli ebrei che vanno ad abitare negli appartamenti del quartiere di Silwan. Durante il confronto militare di cinquanta giorni tra Hamas e Israele, di luglio e agosto, il presidente dell’Ap Mahmoud Abbas e i suoi alti funzionari della Cisgiordania hanno fatto diventare una pratica quotidiana la prassi di incitare il loro popolo contro Israele.

La campagna di incitamento anti-Israele ha raggiunto il suo apice con il discorso pronunciato da Abbas all’Assemblea generale delle Nazioni Unite il mese scorso, quando il presidente dell’Ap ha accusato Israele di condurre “una guerra del genocidio” nella Striscia di Gaza. Abbas non ha fatto alcun riferimento ai crimini commessi da Hamas contro gli israeliani e i palestinesi. Ora che la guerra nella Striscia di Gaza è finita, Abbas e l’Ap hanno spostato la loro attenzione sui recenti avvenimenti di Gerusalemme. Pochi giorni prima dell’attentato terroristico a Gerusalemme, Abbas ha denunciato a chiare lettere gli ebrei che si recano sul Monte del Tempio paragonandoli a “mandrie di bestiame”.

Il presidente dell’Ap ha detto agli attivisti di Fatah che lo hanno raggiunto nel suo ufficio di impegnarsi “in tutti i modi” per impedire ai “coloni” ebrei di accedere al Monte del Tempio e “dissacrare i luoghi santi”. Abbas ha aggiunto: “Dobbiamo impedire loro con tutti i mezzi di accedere al Nobile Santuario. Questa è la nostra al-Aqsa. Al-Aqsa è una linea rossa: Israele deve essere cosciente che i raid in corso e gli attacchi contro al-Aqsa causeranno un’esplosione vulcanica nella regione che raggiungerà Israele. Gerusalemme è la capitale eterna dello Stato di Palestina, e senza di essa, non ci sarà nessuno Stato”. Abbas e la sua Autorità palestinese stanno sfruttando le visite degli ebrei al Monte del Tempio per incitare i palestinesi contro Israele. Essi bollano erroneamente queste visite come “assalti” e “incursioni” ai luoghi santi da parte degli “estremisti” ebrei.

Quarantotto ore prima dell’attentato di Gerusalemme, Abbas ha intensificato i suoi attacchi retorici allo Stato ebraico annunciando che ogni palestinese che vende, affitta, fa mediatore nelle transazioni immobiliari con [cittadini dei] “paesi ostili” (Israele) sarà punito con l’ergastolo e i lavori forzati. L’annuncio di Abbas è arrivato a seguito della notizia secondo cui alcuni palestinesi avrebbero venduto le loro case a famiglie di [coloni] ebrei nel quartiere di Silwan – dove viveva al-Shalodi. Minacciando di punire i palestinesi per la vendita di immobili agli ebrei, Abbas ha inviato il messaggio che fare da mediatori nelle transazioni immobiliari è un reato orrendo che non dovrebbe passare inosservato. Sono questi i tre fatti importanti che sono stati utilizzati dalla leadership dell’Ap per incitare i palestinesi [contro Israele]. Naturalmente, c’è anche il tragico caso di Mohamed Abu Khdeir, un adolescente palestinese rapito e ucciso da alcuni estremisti ebrei.

L’Autorità palestinese ha anche approfittato di questo fatto raccapricciante per incitare i palestinesi contro Israele. E poi c’è un altro tragico episodio, che riguarda una bambina palestinese di cinque anni, Einas Khalil, che è stata investita e uccisa dall’auto di un colono ebreo in Cisgiordania il 19 ottobre scorso. L’Ap ha utilizzato anche questa tragedia nell’ambito della sua campagna contro lo Stato ebraico. Le parole dell’Autorità palestinese non sono rimaste inascoltate. In diversi quartieri di Gerusalemme Est si sta già assistendo a ciò che i palestinesi chiamano “una mini-Intifada”: gli scontri quotidiani tra i lanciatori di pietre e le forze di polizia. I palestinesi sostengono che l’uomo che ha lanciato la sua autovettura contro un gruppo di persone a una fermata del tram a Gerusalemme abbia agito per ritorsione contro i “crimini” israeliani.

Qualcuno dice che il giovane ha condotto l’attentato a causa della guerra di Gaza; altri asseriscono che l’episodio potrebbe essere collegato a quanto accade al Monte Tempio o al fatto che di recente le famiglie ebree si sono trasferite a vivere nel quartiere di al-Shalodi. Altri ancora ora ritengono che l’attentato di Gerusalemme sia stato commesso come ritorsione per l’incidente d’auto in cui era rimasta uccisa quattro giorni prima la bambina palestinese di cinque anni. A prescindere dalle sue motivazioni, è chiaro che l’uomo che ha condotto l’attentato più recente sia stato influenzato, in un modo o in un altro, dai messaggi inviati da Abbas e dalla leadership dell’Autorità palestinese alla loro popolazione. Se non si porrà fine alla dura e incendiaria retorica ci saranno nuovi attacchi terroristici.

Tratto da Gatestone Institute

Traduzione a cura di Angelita La Spada