La guerra in Libia di Giorgio Napolitano

martedì 23 dicembre 2014


“Siamo un Paese ormai in bancarotta” è il comunicato emesso dalla Banca centrale libica a tre anni dalla caduta del regime di Gheddafi. La Libia, Paese produttore di petrolio e membro dell’Opec, “ormai è uno Stato in bancarotta”.

La Banca libica ha emesso queste poche parole in concomitanza della sospensione del dialogo promosso dalle Nazioni Unite a causa della guerra tra le varie fazioni del Paese. La Mauritania, il Mali, il Niger, il Ciad e il Burkina Faso hanno nel frattempo chiesto al Consiglio di sicurezza dell’Onu l’invio di una forza internazionale di intervento in Libia in preda al caos. In Libia è allo stato in corso un violento scontro armato tra le milizie islamiche, che controllano la capitale Tripoli e parte della Cirenaica, e le forze del generale Haftar, laico sostenuto dall’Egitto. La Libia è un importante fornitore di petrolio e gas dell’Italia, gli islamisti con la guerra hanno costretto tuttavia a sospendere gran parte della produzione del petrolio.

E’ bene tenere a mente chi si deve ringraziare di questa guerra a meno di due ore dall’Italia. E degli sbarchi degli africani tutti, con grandi affari per Mafia Capitale e compagni di sinistra. Il disastro in Libia è lo spaventoso errore fatto con totale miopia da Giorgio Napolitano, Nicholas Sarkozy e Hillary Clinton che, aizzando per un cambio di regime non governato, hanno trasformato uno dei Paesi più floridi e stabili dell’Africa in un cumulo di macerie. Giorgio Napolitano ha infatti spinto l’Italia ad aderire alla coalizione che avrebbe dovuto applicare la risoluzione Onu, esortando nei fatti ad abbattere il regime libico sotto il grido “non lasciamo calpestare il Risorgimento arabo”. Diversamente l’allora presidente del Consiglio Berlusconi, amico di Gheddafi e delle sue amazzoni, si era opposto all’intervento militare per gli importanti accordi economici esistenti allora tra i nostri Paesi, oltre che per l’impegno della Libia nel controllo dell’immigrazione clandestina verso l’Italia, con diminuzione degli sbarchi del novanta per cento.

Il vuoto di potere è pericoloso, innanzitutto per il mantenimento e la stabilità dei rapporti economici internazionali, e Napolitano, capo del consiglio superiore della magistratura, ha fatto premere sulle inchieste giudiziarie contro il premier italiano con totale perdita di credibilità, e ha di fatto esautorato del potere chi legittimamente, cioè votato ed eletto dagli italiani, lo deteneva, decidendo in sua vece. In seguito facendolo ancora più alla grande, avendo abolito del tutto voto ed elezioni italiani e rifilandoci Monti, Letta e Renzi non eletti. Napolitano ha in sostanza tramato al fine di imporre l’entrata dell’Italia nel conflitto libico, e miope anche riguardo alla gestione del post guerra, ha impedito un eventuale, possibile asse neutrale con altri Paesi non partecipanti all’attacco scellerato. Adesso Napolitano è in fuga dalla presidenza italiana, e lascia macerie dappertutto; l’Italia infatti a pezzi all’interno, sta a guardare fuori la disintegrazione della Libia e la trasformazione della guerra civile in un conflitto regionale con il coinvolgimento attivo di Egitto ed Emirati arabi, e il fondato rischio dell’allargamento di questo alla Tunisia e all’espandersi dell’islamismo.
Oggi l’integralismo sta dilagando in Libia e i jihadisti sono anche già da noi.

Anche Nicolas Sarkozy, ex premier francese, ha voluto l’abbattimento del regime di Gheddafi e ha guidato parte dell’occidente che l’ha nefandemente seguito al riconoscimento di un governo libico degli insorti, imponendo bombardamenti contro l’esercito di Gheddafi che ha fatto sì che la Nato sia entrata in una guerra civile al fianco di uno dei contendenti in completa violazione del principio di diritto della non ingerenza negli affari interni di uno Stato sovrano. Sarkozy è andato a Tripoli accompagnato dal sinistrorso nullafacente filosofo Bernard Henry Levy a incentivare, tolto di mezzo Gheddafi, accordi economici per i francesi nelllo sfruttamento delle risorse energetiche, a svantaggio e in danno degli altri Paesi europei, come l’Italia.La guerra francese contro la Libia ha avuto l’appoggio dell’amministrazione Obama con Hillary Clinton che, in nome di malintesi “diritti umani”, violati in Libia più dai ribelli che dai lealisti di Gheddafi, ha istituito e dato applicazione a un nuovo principio mai conosciuto né visto che prevede la guerra umanitaria preventiva. In base cioè a una vera e propria follia si è di fatto applicato un obbrobrio giuridico, inesistente in qualsivoglia diritto internazionale o sovranazionale, che ha previsto si intervenga nei Paesi, non per i crimini effettivamente commessi da un regime, ma per quelli ipotetici ed eventuali che potrebbe essere commessi. Chi risponde oggi del disastro umano, economico, istituzionale e sociale?


di Francesca Romana Fantetti